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La recensione di Anturm, il basato su una storia vera.

Anturm: la recensione del mockumentary horror

Antrum è il film horror che ci fa assaporare di nuovo la tecnica del mockumentary con atmosfere inquietanti ed ansiogene

Antrum è il film di ci si è chiesti: “ma è vero quello che sto guardando?”. Beh, forse non tutti sanno che l’idea del film horror uscito nel 2018 e diretto da David Amito e Michael Laicini è un mockumentary, ovvero un falso documentario. Tuttavia i registi hanno giocato benissimo le loro carte mettendo ansia fin dal primo momento. Cosa dobbiamo scoprire di Anturm? Qual è la vera svolta di questo film? Vediamolo insieme!

Antrum – La trama

Come suddetto, dalle prime schermate, i registi di Anturm sono stati molto bravi a far entrare lo spettatore in uno stato misto di ansia e paura, dichiarando la possibilità di morte per ogni persona che vede film, un ottimo benvenuto, vero? Proseguiamo con la storia di questo film maledetto. Antrum sarebbe in verità un film del 1979 rifiutato ad ogni festival cinematografico, tempo dopo ogni direttore dei vari festival muore per ragioni sconosciute.

Successivamente, nel 1988, la pellicola riappare a Budapest, scatenando un incendio durante la visione. Infine, siamo nel 1993 quando viene proiettato in un cinema californiano. In quell’occasione era stata messa dell’LSD nei pop corn e durante la visione scoppia una rivolta che porta alla morte di una donna incinta. Da quel momento Antrum viene fatto sparire e tutte le copie sono ritirate definitivamente. Se non fosse che un’altra, ultima e nascosta copia viene fuori nel 2018 e qui inizia il nostro film.

Sulla base dei fatti accaduti precedentemente, i registi mantengono la loro premessa: il film te lo mostriamo, a patto che sei consapevole di poter morire. Ecco che allo stesso tempo il pubblico è eccitato e impaurito, un vero tocco di classe.

Antrum prosegue poi con la visione del vero film, incentrato sulla storia di due fratelli Oralee e Nathan e delle loro inquietanti (a dir poco) notti in un bosco che sarebbe stato definito il luogo in cui Satana è caduto quando è stato cacciato dal Paradiso.

Una scena del film Antrum.

Abyssum abyssus invocat

Una delle frasi iniziali del film è proprio Abyssum abyssus invocat, ovvero “l’abisso invoca l’abisso” ed è questo il centro di Antrum, un discesa nel terrore e nella follia pure che invoca anche scenari danteschi, come nella sequenza in cui uno dei fratelli si sveglia e vede una barca con un uomo (simbolo di Caronte) che traghetta il corpo nudo di una donna verso quello che è l’inferno terreno. I protagonisti vedranno le diverse esplicazioni del male, dal suicidio al cannibalismo.

Entreranno in un vortice senza uscita, per quale ragione? Non si sa se il loro peccato è riconducibile all’eutanasia fatta al cane Maxine e al preannuncio diabolico della mamma la quale afferma che il cane sta all’inferno e non in paradiso. Il film poi pare offrire una qualche forma di redenzione quando i fratelli salvano un cane da una trappola per orsi, ma dopo un “The end” quasi speranzoso, ritorna il male e le visioni demoniache, fino al vero epilogo: uno sparo.

Da un punto di vista tecnico, David Amito e Michael Laicini sono bravi ad regolare l’ansia anche di giorno, nei mockumentary grandi del cinema come The blair witch project, i protagonisti vivevano momenti ansiogeni in piena notte, mentre in Antrum l’orrore si svolge durante tutte le ore del giorno, quasi senza distinzione. Scavalcamenti di campo e inquadrature che lasciano fuori campo qualcosa che lo spettatore ha sete di vedere, disorientano il pubblico facendolo entrare ancor di più nello stato di angoscia vissuto dagli stessi protagonisti.

Per quanto riguarda la mera scelta stilistica, ossia quella di basare un film su un falso documentario, c’è da dire che è un’arma a doppio taglio che a noi, però, è piaciuta parecchio. Se da un lato infatti si potrebbe contribuire a proiettare lo spettatore nel mood del film con una premessa molto poco raccomandabile, dall’altro lato questa spinta potente, quasi esagerata, verso la “storia vera” potrebbe rendere il pubblico diffidente ed irritato nei confronti di un lavoro non poco pretenzioso. Tuttavia, per essere all’esordio registico, David Amito affiancato da Laicini, ha fatto un gran bel lavoro!

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Antrum va guardato con il dovuto distacco emotivo, data la paura che porta fin dalla prima schermata. Un film valido per la sua costruzione, ma soprattutto per la sua idea iniziale che riporta in auge il mockumentary, un genere che nell’horror ha sempre avuto un certo effetto.

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