Ray vive isolato nel bosco perché ha scelto di allontanarsi dalla propria famiglia dopo essere stato segnato da due traumi profondi: gli abusi subiti durante l’infanzia e ciò che accadde mentre prestava servizio nell’esercito britannico durante i Troubles in Irlanda del Nord. In Anemone, il suo isolamento non è semplice misantropia, ma una forma di autoesilio alimentata da colpa, vergogna e incapacità di tornare alla vita di prima.
Il film di Ronan Day-Lewis lascia emergere questa spiegazione lentamente, evitando di raccontare subito tutto ciò che è successo a Ray. È proprio questo a rendere il personaggio interpretato da Daniel Day-Lewis così difficile da decifrare nelle prime scene.
Perché Ray vive da solo nel bosco in Anemone?
Ray si è ritirato volontariamente dalla società e vive da circa vent’anni in una zona isolata del nord dell’Inghilterra.
La sua vita è ridotta all’essenziale: caccia, pesca, raccoglie ciò che gli serve e mantiene pochissimi contatti con il mondo esterno.
Quando suo fratello Jem, interpretato da Sean Bean, arriva alla sua capanna, appare subito evidente che quell’isolamento non è temporaneo.
Ray ha scelto di sparire.
Ha lasciato dietro di sé Nessa, che all’epoca era incinta, e non ha mai costruito un rapporto con suo figlio Brian.
La domanda centrale del film diventa quindi inevitabile:
che cosa può spingere un uomo ad abbandonare completamente la propria famiglia per vent’anni?
La risposta arriva attraverso il passato militare di Ray.
Cosa è successo a Ray in Irlanda del Nord?

Ray e Jem hanno entrambi servito nell’esercito britannico durante i Troubles, il lungo conflitto politico e settario che ha attraversato l’Irlanda del Nord.
Durante una missione, Ray partecipa a un’operazione di sorveglianza contro un sospetto artificiere.
Qualcosa però va storto.
Un ordigno esplode e uccide l’uomo che la squadra stava controllando.
Nel luogo dell’esplosione Ray trova anche il giovane nipote dell’artificiere, gravemente ferito.
Il ragazzo è ancora vivo ma si trova in condizioni disperate e implora Ray di porre fine alla sua sofferenza.
Ray gli spara.
È il momento che cambia completamente la sua vita.
Ray è un criminale di guerra?
Dopo l’incidente viene aperta un’indagine interna.
Ray finisce per essere considerato responsabile dell’uccisione del ragazzo e viene associato all’etichetta di criminale di guerra.
Il film però non costruisce quella scena per dare allo spettatore una risposta semplice sul fatto che Ray abbia agito bene o male.
Dal suo punto di vista, stava ponendo fine alla sofferenza di una persona ferita in modo irreversibile.
Ma proprio quell’azione lo perseguita.
La condanna morale, l’indagine e il ricordo di ciò che ha visto diventano una parte fondamentale del trauma che si porta dietro.
Quando torna a casa, Ray non è più la stessa persona descritta da Nessa.
E poco dopo scompare dalla vita della famiglia.
Perché Ray abbandona Nessa?
Ray lascia Nessa mentre è incinta di Brian.
Non lo fa perché non provi più nulla per lei.
Il film suggerisce piuttosto che Ray si consideri ormai incapace di essere compagno e padre.
La guerra gli ha lasciato addosso una quantità di colpa che non riesce a elaborare.
Invece di affrontarla, sceglie la fuga.
La cosa più significativa è che Ray non dimentica la famiglia.
Conserva infatti le lettere che Nessa continua a inviargli e anche un piccolo dipinto realizzato da Brian.
Questo dettaglio dimostra che il distacco non equivale all’indifferenza.
Ray continua a pensare a loro.
Semplicemente non riesce a tornare.
Perché Ray non ha mai conosciuto suo figlio Brian?
Brian cresce senza il proprio padre biologico.
È Jem a sposare Nessa e a crescerlo come figlio.
Ray rimane completamente assente.
Questa scelta crea uno degli elementi più dolorosi di Anemone: Brian eredita le conseguenze del trauma di un uomo che non ha mai conosciuto.
Quando il ragazzo manifesta a sua volta comportamenti violenti durante il servizio militare, Jem capisce che non è più possibile ignorare Ray.
Per questo decide di cercare suo fratello dopo vent’anni.
Non vuole soltanto riportarlo a casa.
Vuole che Ray affronti ciò da cui è scappato per tutta la vita.
Cosa è successo a Ray da bambino?

Il trauma militare non è l’unico motivo del suo comportamento.
Il film rivela che Ray e Jem hanno avuto un’infanzia segnata dalla violenza negli istituti nei quali sono cresciuti.
Ray racconta inoltre di essere stato vittima di abusi da parte di un religioso.
È una delle confessioni più estreme del film e serve a mostrare che la violenza non entra nella sua vita con l’esercito.
Era già presente molto prima.
La storia di Ray diventa quindi un accumulo di traumi:
- l’infanzia negli istituti;
- gli abusi;
- il servizio militare;
- ciò che accade in Irlanda del Nord;
- l’indagine successiva;
- l’abbandono della propria famiglia.
L’isolamento nel bosco è il punto finale di questo percorso.
Perché Ray e Jem hanno reagito in modo così diverso?

È uno degli aspetti più interessanti del rapporto tra i due fratelli.
Hanno vissuto esperienze simili.
Eppure hanno scelto strade opposte.
Jem cerca stabilità attraverso famiglia e religione.
Ray respinge entrambe.
Jem torna a casa, costruisce una vita con Nessa e cresce Brian.
Ray scompare.
Il film utilizza i due fratelli per mostrare che persone cresciute nello stesso ambiente possono sviluppare strategie completamente differenti per convivere con il trauma.
Jem cerca un ordine.
Ray cerca il silenzio.
Perché Ray odia la religione?
Il rapporto di Ray con la fede è strettamente collegato agli abusi subiti durante l’infanzia.
Per questo la religiosità di Jem diventa anche motivo di tensione tra i due.
Quando Jem prega prima di mangiare, Ray non partecipa.
Non è semplicemente un contrasto ideologico.
Per Ray, l’istituzione religiosa è legata direttamente a una delle esperienze più traumatiche della propria vita.
Questo aiuta anche a spiegare perché reagisca in modo tanto aggressivo davanti al tentativo del fratello di trovare significato attraverso la fede.
Perché Ray conserva le lettere di Nessa?
È forse il dettaglio che dimostra meglio che Ray non ha mai reciso completamente il legame con la famiglia.
Jem scopre che ha conservato tutte le lettere ricevute da Nessa.
Tra quegli oggetti c’è anche qualcosa realizzato da Brian.
Ray quindi non ha cancellato il proprio passato.
Ha continuato a portarlo con sé.
Il suo problema non è dimenticare.
È riuscire a perdonarsi abbastanza da tornare.
Perché Brian è così arrabbiato con Ray?

Dal punto di vista di Brian, la spiegazione è molto più semplice.
Suo padre lo ha abbandonato prima ancora che nascesse.
Non lo ha mai cercato.
Non è mai stato presente.
Per questo le spiegazioni di Nessa sul passato di Ray non bastano immediatamente a cambiare il modo in cui Brian lo considera.
Il film crea così un conflitto generazionale molto preciso.
Ray pensa di essersi allontanato per proteggere gli altri dalla persona che era diventato.
Brian vive la stessa decisione come puro abbandono.
Entrambe le prospettive possono essere vere contemporaneamente.
Perché Brian ripete la violenza di Ray?
Brian viene mandato a casa dall’esercito dopo aver aggredito brutalmente un altro soldato.
È proprio questo evento a mettere in moto il ritorno di Ray.
Il parallelismo è evidente.
Ray ha trascorso la propria vita cercando di fuggire dalla violenza.
Ora suo figlio sembra entrare nello stesso ciclo.
Jem capisce che Brian ha bisogno di conoscere il proprio padre non perché Ray possieda magicamente una soluzione, ma perché entrambi stanno affrontando qualcosa di simile.
La violenza diventa quindi una sorta di eredità familiare.
Non necessariamente biologica.
Ma emotiva.
Perché Ray torna alla fine?
Dopo vent’anni, Ray decide finalmente di lasciare il bosco.
Non perché il suo trauma sia improvvisamente risolto.
Il film non offre una trasformazione così semplice.
Ray torna perché comprende che continuare a nascondersi significa lasciare che ciò che gli è successo continui a controllare anche la vita di Brian.
Alla fine arriva davanti alla casa di Nessa.
Vede lei e suo figlio.
E cammina verso di loro.
Il film si ferma prima di mostrarci una riconciliazione completa.
Ed è probabilmente la scelta più coerente.
Vent’anni di assenza non possono essere cancellati con una conversazione.
Il passo importante è semplicemente che Ray abbia finalmente scelto di presentarsi.
Cosa significa il finale di Anemone?
Il finale non dice che Ray sia guarito.
Dice qualcosa di più piccolo e, proprio per questo, più credibile.
Ha smesso di fuggire.
Per quasi tutto il film Ray vive convinto che isolamento e distanza possano impedire al suo passato di fare altro male.
Ma Brian dimostra il contrario.
Il trauma non è rimasto chiuso nella capanna.
Ha continuato a influenzare la famiglia anche attraverso l’assenza di Ray.
Tornare a casa significa quindi accettare finalmente che la soluzione non può essere semplicemente sparire.
Perché il film si chiama Anemone?
Il titolo rimanda al fiore che compare nel paesaggio in cui Ray vive.
L’anemone è una presenza fragile dentro un ambiente duro e selvaggio.
Il film non trasforma il simbolo in una spiegazione didascalica, ma il contrasto è evidente.
Ray ha costruito intorno a sé una vita apparentemente durissima.
Eppure continua a conservare lettere, ricordi e legami che dimostrano quanto quella durezza sia soprattutto una forma di protezione.
L’anemone diventa quindi coerente con un film costruito attorno alla possibilità che qualcosa continui a sopravvivere anche dopo anni di isolamento.
Anemone è una storia vera?
No.
Ray, Jem, Nessa e Brian sono personaggi di finzione.
Anemone è stato scritto da Daniel Day-Lewis e Ronan Day-Lewis, con Ronan alla regia.
Il fatto che padre e figlio abbiano scritto insieme una storia concentrata su rapporti tra padri, figli e fratelli ha naturalmente generato molte letture autobiografiche.
Ma Daniel Day-Lewis ha spiegato che durante la lavorazione non stavano cercando consapevolmente di analizzare il proprio rapporto personale.
Il progetto nasce invece dall’interesse condiviso per quei temi e dalla collaborazione artistica tra i due.
Il passato militare di Ray è inventato?
Ray è un personaggio inventato, ma il contesto storico scelto dal film è reale.
I Troubles in Irlanda del Nord costituiscono il retroterra della sua esperienza militare.
Secondo quanto raccontato dagli autori, durante lo sviluppo della sceneggiatura era stata inizialmente considerata anche la guerra delle Falkland come possibile passato militare del personaggio.
La scelta si spostò poi sull’Irlanda del Nord, che offriva un contesto più adatto alla storia che padre e figlio volevano raccontare.
La spiegazione del comportamento di Ray
Alla fine, Ray non vive nel bosco perché odia semplicemente le persone.
E non abbandona la famiglia perché non gli importa di loro.
Ray si è convinto che sparire sia l’unico modo per impedire alla propria violenza e alla propria colpa di contaminare chi gli sta vicino.
Il problema è che quella scelta produce una nuova ferita.
Brian cresce senza padre.
Nessa rimane con domande senza risposta.
Jem deve occupare il posto lasciato vuoto dal fratello.
E Ray continua a vivere dentro lo stesso passato dal quale aveva cercato di scappare.
Per questo il gesto conclusivo è così importante.
Dopo vent’anni trascorsi nel bosco, Ray non ha ancora risolto tutto.
Ma finalmente torna verso casa.
Su iCrewPlay Cinema avevamo già segnalato Anemone tra le uscite cinematografiche della settimana e durante la nostra copertura del Festival del Cinema di Roma 2025.
Per approfondire il contesto creativo del film è particolarmente utile anche l’intervista di Rolling Stone a Daniel e Ronan Day-Lewis.