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Ad Africo, una Riace degli anni ‘50

Mimmo Calopresti sta per iniziare a girare un film ambientato in Calabria, ispirato al romanzo di Pietro Ciriaco In Aspromonte. Protagonisti Marcello Fonte, Valeria Bruni Tedeschi e Fabrizio Gifuni.

Mimmo Calopresti inizierà a girare il 22 ottobre il suo nuovo film:

C’è la battaglia di un popolo, quello di questo borgo lontano dal mare e da tutto, che vuole una strada e una scuola per aprirsi, contaminarsi, accrescersi. È ispirata al romanzo In Aspromonte scritto da Pietro Ciriaco, ma più la leggo più mi sembra che racconti qualcosa che vale anche oggi. Mentre cerco i luoghi per le riprese e visito borghi abbandonati come Ferro Lucano, penso all’esperienza incredibile di Riace, che al di là dell’inchiesta su Mimmo Lucano, è secondo me e non solo per me, un patrimonio per l’umanità: un posto che riesce a rigenerarsi a riprendere vita grazie alla presenza dei migranti. In questi giorni qui tra le montagne in tanti mi hanno detto che ne avrebbero bisogno, fosse anche per aprire una scuola visto che non ci sono abbastanza bambini”.

Dunque Calopresti guarda al passato per ricondurci al presente, come spesso accade. Il più delle volte la storia ci viene in soccorso per cercare di non ripetere gli errori, anche se basta guardarsi intorno per vedere che spesso non basta. Per una volta si guarda a una storia edificante per cercare di ripetere quanto di buono è stato fatto. Gli esempi virtuosi non mancano e, guarda caso, nascono tutti al sud del nostro paese, forse perché quando non si ha scelta o si imbocca la strada del crimine o la strada diametralmente opposta, non è consentito galleggiare nell’indifferenza come sempre più spesso accade in zone più fortunate dal punto di vista economico e sociale.

Più o meno è quanto dice Calopresti, commentando la sua scelta di ambientare il film negli anni ’50: “Cercare i nostri padri, le origini, non è nostalgia ma ripensare a dove ora stiamo andando, dimenticando spesso quello che siamo stati, ossia poveri, in cerca di migliorare altrove le nostre condizioni di vita. Dove stiamo andando? E’ una domanda che tutte le generazioni si sono fatte e che anche oggi cerca prepotentemente risposte per dare un senso alla nostra epoca”.

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