David Bowie disse no a Christopher Nolan prima di diventare Nikola Tesla in The Prestige. Il regista non cercò subito un’alternativa: fece qualcosa che, per sua stessa ammissione, non aveva mai fatto prima, tornò alla carica con un attore che aveva già rifiutato il ruolo. Il risultato è uno dei casting più particolari del cinema di Nolan.
A vent’anni dall’uscita del film, il retroscena resta perfetto per capire perché la breve apparizione di Bowie pesi così tanto nella storia. Tesla non è il protagonista, ma deve entrare in scena come un uomo capace di rendere credibile l’impossibile. Nolan arrivò alla conclusione che serviva qualcuno con un’aura diversa da quella di una normale star cinematografica.
Perché Nolan voleva proprio David Bowie come Tesla
In un’intervista dell’epoca, Nolan spiegò che Nikola Tesla era una figura piccola in termini di minutaggio ma enorme per il funzionamento del film. Lo spettatore doveva credere immediatamente che quell’uomo potesse essere un inventore quasi magico, qualcuno capace di spostare la storia dal trucco da palcoscenico a qualcosa di molto più inquietante.
È qui che Bowie diventò la scelta ideale. Nolan vedeva in Tesla una personalità quasi fuori dal tempo e collegò quella qualità all’immagine pubblica di Bowie, artista capace di costruire identità diverse e di sembrare sempre leggermente avanti rispetto al proprio presente. In una successiva conversazione pubblica con BAFTA, il regista ricordò che fu la prima volta in cui tornò da un attore dopo un rifiuto.
Non era quindi un semplice casting prestigioso. Nolan aveva bisogno che la presenza di Tesla producesse un effetto immediato e quasi inspiegabile, lo stesso tipo di sensazione che il film associa alla grande magia. Per questo il regista non considerò il primo no come una risposta definitiva.
Bowie rifiutò, Nolan insistette
La storia raccontata dallo stesso Nolan è molto concreta: l’agente di Bowie respinse inizialmente la proposta. Il regista continuò però a insistere e arrivò a volare a New York per spiegargli personalmente perché lo considerasse insostituibile nel ruolo.
È un dettaglio che rende il retroscena ancora più curioso, perché Nolan è noto per costruire cast molto precisi ma non per inseguire a tutti i costi un interprete. In questo caso fece un’eccezione. Bowie accettò e si unì a Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson e Andy Serkis.
Il legame tra Tesla e L’uomo che cadde sulla Terra
Nolan trovò la chiave del personaggio pensando a Tesla come a una sorta di uomo arrivato da un altro mondo. Il collegamento con Bowie diventava allora quasi inevitabile: nel 1976 il cantante aveva interpretato Thomas Jerome Newton in L’uomo che cadde sulla Terra, uno dei ruoli cinematografici che più hanno alimentato la sua immagine aliena e sfuggente.
Lo stesso percorso cinematografico di Bowie aiuta a capire perché il casting funzionò. Nel nostro approfondimento David Bowie, dalla musica al cinema abbiamo ripercorso i ruoli con cui l’artista ha trasformato la propria presenza scenica in qualcosa di diverso dalla semplice apparizione di una rockstar.
In The Prestige questo meccanismo è particolarmente efficace perché Bowie non interpreta se stesso e non viene usato come strizzata d’occhio musicale. La sua fama lavora sotto la superficie: porta con sé un’aura già esistente, ma il film la trasforma nell’enigma di Tesla.
Perché il casting di Bowie cambia The Prestige
La rivalità tra Robert Angier e Alfred Borden nasce da trucchi che richiedono disciplina, sacrificio e inganno. Quando entra Tesla, però, la domanda cambia: e se il trucco smettesse di essere un trucco? Bowie serve esattamente a rendere credibile quella soglia.
Il retroscena mostra anche quanto Nolan attribuisca importanza alla percezione dello spettatore. Una logica simile emerge in altre storie legate alla sua carriera, come il ruolo che ebbe insieme a Emma Thomas nel destino distributivo di Donnie Darko: dietro un film possono esserci decisioni apparentemente laterali che finiscono per cambiarne la storia.
Nel caso di The Prestige, una di quelle decisioni fu non accettare il primo rifiuto di Bowie. Se Nolan avesse scelto immediatamente un altro interprete, Tesla avrebbe forse funzionato comunque nella trama. Ma avrebbe perso quella qualità precisa che il regista cercava: la sensazione che davanti ad Angier non ci fosse soltanto uno scienziato, ma qualcuno capace di stare a metà strada tra realtà, leggenda e magia.
Il sito ufficiale di David Bowie conserva ancora l’annuncio del 2005 in cui veniva confermata la partecipazione al film, mentre BAFTA ha raccolto il ricordo di Nolan sul lavoro con lui. Due testimonianze che, vent’anni dopo, spiegano perché quei pochi minuti sullo schermo restino tra i momenti più riconoscibili di The Prestige.
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