Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Cinema
Cinema · Recensioni

Resident Evil 2026, recensione: Zach Cregger cambia tutto e funziona

Austin Abrams è un eroe impreparato in un survival horror feroce, ironico e sorprendentemente fedele allo spirito dei videogiochi.

7 min di lettura
Resident evil - locandina del film
8,0/10
La recensione

Resident Evil

Trama e ritmo7,0
7/10
Regia8,0
8/10
Interpretazioni8,0
8/10
Atmosfera e comparto tecnico9,0
9/10

Cosa funziona

  • Bryan è un protagonista vulnerabile, credibile e diverso dai soliti eroi d'azione
  • La struttura traduce bene le meccaniche del survival horror in linguaggio cinematografico
  • Tensione, gore e umorismo nero trovano quasi sempre il giusto equilibrio
  • Creature e atmosfera richiamano i videogiochi senza vivere soltanto di nostalgia

Cosa convince meno

  • I personaggi secondari restano meno sviluppati di Bryan
  • Alcuni passaggi espositivi rallentano la seconda parte
  • L'umorismo frequente può dividere chi cerca un horror più cupo e continuo
  • Alcune svolte finali corrono più del necessario

Un reboot energico e personale che funziona soprattutto grazie a Bryan, protagonista impreparato e umano. Zach Cregger porta sullo schermo il ritmo e la vulnerabilità del survival horror, con qualche passaggio più debole nella seconda parte ma una direzione finalmente riconoscibile.

Il voto dei lettori

Sii il primo a lasciare una valutazione.

Lascia la tua recensione

Resident Evil di Zach Cregger funziona perché smette di inseguire Leon, Jill e Alice e mette al centro qualcuno che, davanti all’apocalisse, reagisce più o meno come reagiremmo noi. Bryan non è addestrato, non entra in scena sapendo già come usare ogni arma e non ha la freddezza dell’eroe d’azione. Sbaglia, si spaventa, improvvisa. Ed è proprio questa scelta a rendere il nuovo film una delle versioni cinematografiche più divertenti e riconoscibili del survival horror Capcom.

Il risultato è un film rapido, cattivo, ironico e pieno di mostri, capace di prendere le meccaniche tipiche di Resident Evil e trasformarle in cinema senza limitarsi a copiare una trama dei videogiochi. Non tutto ha lo stesso peso e nella seconda parte qualche passaggio corre più del necessario, ma il cambio di direzione è la decisione più intelligente che Cregger potesse prendere.

Resident Evil recensione: in breve

  • Voto: 8/10
  • Punto di forza: Bryan, un protagonista impreparato e credibile.
  • Funziona soprattutto per: ritmo, creature, umorismo nero e struttura da survival horror.
  • Può dividere: chi cerca Leon, Jill, Claire o una trasposizione fedele di un singolo gioco.
  • Spoiler: questa recensione evita il finale e le rivelazioni principali.

Il film è arrivato nei cinema italiani il 17 settembre 2026. Zach Cregger, regista di Barbarian e Weapons, firma la regia e la sceneggiatura insieme a Shay Hatten. Austin Abrams interpreta Bryan, un corriere medico che accetta una consegna diretta verso Raccoon City proprio mentre la notte comincia a trasformarsi in un incubo.

Pubblicità

Il colpo di genio è Bryan, non un nuovo Leon

Resident evil - locandina del film

Il film avrebbe potuto imboccare la strada più ovvia: prendere un personaggio già pronto all’azione, dargli una pistola, riempire Raccoon City di infetti e costruire un’altra corsa a ostacoli. Cregger sceglie invece Bryan, una persona normalissima che più normale non si poteva trovare.

Bryan è uno che può sparare prima, provare a ricaricare e ricordarsi della sicura solo dopo. Non perché sia scritto come uno stupido, ma perché non è un agente speciale. È un fattorino che si ritrova nel mezzo di un’apocalisse senza averla scelta e reagisce in modo spesso assurdo, ma sorprendentemente umano.

Austin abrams nel nuovo resident evil di zach cregger

È il dettaglio che cambia la prospettiva. Quando davanti a lui compare un luogo buio dal quale arrivano rumori poco rassicuranti, Bryan non sembra il personaggio che entra perché il copione gli ha assegnato il ruolo dell’eroe. Sembra quello che vorrebbe girarsi e andarsene. Poi, naturalmente, il film trova sempre un modo per obbligarlo a proseguire.

Cregger aveva anticipato questa idea nel Q&A ufficiale pubblicato da PlayStation, definendo Bryan una sorta di avatar del giocatore medio catapultato dentro Resident Evil. Avevamo già approfondito questa scelta nel nostro articolo su perché il reboot punta su un eroe fragile invece che su un combattente esperto. Visto il film, quella scelta non appare più soltanto curiosa: è la base su cui regge quasi tutto.

Un survival horror che sembra giocabile

Resident Evil non adatta scena per scena Resident Evil 2, Resident Evil 4 o un altro capitolo preciso. Fa qualcosa di più interessante: prende il modo in cui si gioca a Resident Evil e prova a trasformarlo in ritmo cinematografico.

Bryan parte quasi senza strumenti, raccoglie ciò che trova, impara a usare le armi mentre il pericolo aumenta, supera passaggi che sembrano piccoli livelli e si muove in spazi costruiti attorno alla sopravvivenza. C’è la sensazione continua di avere poche risorse, di non sapere cosa ci sia dietro la porta successiva e di dover scegliere rapidamente come uscire da una situazione che peggiora a ogni minuto.

Per questo il film riesce a essere fedele a Resident Evil pur raccontando una storia nuova. La fedeltà non è soltanto nell’iconografia o nei nomi riconoscibili. È nella progressione. È nel passaggio da vittima a sopravvissuto. È nel modo in cui un oggetto trovato al momento giusto sembra avere lo stesso peso che avrebbe in una partita.

Chi vuole capire quanto il nuovo film prenda dal secondo capitolo può leggere il nostro approfondimento su Resident Evil 2026 e il rapporto con Resident Evil 2. La distinzione resta importante: questo non è il film di Leon Kennedy, ma una storia che usa Raccoon City come un grande terreno di sopravvivenza.

Horror e comicità funzionano perché nascono dalla stessa paura

Resident evil - fotogramma del film

Il tono può sorprendere. Resident Evil è violento, sporco e pieno di creature, ma non rinuncia a far ridere. Il rischio era trasformare ogni momento di tensione in una gag. Cregger evita quasi sempre questo errore perché l’umorismo nasce dalla situazione e soprattutto dal modo in cui Bryan la vive.

Ridiamo perché Bryan è fuori posto. Ridiamo perché prova a risolvere problemi da videogioco con la logica di una persona che non ha mai dovuto aprire un inventario in mezzo a un’epidemia. Ridiamo perché spesso la sua reazione istintiva arriva un secondo prima della decisione corretta. Quando il film accelera, quella goffaggine diventa una forma di tensione.

Creatura mutata nel resident evil 2026 di zach cregger

Le creature aiutano. Cregger non tratta l’universo di Resident Evil come una semplice invasione di zombie. Il film abbraccia il gusto della saga per le mutazioni, per i corpi deformati e per le minacce che diventano sempre meno leggibili. Alcune idee sembrano pescare da più capitoli della serie senza trasformarsi in citazioni messe lì solo per farsi riconoscere. Sul sito abbiamo analizzato anche i possibili richiami alle Las Plagas e alle creature di altri giochi.

Austin Abrams regge il film sulle spalle

Resident evil - fotogramma del film

La scelta di Austin Abrams è decisiva. Bryan deve essere impaurito senza diventare passivo, buffo senza trasformarsi in una macchietta, ingenuo senza sembrare scritto male. Abrams trova un equilibrio che permette al film di continuare a spingere sull’assurdo senza perdere il contatto con il personaggio.

Il pubblico sa più di lui su ciò che significa entrare a Raccoon City. Sa che una porta chiusa non è mai soltanto una porta chiusa, che un corridoio vuoto non resterà vuoto e che un laboratorio della Umbrella non porta buone notizie. Bryan invece impara tutto mentre succede. Questa distanza tra ciò che noi ci aspettiamo e ciò che lui ancora ignora crea parte del divertimento.

Il resto del cast, che comprende Zach Cherry, Kali Reis e Paul Walter Hauser, lavora dentro una storia che resta fortemente ancorata al protagonista. La scheda ufficiale Sony Pictures presenta infatti il film come una corsa per la sopravvivenza costruita attorno a Bryan, ed è esattamente questa la sensazione che resta dopo la visione.

Dove il nuovo Resident Evil inciampa

Resident evil - fotogramma del film

Il film non è privo di difetti. La scelta di correre quasi sempre in avanti rende alcune figure secondarie meno incisive di quanto potrebbero essere. Quando la storia deve spiegare ciò che sta succedendo, si sente più chiaramente il peso dell’esposizione e alcune svolte arrivano con meno respiro rispetto alla costruzione iniziale.

Anche il tono potrebbe dividere. Chi cerca un horror puro, cupo e costantemente opprimente può trovare l’umorismo troppo presente. Chi invece vuole una trasposizione rigorosa con i personaggi storici potrebbe percepire Bryan come una deviazione inutile. Il punto è che il film non prova a soddisfare entrambe queste aspettative: sceglie una propria identità e la porta fino in fondo.

È proprio qui che il giudizio cambia a seconda di cosa si chiede a un adattamento. Se per fedeltà intendiamo riprodurre personaggi, eventi e dialoghi di un gioco specifico, questo Resident Evil prende molte libertà. Se invece la fedeltà è ricreare la vulnerabilità, la gestione delle risorse, la paura di ciò che c’è dietro una porta e la trasformazione progressiva del protagonista in qualcuno capace di sopravvivere, allora Cregger ha capito molto bene il materiale di partenza.

Resident Evil 2026 vale la pena?

Sì, soprattutto se si accetta che questo non vuole essere il nuovo film di Leon, Jill o Alice. Resident Evil funziona quando smette di chiedersi quale personaggio famoso debba mettere davanti alla macchina da presa e si concentra su una domanda più semplice: cosa succederebbe a una persona normale se finisse dentro un Resident Evil?

La risposta è un film che diverte molto, che sa essere disgustoso quando serve e che trasforma la goffaggine di Bryan in una delle armi migliori della storia. Cregger non risolve ogni problema delle vecchie trasposizioni, ma trova finalmente un modo personale per usare quell’universo senza restarne prigioniero.

Voto: 8/10. Non è perfetto e non sarà il Resident Evil che tutti i fan avevano immaginato, ma il cambio di direzione funziona. E proprio perché Bryan non è Leon, Jill o Alice, la sua notte a Raccoon City riesce a sembrare nuova.

Per chi vuole proseguire dopo la visione, abbiamo già raccolto i film di Resident Evil in ordine e cosa vedere prima o dopo il reboot. Chi invece ha già visto il film e vuole entrare negli spoiler può leggere il nostro finale spiegato di Resident Evil 2026, con il destino di Bryan, la cura e le domande lasciate aperte dall’ultima scena.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Lascia una recensione

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.