Il titolo I figli della scimmia viene da una favola attribuita a Esopo: una scimmia ha due piccoli, ama e protegge ossessivamente uno dei due fino a soffocarlo, mentre quello trascurato finisce per sopravvivere. Tommaso Landucci usa questa immagine per raccontare una paternità ambivalente, fatta di amore, proiezioni e desideri che possono ferire proprio le persone che si vorrebbero proteggere.
Il film con Riccardo Scamarcio arriva nei cinema italiani il 17 settembre 2026, distribuito da Medusa. La storia segue Dario, padre di un bambino con disabilità, che sviluppa un legame sempre più forte con il figlio adolescente del fratello e comincia a riconoscere nel nipote il figlio che avrebbe immaginato di avere.
| Titolo | I figli della scimmia |
| Regia | Tommaso Landucci |
| Uscita | 17 settembre 2026 |
| Distribuzione | Medusa Film |
| Protagonista | Riccardo Scamarcio |
| Ispirazione del titolo | Una favola di Esopo |
Perché il film si chiama I figli della scimmia?
Il riferimento non è casuale. In un’intervista rilasciata durante la promozione del film, Landucci ha spiegato che il titolo nasce dalla favola della scimmia con due cuccioli. La madre concentra il proprio amore su uno solo dei piccoli e finisce, proprio per l’eccesso di protezione, per causarne la morte. Il figlio meno amato, invece, sopravvive.
La favola funziona quindi come una chiave per leggere Dario: non perché il film copi letteralmente la storia di Esopo, ma perché mette al centro la possibilità che l’amore di un genitore sia diseguale, contraddittorio e persino pericoloso quando diventa proiezione.
Cosa c’entra la favola di Esopo con Dario?
Dario dedica ogni cura al figlio, ma nel nipote adolescente comincia a vedere qualcosa che gli manca: il figlio che avrebbe voluto avere e il padre che avrebbe potuto essere. È qui che la favola diventa centrale. Il problema non è l’assenza di amore, ma il modo in cui l’amore viene distribuito e trasformato in aspettativa.
Landucci ha raccontato di aver cercato soprattutto un sentimento paterno ambiguo, più complesso di una semplice metafora animale. Il film usa quindi la relazione tra Dario, il figlio e il nipote per parlare di desideri inespressi e di ciò che accade quando un adulto attribuisce a un ragazzo il compito di colmare una mancanza personale.
Il progetto aveva già attirato attenzione anni prima: nel nostro archivio puoi ritrovare I figli della scimmia tra i finalisti del Premio Franco Solinas, quando il progetto era ancora indicato con il titolo Il mio erede.
Da Il mio erede a I figli della scimmia
Il cambio di titolo rende più evidente il cuore simbolico del film. Il mio erede metteva in primo piano l’idea della discendenza e del figlio desiderato; I figli della scimmia sposta invece l’attenzione sul confronto tra due figli e sulla diversa forma di amore che il padre proietta su di loro.
La connessione con la favola è stata confermata dallo stesso Landucci in un’intervista a Rolling Stone Italia. Un ulteriore approfondimento sul titolo e sulle parole del regista è disponibile anche su Screenweek.
Il film ha già vinto a Venezia 83
I figli della scimmia è passato dalla sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2026. Nel nostro riepilogo dei vincitori di Venezia 83 trovi il riconoscimento alla sceneggiatura di Tommaso Landucci e Damiano Femfert e il premio a Riccardo Scamarcio per l’interpretazione.
Quando esce I figli della scimmia al cinema?
L’uscita italiana è fissata al 17 settembre 2026. La data è confermata dalla scheda ufficiale Medusa Film, che riporta anche regia, cast e sinossi.
Per orientarti tra le altre uscite della settimana puoi consultare anche la nostra guida a tutti i film in arrivo al cinema.
In sintesi, il significato del titolo sta nella favola di Esopo: amare un figlio più dell’altro non è soltanto un gesto affettivo, ma può trasformarsi in una forza che altera gli equilibri familiari. È questa tensione, senza bisogno di anticipare il finale, che il film di Landucci porta al centro della storia.