Il finale de Il terzo omicidio non rivela con certezza chi abbia ucciso Yamanaka. Misumi viene condannato a morte, ma Hirokazu Kore-eda lascia volutamente irrisolta la verità materiale sul delitto. L’ultima parte suggerisce soprattutto che Misumi possa aver cambiato versione per proteggere Sakie, la figlia della vittima, evitando che sia costretta a rendere pubbliche le violenze subite dal padre.
È proprio questa ambiguità a spiegare il titolo e il senso dell’ultima scena: il processo arriva a una sentenza, ma non alla verità. Da qui in avanti analizziamo il finale completo del film di Kore-eda, quindi ci sono anticipazioni decisive.

Come finisce Il terzo omicidio?
Misumi ha inizialmente confessato di aver ucciso il suo ex datore di lavoro Yamanaka, ma nel corso del film modifica più volte il racconto. Prima sembra aver agito per denaro, poi emerge il pagamento legato agli affari irregolari dell’azienda, mentre il rapporto con Sakie apre una possibilità molto più dolorosa.
Sakie racconta a Shigemori che suo padre abusava sessualmente di lei da anni. La ragazza aveva fatto capire a Misumi di desiderare la morte dell’uomo. A quel punto l’avvocato arriva a una nuova interpretazione: Misumi potrebbe aver ucciso Yamanaka per liberare Sakie dagli abusi.
Ma il film non trasforma questa ipotesi nella soluzione ufficiale del caso. Misumi cambia ancora versione e sostiene di non essere l’assassino. Il tribunale, nonostante le contraddizioni, lo ritiene colpevole e lo condanna alla pena di morte.
Misumi ha davvero ucciso Yamanaka?
Il film non dà una risposta definitiva. L’apertura mostra Misumi accanto al corpo della vittima e sembra stabilire subito la sua colpevolezza. Tutto ciò che segue, però, mette progressivamente in dubbio la possibilità di ricostruire un’unica versione affidabile.
Lo stesso Kore-eda ha spiegato nel materiale stampa internazionale del film che il punto non era condurre lo spettatore verso una soluzione finale: nel press kit di The Third Murder il regista chiarisce che il procedimento giudiziario può concludersi anche quando i personaggi non raggiungono la verità.
Per questo interpretare l’ultima versione di Misumi come una confessione nascosta sarebbe troppo netto. Il film ci permette di costruire un’ipotesi, poi ci impedisce deliberatamente di trasformarla in certezza.

Perché Misumi cambia versione nel finale?
L’interpretazione più forte è che voglia impedire a Sakie di testimoniare pubblicamente sugli abusi del padre. Se Misumi ammettesse di aver ucciso Yamanaka per proteggere la ragazza, la difesa potrebbe usare quella circostanza, ma Sakie diventerebbe inevitabilmente parte centrale del processo.
Negando invece il delitto, Misumi rende molto più difficile utilizzare la storia di Sakie come movente. Shigemori arriva così a chiedersi se l’uomo stia sacrificando la propria possibilità di salvezza per proteggere la ragazza.
Misumi non conferma questa lettura. Quando l’avvocato gliela propone nell’ultimo colloquio, lascia aperta anche un’altra possibilità: forse è Shigemori ad avere bisogno di credere che dietro quel comportamento esista un gesto altruista.

Perché Sakie non racconta tutto al processo?
Sakie vuole inizialmente parlare delle violenze subite, ma il processo non diventa mai il luogo nel quale una verità completa può emergere. Alla fine dice di non credere che Misumi abbia ucciso per denaro e di non volere la sua condanna a morte, senza però offrire quella spiegazione definitiva che lo spettatore si aspetterebbe da un legal thriller tradizionale.
Dopo la sentenza, la ragazza formula la domanda che riassume il film: se nessuno dice davvero la verità, chi può decidere chi abbia il diritto di giudicare?
Qual è il “terzo omicidio” del titolo?
Il titolo può essere letto su più livelli. Misumi era già stato condannato decenni prima per un altro omicidio; Yamanaka è la nuova vittima. Il “terzo omicidio” può allora essere interpretato come la morte di Misumi decisa dal sistema giudiziario attraverso la condanna capitale.
È una lettura coerente con la domanda morale costruita dal film: una società può giudicare e togliere la vita a una persona pur non essendo riuscita a conoscere completamente la verità? Kore-eda non trasforma il racconto in un semplice manifesto, ma mette lo spettatore nella stessa posizione scomoda di Shigemori.
Cosa significa l’ultima scena di Shigemori all’incrocio?
Dopo l’ultimo incontro con Misumi, Shigemori resta solo a un incrocio e guarda verso l’alto. Non ha ottenuto la risposta che cercava. L’immagine dell’incrocio rende visibile la condizione nella quale il film lo ha lasciato: davanti a versioni differenti, nessuna strada può essere indicata come la verità definitiva.
Anche il rapporto visivo tra Misumi e Shigemori prepara questo momento. Nei colloqui in carcere i loro volti vengono spesso sovrapposti dai riflessi sul vetro, quasi a cancellare la separazione netta tra chi giudica e chi viene giudicato.
Il significato del finale in breve
- Misumi viene condannato a morte.
- Non sappiamo con certezza quale delle sue versioni sia vera.
- È possibile che abbia ucciso Yamanaka per proteggere Sakie dagli abusi.
- È possibile che cambi versione per evitare a Sakie di esporre pubblicamente ciò che ha subito.
- Misumi non conferma mai questa interpretazione.
- Il processo arriva a una sentenza senza arrivare alla verità.
- Il “terzo omicidio” può indicare la futura esecuzione di Misumi da parte dello Stato.
Il finale diventa ancora più interessante guardandolo nel percorso recente del regista. Nel nostro approfondimento su Sheep in the Box e il significato del suo finale Kore-eda torna a lasciare allo spettatore una parte essenziale dell’interpretazione, mentre Look Back mostra un altro lato del suo cinema e del rapporto tra adattamento e memoria.