Una storia vera (The Straight Story) è davvero basato su fatti reali. Il film di David Lynch racconta il viaggio compiuto nel 1994 da Alvin Straight, un anziano dell’Iowa che, senza patente e con seri problemi di salute, attraversò centinaia di chilometri su un tosaerba per raggiungere il fratello malato in Wisconsin. La vicenda è molto più fedele alla realtà di quanto possa sembrare.
Il film torna in TV domenica 13 settembre 2026 alle 15:35 su Rai Movie. È quindi il momento giusto per chiarire quali parti sono realmente accadute, chi era Alvin Straight, quanto durò il viaggio e cosa cambia tra la storia vera e il film del 1999.

Una storia vera è davvero una storia vera?
Sì. Il nucleo del film è reale. Nell’estate del 1994 Alvin Straight, 73 anni, viveva a Laurens, Iowa. Aveva una vista molto compromessa e non possedeva più una patente valida. Quando seppe che il fratello Henry “Hank” Straight, con il quale i rapporti si erano interrotti da anni, aveva avuto un grave problema di salute, decise di raggiungerlo personalmente.
Non potendo guidare un’automobile, Straight scelse un mezzo improbabile: un piccolo trattore tosaerba. La stampa americana seguì la vicenda già nel 1994 e la sceneggiatrice Mary Sweeney, futura collaboratrice e compagna di Lynch, rimase colpita da quella storia. Insieme a John Roach trasformò il viaggio in una sceneggiatura che Lynch avrebbe poi diretto senza snaturarne il tono essenziale.
Il vero viaggio di Alvin Straight
Il percorso reale fu tutt’altro che semplice. Straight tentò inizialmente di partire su un vecchio tosaerba Ariens, ma il mezzo si guastò dopo poche decine di chilometri. Invece di rinunciare, acquistò un John Deere del 1966 e ripartì, trainando un piccolo rimorchio con il necessario per il viaggio.
Il trattore poteva procedere solo a pochi chilometri orari. Straight dovette affrontare guasti, pioggia, problemi economici e soste forzate. Rifiutò però l’idea di farsi semplicemente accompagnare in auto: l’obiettivo non era arrivare nel modo più rapido possibile, ma compiere personalmente quel gesto di riconciliazione.
Le cronache dell’epoca indicano in circa 240 miglia, cioè poco meno di 390 chilometri, la distanza del viaggio riuscito dall’Iowa al Wisconsin. Alcuni resoconti arrotondano il percorso a circa 300 miglia includendo anche il primo tentativo fallito e le deviazioni. Straight arrivò dal fratello il 16 agosto 1994.
Cosa cambia nel film di David Lynch
Una storia vera conserva gli elementi fondamentali del viaggio: l’età avanzata di Alvin, la salute fragile, l’assenza della patente, il tosaerba, il rapporto interrotto con il fratello e la volontà di ricucire il legame prima che fosse troppo tardi. Nel film Alvin è interpretato da Richard Farnsworth, mentre la figlia Rose ha il volto di Sissy Spacek.
La differenza più evidente riguarda il fratello. Nella realtà si chiamava Henry “Hank” Straight; nel film diventa Lyle Straight, interpretato da Harry Dean Stanton. Anche la destinazione viene adattata: il racconto cinematografico conduce Alvin verso Mount Zion, mentre le cronache sul viaggio reale indicano l’area di Blue River, nel Wisconsin.
Gli incontri lungo la strada sono inoltre costruiti e condensati per il cinema. Il film non pretende di essere una ricostruzione documentaria di ogni singola tappa: usa la vicenda reale come struttura e trasforma il viaggio in una serie di conversazioni su vecchiaia, rimpianto, famiglia e tempo perduto. È proprio qui che Lynch interviene maggiormente, senza cambiare però il senso della storia.

Il finale: Alvin riesce davvero a ritrovare suo fratello?
Sì, ed è uno degli aspetti più importanti che il film mantiene. Dopo settimane di viaggio, Alvin raggiunse realmente il fratello in Wisconsin. Il punto non era soltanto verificare le sue condizioni di salute: Straight voleva superare anni di distanza e rancore. Nel film questa riconciliazione viene ridotta a pochissime parole.
Quando Lyle vede il mezzo con cui Alvin è arrivato, comprende immediatamente la portata del gesto. I due fratelli si siedono insieme e guardano il cielo. Lynch evita una grande scena melodrammatica: il viaggio stesso è la dichiarazione che Alvin non sarebbe riuscito a formulare a parole.
Perché Lynch seguì la vera strada di Alvin
La produzione scelse di girare gran parte del film lungo il percorso reale compiuto da Straight. Le riprese procedettero anche in ordine cronologico, una scelta insolita ma coerente con la natura del racconto: paesaggi, distanze e progressione del viaggio dovevano essere percepiti come un’esperienza concreta, non come semplici fondali.
Il risultato è uno dei film più lineari e accessibili di David Lynch, lontano dai labirinti narrativi di Mulholland Drive o Lost Highway ma non dai suoi temi. Anche qui ci sono persone isolate, ferite familiari e un’America osservata ai margini. Chi vuole approfondire il rapporto del regista con uno degli interpreti più importanti del film può leggere il nostro ritratto di Harry Dean Stanton.
Perché si chiama The Straight Story?
Il titolo originale contiene un doppio senso che in italiano si perde. The Straight Story significa infatti sia “la storia di Straight”, dal cognome del protagonista, sia “la storia semplice/diretta”. È un titolo perfetto per un film che racconta un’impresa fuori dal comune senza trasformarla in leggenda: l’avventura è straordinaria proprio perché nasce da un gesto umano molto semplice.
Quando vedere Una storia vera in TV
Una storia vera va in onda domenica 13 settembre 2026 alle 15:35 su Rai Movie. Il film, uscito nel 1999, dura circa due ore ed è interpretato da Richard Farnsworth, Sissy Spacek e Harry Dean Stanton. Farnsworth ottenne anche una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.
Per chi lo vede per la prima volta, sapere che Alvin Straight è esistito davvero cambia la prospettiva: il tosaerba, il lungo percorso e il tentativo di riconciliazione non sono un’invenzione poetica di Lynch, ma il cuore autentico di una vicenda che aveva già colpito l’America cinque anni prima dell’uscita del film.