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Jacopo Barberis è esistito davvero? La verità dietro La legge di Lidia Poët

Massimo 2 minuti fa 11
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Jacopo Barberis non è realmente esistito: il giornalista interpretato da Eduardo Scarpetta ne La legge di Lidia Poët è un personaggio creato per la serie. La sua funzione, però, non è completamente scollegata dalla storia: la vera Lidia Poët ricevette infatti un importante sostegno dalla stampa durante la lunga battaglia per poter esercitare la professione di avvocata.

Contenuti
Jacopo Barberis è esistito davvero?Perché hanno inventato Jacopo Barberis?Lidia Poët e Jacopo erano realmente innamorati?La vera Lidia Poët si sposò?Enrico Poët è esistito davvero?Cosa accadde veramente a Lidia Poët?I casi di omicidio della serie sono realmente accaduti?La radiazione di Lidia Poët è vera?Quanto c’è di vero ne La legge di Lidia Poët?Jacopo racconta comunque qualcosa della vera Lidia Poët

La serie mescola quindi deliberatamente persone realmente esistite, fatti storici documentati e personaggi inventati. Lidia e suo fratello Giovanni Enrico Poët appartengono alla storia; Jacopo e la relazione sentimentale costruita intorno a lui fanno invece parte della fiction.

La distinzione torna particolarmente interessante con l’arrivo della prima stagione in chiaro su Rai 1: La legge di Lidia Poët debutta il 1° settembre alle 21:30, con due episodi nella prima serata.

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Personaggio o eventoRealtà o fiction?
Lidia PoëtPersona realmente esistita
Giovanni Enrico PoëtPersona realmente esistita
Jacopo BarberisPersonaggio inventato
Relazione tra Lidia e JacopoInventata
Iscrizione di Lidia all’AlboFatto storico
Revoca dell’iscrizioneFatto storico
Lavoro nello studio del fratelloFatto storico
Gran parte dei casi investigativiCostruzione narrativa della serie
Matrimonio di LidiaNon si sposò

Jacopo Barberis è esistito davvero?

Jacopo Barberis è esistito davvero? La verità dietro La legge di Lidia Poët


No. Non risulta un Jacopo Barberis nella biografia documentata di Lidia Poët e il giornalista interpretato da Eduardo Scarpetta è stato creato per La legge di Lidia Poët.

La Stampa, presentando la serie già nel 2023, lo definiva esplicitamente un personaggio inventato.

Nella fiction Jacopo lavora alla Gazzetta Piemontese, giornale che sarebbe poi diventato La Stampa, e diventa uno dei personaggi più importanti nella vita privata di Lidia. Il loro rapporto alterna attrazione, collaborazione, conflitto e sentimenti mai completamente risolti.

Questa storia d’amore, però, non appartiene alla biografia conosciuta della vera Lidia Poët.

Perché hanno inventato Jacopo Barberis?

Jacopo non serve soltanto come interesse sentimentale.

Il personaggio consente agli sceneggiatori di rappresentare anche un elemento realmente presente nella vicenda storica di Lidia: l’interesse della stampa per la sua battaglia contro l’esclusione delle donne dall’avvocatura.

Quando l’iscrizione di Lidia all’Albo venne contestata e successivamente annullata, il caso suscitò una discussione che andò ben oltre Torino.

Giornali e opinione pubblica parteciparono al dibattito sulla possibilità per una donna di esercitare la professione forense.

La serie concentra quindi parte di quel mondo nel personaggio di Jacopo.

Questo non significa che Barberis sia basato su un singolo giornalista realmente esistito. È più corretto considerarlo una figura narrativa che permette alla serie di rappresentare il rapporto tra Lidia, la stampa e il cambiamento sociale dell’epoca.

Lidia Poët e Jacopo erano realmente innamorati?

No, almeno non nel senso mostrato nella serie.

Se Jacopo Barberis è un personaggio inventato, anche la relazione sentimentale tra Lidia e Jacopo è una costruzione narrativa.

È uno dei punti in cui La legge di Lidia Poët prende maggiormente le distanze da una biografia tradizionale.

Gli stessi creatori Guido Iuculano e Davide Orsini hanno spiegato che quella raccontata dalla serie non è la storia letterale della vera Lidia, ma una vicenda costruita a partire da alcuni elementi reali.

Matilda De Angelis ha sottolineato a sua volta quanto poco si sappia della dimensione più privata della donna che interpreta.

Questo spazio lasciato dalle fonti storiche permette alla serie di sviluppare liberamente amicizie, amori, indagini e dinamiche familiari.

La vera Lidia Poët si sposò?

No. Lidia Poët non si sposò.

Morì nel 1949 all’età di 93 anni, dopo aver dedicato gran parte della propria vita alla professione, alle battaglie per i diritti delle donne, alla tutela dei minori e all’attività nel campo penitenziario.

Proprio l’assenza di un marito documentato rende ancora più evidente quanto la parte romantica della serie appartenga alla fiction.

Questo non significa naturalmente che sia possibile ricostruire ogni aspetto della sua vita sentimentale. Le fonti disponibili sulla sua vita privata sono molto più limitate rispetto a quelle relative all’attività professionale e pubblica.

È quindi più corretto distinguere tra ciò che sappiamo con certezza e ciò che semplicemente non è documentato.

Enrico Poët è esistito davvero?

Sì, ed è uno dei collegamenti più importanti tra serie e storia.

Il fratello della vera Lidia si chiamava Giovanni Enrico Poët ed era realmente avvocato.

Dopo l’esclusione di Lidia dall’esercizio ufficiale della professione, il suo studio diventò fondamentale.

Secondo la documentazione dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Lidia collaborò per tutta la vita nello studio del fratello, preparando atti difensivi e sviluppando argomentazioni giuridiche che non poteva però firmare o sostenere personalmente in tribunale.

Questo elemento della serie ha quindi una solida base storica.

La fiction modifica naturalmente carattere, dialoghi e dinamiche familiari, ma l’idea centrale di Lidia che continua a lavorare accanto al fratello non è stata inventata dagli sceneggiatori.

Cosa accadde veramente a Lidia Poët?

La parte fondamentale della storia raccontata dalla serie è autentica.

Lidia Poët nacque nel 1855 in Piemonte e si laureò in giurisprudenza all’Università di Torino.

Dopo il praticantato e gli esami necessari, nel 1883 riuscì a ottenere l’iscrizione all’Ordine degli Avvocati di Torino.

La decisione provocò immediatamente una battaglia giudiziaria.

Il Procuratore Generale impugnò infatti l’iscrizione e la Corte d’Appello di Torino la annullò, sostenendo che la professione forense non potesse essere esercitata dalle donne.

La Cassazione confermò successivamente l’esclusione.

Nonostante questo, Lidia non abbandonò il diritto.

Continuò a lavorare nello studio del fratello e si impegnò per decenni su temi che andavano dai diritti delle donne alla condizione carceraria e alla protezione dei minori.

Solo dopo la legge del 1919 che aprì alle donne l’accesso alle professioni riuscì a iscriversi nuovamente all’Albo. Aveva ormai 65 anni.

I casi di omicidio della serie sono realmente accaduti?

Qui La legge di Lidia Poët entra decisamente nel territorio della fiction.

La serie utilizza la figura reale di Lidia e la sua battaglia professionale come struttura portante, ma vi costruisce attorno una formula da giallo storico e procedural, con indagini e omicidi pensati per i singoli episodi.

Non va quindi guardata come la ricostruzione cronologica delle cause realmente affrontate dalla Poët.

Gli autori hanno deliberatamente utilizzato generi diversi, dal crime al romance, per raccontare attraverso una protagonista ottocentesca temi comprensibili anche a un pubblico contemporaneo.

È proprio questo il motivo per cui può essere difficile capire dove termini la storia e inizi l’invenzione.

La radiazione di Lidia Poët è vera?

Jacopo Barberis è esistito davvero? La verità dietro La legge di Lidia Poët

Sì, anche se parlare semplicemente di “radiazione” rischia di semplificare la vicenda.

Lidia riuscì effettivamente a ottenere l’iscrizione all’Albo degli Avvocati, ma la decisione venne impugnata dal Procuratore Generale.

La Corte d’Appello di Torino annullò quindi l’iscrizione sulla base dell’idea che l’avvocatura fosse una professione riservata agli uomini.

Le motivazioni originali della sentenza mostrano quanto la decisione fosse legata ai pregiudizi dell’epoca nei confronti delle donne.

Questa battaglia è quindi uno degli elementi della serie maggiormente legati alla realtà.

Quanto c’è di vero ne La legge di Lidia Poët?

La risposta più corretta è: la struttura storica è vera, gran parte della storia privata e investigativa è romanzata.

La vera Lidia Poët esistette, riuscì a iscriversi all’Albo, vide annullare la propria iscrizione, lavorò nello studio del fratello e combatté per decenni contro le discriminazioni professionali.

Giovanni Enrico Poët è realmente esistito.

Jacopo Barberis, invece, no.

Anche il romance, molti personaggi secondari e la struttura investigativa degli episodi nascono principalmente dalla necessità di trasformare una vicenda storica in una serie televisiva.

Netflix stessa presenta l’opera come una rilettura della figura di Lidia e non come un documentario.

La differenza è importante anche per comprendere le stagioni successive. La terza e ultima stagione de La legge di Lidia Poët continua infatti a sviluppare il rapporto tra Jacopo e Lidia, ma il fatto che quella relazione diventi sempre più importante nella fiction non la rende più storicamente autentica.

Jacopo racconta comunque qualcosa della vera Lidia Poët

È probabilmente il modo più interessante di leggere il personaggio.

Jacopo Barberis non è realmente esistito e non fu l’amore documentato di Lidia Poët.

Ma la sua presenza permette alla serie di raccontare qualcosa che appartiene davvero alla vicenda della protagonista: il fatto che la battaglia di Lidia diventò un caso pubblico e venne discussa anche attraverso la stampa.

È quindi un personaggio falso inserito all’interno di un conflitto storico autentico.

Ed è proprio questa continua mescolanza tra realtà e invenzione a rendere La legge di Lidia Poët così credibile da far nascere una domanda inevitabile durante la visione: “Ma questo è successo davvero?”.

Nel caso di Jacopo, finalmente, la risposta è chiara: no, il giornalista è inventato. La battaglia di Lidia che contribuisce a raccontare, invece, è storia.

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