Gli esperimenti che hanno ispirato L’uomo che fissa le capre non sono completamente inventati: uomini legati all’ambiente militare statunitense tentarono realmente di verificare capacità psichiche applicabili anche agli animali. Non esiste però una prova scientifica credibile che qualcuno sia mai riuscito a uccidere una capra semplicemente fissandola. Ed è proprio nella distanza tra questi due fatti che la storia dietro il film diventa ancora più assurda.
Il film di Grant Heslov, con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e Kevin Spacey, torna in TV oggi, 26 agosto 2026, alle 21:10 su TwentySeven. La commedia è liberamente tratta dal libro-inchiesta The Men Who Stare at Goats del giornalista britannico Jon Ronson.
La capra de L’uomo che fissa le capre morì davvero?

La risposta più corretta è non possiamo affermare che una capra sia stata realmente uccisa con lo sguardo.
Jon Ronson arrivò però a ricostruire qualcosa di molto meno facile da liquidare come semplice invenzione cinematografica: nell’ambiente delle forze armate statunitensi circolavano realmente programmi, teorie ed esperimenti dedicati alle possibili applicazioni militari di fenomeni paranormali.
Tra le storie raccolte da Ronson c’erano anche tentativi condotti su capre utilizzate in strutture di addestramento medico militare.
Il punto fondamentale è distinguere due affermazioni:
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Furono realmente tentati esperimenti legati a presunte capacità psichiche? | Sì, esistono testimonianze e ricostruzioni di questi tentativi |
| Qualcuno dimostrò scientificamente di poter uccidere una capra con la mente? | No |
| Guy Savelli è una persona reale? | Sì |
| Savelli sostenne di essere riuscito nell’impresa? | Sì |
| Il New Earth Army del film esisteva realmente con quel nome e in quella forma? | No |
| Il First Earth Battalion era reale? | Sì, come progetto e insieme di idee elaborato da Jim Channon |
La scena del film, quindi, non nasce dal nulla. Ma trasformare un esperimento tentato o una testimonianza personale nella prova dell’esistenza di un potere paranormale sarebbe un salto che le fonti non permettono di fare.
Ed è qui che entra in scena l’uomo più legato alla leggenda della capra: Guy Savelli.
Chi era Guy Savelli e cosa raccontò sulla capra?

Guy Savelli era un istruttore di arti marziali e uno dei personaggi incontrati da Jon Ronson durante la sua indagine.
Savelli sosteneva di aver collaborato con personale delle forze speciali e di aver sperimentato tecniche attraverso le quali sarebbe stato possibile influenzare fisicamente un essere vivente senza toccarlo.
Secondo il racconto ricostruito da Ronson, Savelli avrebbe cercato di fermare il cuore di una capra concentrandosi su di essa.
La storia, però, contiene un particolare che rende immediatamente evidente quanto sia difficile considerarla una dimostrazione scientifica.
Savelli avrebbe concentrato l’attenzione sulla capra numero 16, mentre a cadere sarebbe stata un’altra capra, indicata nel racconto come numero 17.
È uno di quei dettagli che nel film sembrerebbero scritti appositamente per una commedia. In questo caso, invece, appartengono alla bizzarra zona grigia investigata da Ronson.
Il giornalista non trasformò queste testimonianze in una conferma dell’esistenza dei poteri psichici. Il suo interesse era soprattutto un altro: capire perché persone inserite o entrate in contatto con l’apparato militare americano avessero preso sul serio idee simili.
Ed è una distinzione importante anche per capire il film.
Quindi Guy Savelli aveva davvero poteri paranormali?

Non abbiamo prove verificabili che Guy Savelli possedesse la capacità di uccidere animali attraverso il pensiero.
Le testimonianze attribuitegli documentano ciò che Savelli sosteneva di essere in grado di fare, non l’effettiva esistenza del fenomeno.
Questa differenza può sembrare ovvia, ma viene spesso persa quando si racconta la “storia vera” de L’uomo che fissa le capre.
Un esperimento può essere realmente avvenuto senza che la teoria sperimentata sia vera.
È un meccanismo simile a quello che troviamo in molti film che mescolano persone, eventi documentati e rielaborazione cinematografica. Ne abbiamo parlato, per esempio, ricostruendo cosa c’è di autentico dietro Gli Intoccabili e distinguendo personaggi reali e inventati.
Nel caso di L’uomo che fissa le capre, però, questa distinzione è ancora più importante perché la parte documentata riguarda proprio il fatto che qualcuno abbia preso seriamente in considerazione idee apparentemente impossibili.
L’esercito americano studiava realmente i poteri paranormali?

Sì, ed è probabilmente questo l’elemento della storia che sorprende più della capra.
Tra gli anni Settanta e Ottanta alcuni ambienti militari e dell’intelligence statunitense mostrarono interesse per tecniche non convenzionali, compreso il cosiddetto remote viewing, cioè il tentativo di ottenere informazioni su luoghi o obiettivi lontani utilizzando presunte capacità extrasensoriali.
Il libro di Ronson attraversa proprio questo mondo di ufficiali, consulenti, sensitivi, esperimenti e idee New Age applicate alla guerra.
Questo non significa che l’esercito americano avesse certificato l’esistenza di superpoteri.
Significa qualcosa di diverso e storicamente più interessante: alcune persone all’interno o intorno alle strutture militari erano disposte a verificare se fenomeni considerati paranormali potessero avere un’utilità operativa.
Da questo ambiente nasce anche il progetto che nel film diventa il New Earth Army.
Il New Earth Army esisteva davvero?

Non esisteva esattamente come lo vediamo nel film.
La sua principale fonte d’ispirazione è il First Earth Battalion, ideato dal tenente colonnello statunitense Jim Channon.
Channon aveva combattuto in Vietnam e successivamente elaborò una concezione profondamente alternativa del soldato. Nel suo First Earth Battalion Operations Manual immaginava una nuova generazione di combattenti influenzata dal movimento New Age, dalla ricerca sul potenziale umano e da metodi non convenzionali.
Non si trattava semplicemente di creare militari capaci di “fare magie”.
L’idea era più ampia: ripensare il modo di combattere, la psicologia dei soldati, il rapporto con il nemico e persino l’identità stessa delle forze armate.
Channon confermò personalmente che il proprio lavoro era stato utilizzato da Ronson e spiegò che il First Earth Battalion era concepito soprattutto come uno strumento per incoraggiare i giovani leader militari a immaginare modi differenti di affrontare la guerra.
È da questa figura reale che nasce uno dei personaggi più memorabili del film.
Bill Django è esistito veramente?

Bill Django, interpretato da Jeff Bridges, non è una persona realmente esistita con quel nome, ma il personaggio è modellato principalmente su Jim Channon.
La somiglianza è evidente.
Nel film Django crea il New Earth Army e immagina i suoi uomini come una nuova categoria di guerrieri, aperti alla spiritualità, alle capacità psichiche e a un modo radicalmente differente di affrontare il combattimento.
Channon aveva realmente elaborato il concetto di “warrior monks”, monaci guerrieri inseriti in una visione profondamente anticonvenzionale dell’esercito.
Il passaggio dalla realtà alla commedia consiste quindi soprattutto nell’amplificare e combinare idee realmente espresse da Channon con altri episodi raccolti da Ronson.
Il risultato sembra una parodia.
La materia di partenza, però, era già abbastanza insolita da non aver bisogno di essere inventata completamente.
Lyn Cassady è una persona reale?
Anche Lyn Cassady, interpretato da George Clooney, è un personaggio di finzione.
A differenza di Bill Django, però, non può essere ricondotto in maniera semplice a una sola persona.
Cassady funziona soprattutto come personaggio composito, costruito utilizzando esperienze e caratteristiche attribuite a diversi uomini incontrati o raccontati durante l’indagine di Ronson.
Tra le figure associate alla sua costruzione vengono citati militari e presunti sensitivi come Glenn Wheaton e Lyn Buchanan, mentre alcuni elementi della storia della capra richiamano direttamente Guy Savelli.
Il cinema prende quindi persone differenti e le concentra in George Clooney, ottenendo un protagonista capace di attraversare tutti gli episodi più assurdi dell’indagine.
I soldati cercavano veramente di attraversare i muri?
Anche questa idea non è stata inventata semplicemente per rendere il film più divertente.
Nel mondo investigato da Ronson compare anche il generale Albert Stubblebine, ufficiale realmente esistito ed ex responsabile dell’intelligence dell’esercito statunitense.
Stubblebine era interessato alle possibilità delle capacità psichiche e viene associato proprio all’idea che la mente potesse superare limiti considerati fisicamente impossibili, compresa la possibilità di attraversare un muro.
Naturalmente non esiste alcuna dimostrazione che qualcuno ci sia riuscito.
Ma ancora una volta è questo il punto più curioso della storia: non è reale il superpotere, è reale il fatto che alcune persone abbiano provato a ragionare come se quel superpotere potesse esistere.
L’uomo che fissa le capre: cosa è vero e cosa è inventato?
Il modo migliore per leggere il film è evitare i due estremi.
Non è corretto dire che sia tutto inventato, perché Jon Ronson costruì il proprio libro partendo da persone reali, programmi realmente esistiti, documenti, testimonianze e idee effettivamente circolate negli ambienti militari.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato concludere che il film dimostri l’esistenza di soldati capaci di utilizzare poteri paranormali.
Gli esperimenti e le persone sono in parte reali. I risultati paranormali non sono dimostrati.
Il film modifica inoltre nomi, costruisce personaggi compositi e trasforma l’indagine giornalistica di Ronson in una storia narrativa ambientata principalmente attorno al viaggio di Bob Wilton e Lyn Cassady.
È una dinamica simile a quella di altri film costruiti sul confine tra realtà e invenzione: anche in Gloria! la storia inventata nasce all’interno di un contesto storico autentico, ma conoscere la distinzione tra i due livelli cambia completamente il modo di leggere ciò che vediamo sullo schermo.
Nel caso de L’uomo che fissa le capre, però, resta un paradosso difficile da battere: la parte più incredibile non è che qualcuno abbia dimostrato di poter uccidere una capra con lo sguardo. È che qualcuno abbia realmente provato a farlo.