Sì, Facing El Chapo parte da un fatto realmente accaduto: la cattura definitiva di Joaquín “El Chapo” Guzmán, avvenuta l’8 gennaio 2016 a Los Mochis, nello stato messicano di Sinaloa. Il film Netflix, però, non va considerato un documentario né una ricostruzione minuto per minuto dell’operazione.
Il thriller, conosciuto in Messico come La Captura, concentra infatti la storia su Arturo Carmona e Héctor Rosales, due poliziotti che durante un controllo notturno finiscono faccia a faccia con uno degli uomini più ricercati al mondo.
La cattura di Guzmán è documentata. Più delicato è stabilire quanto Carmona, Rosales, i loro dialoghi e tutto ciò che accade durante quella notte corrispondano esattamente alla realtà. La sceneggiatura di Bernardo Esquinca nasce da una cronaca dello scrittore e giornalista messicano Héctor de Mauleón, ma il film utilizza quel materiale per costruire un thriller.
Chi ha già visto altri titoli Netflix ispirati a vicende reali sa quanto possa essere sottile il confine tra cronaca e drammatizzazione. È una distinzione che abbiamo affrontato anche parlando de I colori del male: Nero e della sua presunta storia vera.
Facing El Chapo è tratto da una storia vera?

Facing El Chapo è ispirato alla reale cattura di Joaquín Guzmán Loera, ma racconta quella vicenda adottando il punto di vista dei poliziotti coinvolti nelle ore decisive.
Il film è diretto da Chava Cartas e vede Alfonso Herrera nel ruolo di Carmona e Noé Hernández in quello di Rosales.
La premessa è molto semplice: i due agenti stanno pattugliando le strade di Los Mochis quando fermano un’automobile rubata. Quello che sembra un controllo ordinario li mette invece davanti a El Chapo.
Questa parte della storia richiama direttamente ciò che accadde durante la fuga di Guzmán dalla casa nella quale le forze messicane lo avevano individuato.
La realtà, però, fu più complessa di un semplice controllo stradale.
| Elemento | Nel film | Nella realtà documentata |
|---|---|---|
| El Chapo viene catturato a Los Mochis | Sì | Sì, l’8 gennaio 2016 |
| Guzmán cerca di fuggire | Sì | Sì, utilizzò un tunnel nascosto |
| Fugge insieme a un uomo del suo gruppo | Parte della vicenda | Sì, era accompagnato da una guardia del corpo |
| Dopo la fuga utilizza un veicolo | Sì | Sì, le fonti DEA confermano che fu utilizzato un veicolo durante la fuga |
| Carmona e Rosales sono al centro degli eventi | Sì | Il rapporto preciso tra i personaggi cinematografici e gli agenti reali richiede cautela |
| Dialoghi e tensioni personali | Centrali | Drammatizzazione cinematografica, salvo elementi specificamente documentati |
La distinzione è fondamentale: l’evento storico è reale, mentre non ogni singola scena del film deve essere interpretata come una testimonianza diretta di ciò che accadde quella notte.
Come hanno catturato realmente El Chapo nel 2016?
Per capire Facing El Chapo bisogna tornare alla mattina dell’8 gennaio 2016.
Joaquín Guzmán era ricercato da mesi dopo essere riuscito a evadere dal carcere federale dell’Altiplano l’11 luglio 2015 attraverso un tunnel costruito sotto la sua cella.
Le autorità messicane continuarono a cercarlo fino a localizzarlo in una casa di Los Mochis, Sinaloa.
Nelle prime ore dell’8 gennaio le forze speciali della Marina messicana entrarono nell’edificio. Guzmán, però, riuscì ancora una volta a sfruttare un passaggio nascosto.
Secondo la ricostruzione conservata dal DEA Museum sulla cattura di Joaquín Guzmán, El Chapo e una delle sue guardie del corpo fuggirono attraverso un tunnel, emersero da un tombino a breve distanza dalla casa e riuscirono a impossessarsi di un veicolo.
La fuga non durò molto.
Le autorità li intercettarono mentre cercavano di lasciare la città e Guzmán fu arrestato.
La stessa Drug Enforcement Administration statunitense annunciò ufficialmente la cattura l’8 gennaio 2016, definendola un importante risultato della collaborazione tra Stati Uniti e Messico.
Perché El Chapo era di nuovo in fuga?

Quella del 2016 non era la prima cattura di Joaquín Guzmán.
Era già stato arrestato e incarcerato, ma la sua storia era diventata famosa anche per le sue clamorose evasioni.
La più importante per comprendere Facing El Chapo avvenne nel luglio 2015, quando Guzmán riuscì a lasciare il carcere di massima sicurezza dell’Altiplano.
Sotto la doccia della sua cella era stato costruito un accesso a un lungo tunnel sotterraneo che gli permise di uscire dal perimetro della prigione.
La fuga provocò una gigantesca caccia all’uomo.
Per circa sei mesi El Chapo riuscì nuovamente a sottrarsi alle autorità. Tutto terminò a Los Mochis nel gennaio successivo.
È proprio l’ultima fase di questa storia a fornire la base narrativa per Facing El Chapo.
Carmona e Rosales sono persone realmente esistite?
Questa è probabilmente la domanda più interessante lasciata dal film.
Arturo Carmona e Héctor Rosales sono i due poliziotti protagonisti di Facing El Chapo, interpretati rispettivamente da Alfonso Herrera e Noé Hernández.
Il film è scritto da Bernardo Esquinca a partire da una cronaca di Héctor de Mauleón, giornalista e scrittore messicano che figura anche tra le persone coinvolte nella produzione.
Questo dato rafforza il legame tra il film e una ricostruzione giornalistica degli eventi.
Non sarebbe però corretto concludere automaticamente che ogni elemento biografico attribuito a Carmona e Rosales nel film sia documentato esattamente come viene mostrato sullo schermo.
Allo stato delle fonti disponibili prima dell’uscita internazionale, è più preciso dire che:
- Carmona e Rosales sono i nomi dei due agenti raccontati dal film;
- la loro vicenda è inserita nel contesto reale della cattura di Guzmán;
- la sceneggiatura deriva da una cronaca di Héctor de Mauleón;
- dialoghi, rapporti personali, tempi e alcune dinamiche possono essere stati adattati per esigenze narrative.
È quindi meglio evitare due estremi: non possiamo trattare i protagonisti come totalmente inventati senza una fonte che lo dimostri, ma neppure considerare automaticamente ogni dettaglio cinematografico come una ricostruzione storica certificata.
Cosa successe davvero durante la fuga attraverso il tunnel?
La fuga dalla casa di Los Mochis è uno degli elementi più cinematografici della vicenda, ma è anche uno dei passaggi realmente documentati.
Quando le forze speciali arrivarono nell’abitazione, Guzmán riuscì a entrare in un sistema di fuga nascosto.
Non era una novità nella sua storia.
Tunnel e passaggi clandestini erano già stati associati sia alle attività del Cartello di Sinaloa sia alla sua evasione dal carcere nel 2015.
Nel gennaio 2016 il tentativo funzionò soltanto temporaneamente.
Guzmán e un uomo che lo accompagnava raggiunsero la superficie attraverso un tombino e continuarono la fuga in automobile.
Fu proprio questa fase a creare la situazione che Facing El Chapo utilizza come cuore del suo racconto: dopo un’enorme operazione militare, la sorte del criminale più ricercato del Messico finisce per dipendere anche da ciò che accade sulla strada.
Facing El Chapo cambia la vera storia?
Sì, inevitabilmente.
Essere “basato su eventi reali” non significa che un film debba riprodurre ogni evento con precisione documentaristica.
Facing El Chapo deve comprimere una vicenda complessa all’interno della durata di un thriller, costruire protagonisti riconoscibili e creare una progressione drammatica.
Per questo è utile separare tre livelli.
I fatti storici
Sono verificabili attraverso fonti indipendenti:
- l’evasione di Guzmán nel luglio 2015;
- la lunga caccia all’uomo;
- la localizzazione a Los Mochis;
- l’operazione dell’8 gennaio 2016;
- la fuga attraverso un tunnel;
- l’utilizzo di un veicolo;
- il successivo arresto;
- l’estradizione negli Stati Uniti.
La cronaca che ha ispirato il film
La sceneggiatura utilizza come base un testo di Héctor de Mauleón.
È un passaggio importante perché Facing El Chapo non nasce semplicemente dalla biografia generale di Guzmán, ma da un racconto concentrato sulle circostanze della sua cattura.
La costruzione cinematografica
Qui entrano in gioco dialoghi, tensioni, rapporti fra i personaggi, ritmo e ricostruzioni delle ore trascorse.
Sono elementi che possono nascere da testimonianze e cronache, ma vengono comunque organizzati all’interno di una sceneggiatura.
La stessa prudenza è necessaria ogni volta che il cinema trasforma un episodio reale in intrattenimento. Un caso molto diverso, ma utile per capire il meccanismo, è quello di Mi chiamano Radio e della storia vera dietro il film, dove realtà e adattamento non coincidono necessariamente scena per scena.
Cosa successe a El Chapo dopo la cattura del 2016?
L’arresto di Los Mochis pose fine definitivamente alla lunga stagione delle fughe di Joaquín Guzmán.
Il 19 gennaio 2017 fu estradato dal Messico negli Stati Uniti. Il giorno seguente il Dipartimento di Giustizia americano annunciò che avrebbe affrontato a New York le accuse federali legate alle attività del Cartello di Sinaloa.
Il processo iniziò nel 2018.
Il 12 febbraio 2019 una giuria federale lo dichiarò colpevole di tutti i dieci capi d’accusa sottoposti al processo, comprese accuse relative al traffico di narcotici, riciclaggio e uso di armi nell’ambito delle attività criminali.
Il 17 luglio dello stesso anno arrivò la sentenza.
Come riportato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nella documentazione ufficiale sul processo a Guzmán, El Chapo fu condannato all’ergastolo più altri 30 anni di carcere.
La cattura raccontata da Facing El Chapo rappresenta quindi un passaggio decisivo: non fu semplicemente uno dei tanti arresti della sua carriera criminale, ma l’episodio che portò alla sua definitiva consegna alla giustizia statunitense.
Quanto c’è di vero quindi in Facing El Chapo?
La risposta più corretta è: il cuore della storia è reale, mentre il film costruisce attorno a quei fatti una narrazione cinematografica.
Joaquín Guzmán era realmente in fuga dopo l’evasione del 2015.
Fu realmente individuato a Los Mochis.
Scappò realmente attraverso un passaggio sotterraneo.
Raggiunse la strada.
Utilizzò un veicolo durante il tentativo di allontanarsi.
E fu realmente catturato l’8 gennaio 2016.
Facing El Chapo prende questo episodio e cambia prospettiva: invece di raccontare ancora una volta l’intera ascesa del capo del Cartello di Sinaloa, porta l’attenzione sugli agenti che si trovano improvvisamente coinvolti nell’ultima fuga.
Ed è proprio qui che bisogna tracciare il confine: la cattura appartiene alla storia; il modo in cui il film ricostruisce quelle ore appartiene anche al cinema.