La camicia Lakota contesa in Americana non è un’invenzione completa del film. Le cosiddette Ghost Dance shirts sono oggetti storici legati alla Ghost Dance, un movimento spirituale diffusosi tra diverse popolazioni native americane alla fine dell’Ottocento. Il film di Tony Tost prende quindi un elemento reale e culturalmente molto delicato e lo trasforma nel centro di una storia criminale fatta di collezionisti, mercato nero e appropriazione.
In Americana quasi tutti vogliono mettere le mani sulla stessa cosa: una rarissima Lakota Ghost Shirt.
Per alcuni personaggi vale una fortuna.
Per altri, invece, non dovrebbe nemmeno essere considerata qualcosa che si possa comprare o vendere.
Ed è proprio questa differenza a spiegare perché una semplice camicia diventi l’oggetto capace di mettere in moto tutta la storia.
Cos’è la Ghost Shirt di Americana?
Nel film la Ghost Shirt è un antico indumento Lakota finito nelle mani di un ricco collezionista e destinato successivamente al mercato nero.
Non si tratta però di un generico costume nativo americano inventato per la sceneggiatura.
Le Ghost Dance shirts esistono storicamente.
Erano indumenti cerimoniali collegati alla Ghost Dance, movimento religioso che alla fine del XIX secolo si diffuse tra diverse popolazioni native delle Grandi Pianure, compresi i Lakota.
Il National Museum of the American Indian dello Smithsonian conserva esemplari classificati come Ghost Dance shirts, tra cui una camicia Lakota proveniente da Pine Ridge, nel South Dakota.
Questo rende il punto di partenza di Americana molto più vicino alla storia reale di quanto possa sembrare durante la visione.
A cosa servivano le Ghost Dance shirts?
Per comprenderle bisogna prima capire cosa fosse la Ghost Dance.
Il movimento si sviluppò attorno agli insegnamenti del leader religioso Paiute Wovoka, noto anche come Jack Wilson.
Il suo messaggio prometteva un futuro nel quale il mondo dei popoli nativi sarebbe stato restaurato: gli antenati sarebbero tornati, i bisonti sarebbero ricomparsi e l’oppressione subita dalle popolazioni indigene avrebbe avuto fine.
Quando il movimento raggiunse le comunità Lakota, alcune interpretazioni attribuirono anche agli indumenti utilizzati durante le cerimonie una particolare forza spirituale.
Da qui nasce la fama delle Ghost Shirts.
È vero che la Ghost Shirt proteggeva dai proiettili?
Questa è la parte più famosa della storia, ma va trattata con cautela.
Secondo alcune testimonianze storiche, alcuni seguaci Lakota arrivarono a credere che determinate Ghost Shirts potessero offrire protezione spirituale anche contro i proiettili.
Questo non significa però che tutte le comunità coinvolte nella Ghost Dance condividessero esattamente la stessa convinzione.
La Ghost Dance fu un movimento complesso, nato come risposta religiosa e culturale a un periodo di enorme pressione, violenza e perdita territoriale.
Ridurre tutto alla leggenda della “camicia antiproiettile” rischia quindi di cancellarne gran parte del significato.
In Americana, però, proprio questa reputazione contribuisce a trasformare l’oggetto in qualcosa di quasi mitologico.
Cosa c’entra Wounded Knee?

Moltissimo.
La diffusione della Ghost Dance tra i Lakota provocò crescente preoccupazione nelle autorità statunitensi, che interpretarono il movimento come una possibile minaccia.
Le tensioni culminarono nel massacro di Wounded Knee del 29 dicembre 1890, quando soldati del 7º Cavalleria degli Stati Uniti uccisero centinaia di Lakota, comprese donne e bambini.
Il legame tra Ghost Dance, persecuzione e Wounded Knee rende questi indumenti molto più di semplici reperti storici.
Sono testimonianze materiali di uno dei periodi più traumatici della storia dei Lakota.
Ed è per questo che parlare della Ghost Shirt soltanto in termini di prezzo, come fanno alcuni personaggi di Americana, è volutamente provocatorio.
La camicia di Americana è una Ghost Shirt reale?
No: il film non racconta la storia documentata di una singola camicia realmente esistente.
La Ghost Shirt attorno alla quale ruota la trama è un oggetto narrativo.
Tony Tost prende però ispirazione da manufatti reali e dalla loro storia.
Lo stesso regista ha spiegato in un’intervista dedicata alla nascita di Americana di aver utilizzato la Ghost Shirt come elemento capace di unire personaggi e temi diversi.
Quindi:
| Nel film | Nella realtà |
|---|---|
| Esiste una specifica Ghost Shirt contesa dai personaggi | Esistono diverse Ghost Dance shirts storiche |
| L’oggetto finisce sul mercato nero | Numerosi manufatti nativi sono entrati storicamente in collezioni private e museali |
| La camicia ha un enorme valore economico | Gli esemplari storici hanno soprattutto valore culturale, religioso e storico |
| Diversi personaggi vogliono impossessarsene | Molte comunità indigene chiedono la restituzione di oggetti culturalmente importanti |
| La trama costruisce una caccia all’oggetto | Il contesto storico reale è molto più complesso |
Perché la camicia vale così tanto nel film?
Dentro la logica criminale di Americana, la Ghost Shirt viene trattata come un oggetto raro da collezione dal valore enorme.
È esattamente ciò che permette alla storia di funzionare come una sorta di neo-western criminale.
Ognuno vede nella camicia qualcosa di diverso.
C’è chi vede denaro.
Chi vede una via di fuga.
Chi vede prestigio.
E chi vede invece un oggetto che dovrebbe tornare alla comunità alla quale appartiene.
Il valore economico diventa quindi quasi secondario rispetto al conflitto sul concetto stesso di proprietà.
Quanto vale la Ghost Shirt di Americana?
Il film attribuisce alla camicia un valore nell’ordine di circa un milione di dollari.
Ma non bisogna interpretare quella cifra come una quotazione reale delle Ghost Dance shirts storiche.
Oggetti di questo tipo non possono essere valutati semplicemente come una normale opera d’arte o un pezzo d’antiquariato.
Provenienza, autenticità, contesto culturale e possibili richieste di restituzione possono essere molto più importanti del prezzo.
Ed è proprio il punto che Americana utilizza narrativamente: alcuni personaggi pensano esclusivamente a quanto possano guadagnarci, mentre altri contestano l’idea stessa che un oggetto sacro possa essere ridotto a merce.
Esistono ancora Ghost Dance shirts nei musei?

Sì.
Alcune istituzioni museali conservano ancora indumenti classificati come Ghost Dance shirts.
Il National Museum of the American Indian, per esempio, cataloga una camicia Lakota realizzata in cotone, decorata e associata a Pine Ridge.
La provenienza di molti oggetti nativi conservati nei musei è però oggi oggetto di particolare attenzione.
Nel caso di manufatti religiosi o funerari, la questione della restituzione alle comunità originarie è diventata centrale.
Ed esistono casi concreti nei quali oggetti Lakota conservati per decenni lontano dagli Stati Uniti sono stati restituiti.
Una Ghost Shirt fu restituita ai Lakota?
Sì, ed è uno dei paralleli più interessanti con il film.
Una celebre Ghost Dance Shirt conservata per oltre un secolo a Glasgow venne restituita alla comunità Lakota alla fine degli anni Novanta.
L’oggetto era stato associato alle vittime di Wounded Knee e la sua restituzione arrivò dopo anni di richieste da parte dei discendenti e delle organizzazioni coinvolte.
È un precedente importante perché mostra quanto sia delicato il concetto di “proprietà” quando si parla di manufatti ottenuti durante periodi di violenza coloniale.
In Americana, la caccia alla camicia esaspera questa stessa domanda:
chi ha diritto a possedere un oggetto culturalmente sacro?
Perché Ghost Eye vuole recuperare la camicia?
Per Ghost Eye, interpretato da Zahn McClarnon, la Ghost Shirt non rappresenta un tesoro da vendere.
Rappresenta qualcosa che deve essere restituito.
È questa differenza a separarlo dagli altri personaggi.
La maggior parte delle persone coinvolte nella caccia all’oggetto ragiona secondo il valore economico.
Ghost Eye ragiona invece in termini di appartenenza culturale.
La camicia non dovrebbe essere nella casa di un ricco collezionista.
Non dovrebbe essere sul mercato nero.
E non dovrebbe diventare lo strumento attraverso cui altri personaggi possono finanziare una nuova vita.
Per lui il punto non è impossessarsene.
È riportarla indietro.
Perché la Ghost Shirt è perfetta per Americana?
Il titolo del film suggerisce già uno dei suoi temi principali.
Americana è una parola utilizzata per indicare immagini, oggetti e simboli associati all’identità americana.
Western.
Musica country.
Automobili.
Armi.
Cowboy.
Piccole città.
Mitologia della frontiera.
La Ghost Shirt introduce però qualcosa che rompe questa versione romantica dell’America.
Ricorda che la costruzione del mito del West convive con la storia delle popolazioni che vivevano su quelle terre molto prima della nascita di quel mito.
Il film mette quindi una reliquia Lakota al centro di una storia che utilizza deliberatamente l’immaginario western.
Non è una scelta casuale.
Americana parla anche di appropriazione culturale?

Sì.
Uno dei casi più evidenti è quello di Cal, il ragazzo che sviluppa un’ossessione per l’immaginario dei nativi americani e arriva a convincersi di essere la reincarnazione di Sitting Bull.
Il personaggio vive la cultura Lakota attraverso ciò che ha visto nei film western.
Per lui è inizialmente una fantasia.
Quando incontra persone appartenenti realmente a quella cultura, però, la distanza tra immaginario cinematografico e identità reale diventa evidente.
La Ghost Shirt svolge la stessa funzione.
Per alcuni è un oggetto esotico.
Per altri è storia familiare, religiosa e collettiva.
Sitting Bull è collegato alla Ghost Shirt del film?
Il film utilizza Sitting Bull soprattutto attraverso l’ossessione di Cal.
Non viene però stabilito che la Ghost Shirt appartenesse realmente a Sitting Bull.
Anche in questo caso è importante separare mito e realtà.
Sitting Bull fu una figura centrale della storia Hunkpapa Lakota e morì il 15 dicembre 1890, pochi giorni prima del massacro di Wounded Knee, durante un tentativo di arresto collegato anche alle tensioni generate dalla diffusione della Ghost Dance.
Il film mette quindi nello stesso racconto elementi storicamente collegati, ma non costruisce una ricostruzione biografica.
Americana è basato su una storia vera?
No.
La vicenda di Penny Jo, Lefty, Mandy, Cal, Dillon, Roy Lee Dean e Ghost Eye è una storia di finzione scritta da Tony Tost.
La parte reale è soprattutto lo sfondo culturale.
Esistono le Ghost Dance shirts.
È reale la Ghost Dance.
È reale il rapporto con la storia Lakota e Wounded Knee.
Ed è reale anche il dibattito sulla restituzione di oggetti nativi conservati in musei e collezioni lontano dalle comunità alle quali appartenevano.
Il film prende tutto questo e lo inserisce all’interno di un crime western contemporaneo.
Cosa rappresenta quindi la camicia nel film?

Alla fine, la Ghost Shirt è molto più del classico oggetto che tutti vogliono rubare.
Rappresenta il modo completamente diverso in cui gli stessi simboli possono essere osservati.
Per il collezionista è prestigio.
Per i criminali è denaro.
Per Penny Jo può diventare il biglietto verso una nuova vita.
Per Cal è parte di una fantasia costruita attraverso i western.
Per Ghost Eye è qualcosa che non avrebbe mai dovuto essere separato dal proprio popolo.
È probabilmente questo il motivo per cui Tony Tost sceglie proprio una Ghost Shirt come centro della storia.
Tutti i personaggi stanno inseguendo lo stesso oggetto.
Ma non stanno inseguendo la stessa cosa.
Se hai visto Americana soprattutto per Sydney Sweeney, su iCrewPlay Cinema abbiamo seguito l’attrice anche in Immaculate – La prescelta e nel thriller The Voyeurs.