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AnticipazioniCinema

Egon Schiele: indispensabile ritorno all’arte nel 2026

Dal 20 aprile riparte la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema

Giuseppe Marazita 53 secondi fa Commenta! 7
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TABÙ. EGON SCHIELE, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios e diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli, dà il via al ritorno di “Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” nei cinema. Il 20, 21, 22 aprile Erika Carletto accompagnerà gli spettatori sulle tracce dell’artista: attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora, a cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati d’archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora la nostra contemporaneità.

Egon schiele: indispensabile ritorno all'arte nel 2026

La colonna sonora, d’impatto fortemente emotivo, è caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla violinista Laura Masotto e sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital. L’elenco delle sale che proietteranno il film sarà presto disponibile su nexostudios.it e le prevendite apriranno a partire dal 20 marzo. TABÙ. EGON SCHIELE si sofferma sul punto di eterno ritorno nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918), costellata da centinaia di quadri e migliaia di opere su carta: quello al paese di nascita della madre dell’artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica Ceca.

Dall’Atelier Egon Schiele, la casa con giardino dove il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil nella cittadina della Boemia, che ai tempi apparteneva all’Impero austro-ungarico, affonda la radice di un’arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del tempo e di condurci all’essenza dell’essere umano. È infatti dall’architettura di Krumau che Egon Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall’alto.

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Egon schiele: indispensabile ritorno all'arte nel 2026
Egon schiele, crescent of houses ii (island town), 1915 © leopold museum, vienna

Una prospettiva capace di farci riflettere sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide, come il fiume Moldava che abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico, ed elementi angolari e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, sul tentativo di riconnettersi alla dimensione da cui dipende l’immagine che tutti abbiamo di noi stessi.

Il rapporto di Egon Schiele con la madre Marie, del resto, era segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso di estraneità segnarono la relazione con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l’abbandono del grande amore Wally. L’affinità elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati biografici.

Egon schiele: indispensabile ritorno all'arte nel 2026
Egon schiele, dead mother i, 1910 © leopold museum, vienna

Uno sguardo nuovo e sapiente su Egon Schiele

L’esplorazione di tutte queste connessioni visive e interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo dell’Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda;la regista Gerda Leopold.

Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le cronologie. Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina per le strade di Praga insieme a Franz Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm.

Egon schiele: indispensabile ritorno all'arte nel 2026
Egon schiele, kneeling girl, resting on both elbows, 1917 © leopold museum, vienna

Non vi è prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare anche l’universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele.

Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione del tempo a cambiare: un tempo non più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918, anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti della Vienna d’oro, crolla l’Impero austro-ungarico, mentre nasce la Cecoslovacchia.

La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di Kafka continua, ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la propria storia: l’eterno ritorno, l’ossessione per la morte, l’autoanalisi istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti al mondo rivelano un artista talmente contemporaneo da dare ancora, violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli di allora come quelli di oggi.

Egon schiele: indispensabile ritorno all'arte nel 2026
Egon schiele, portrait of wally neuzil, 1912 © leopold museum, vienna

Per il 2026, la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei.

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