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- La recensione

L'attore di Mystic River, Tim Robbins, si cimenta nella regia di un documentario intitolato 45 Seconds of Laughter 

45 Seconds of Laughter
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Domentario dell’attore di Mystic River, Tim Robbins, basato sul lavoro fatto da quest’ultimo all’interno di un carcere americano.

L’attore di Mystic River, Tim Robbins, si cimenta nella regia di un documentario intitolato 45 Seconds of Laughter

Presentato lo scorso 3 settembre alla 76. Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia 45 Seconds of Laughter segue l’esperienza avuta da Tim Robbins e la sua compagnia teatrale all’interno del carcere statale di Calipatria.

“Durante le riprese di The Shawshank Redemption e Dead Man Walking, io ho avuto uno sguardo all’interno della natura brutale del sistema delle prigioni negli Stati Uniti. Avevano abbandonato ogni idea di riabilitazione, e la gestione delle nostre prigioni erano di tipo punitivo che portavano ad una disumanizzazione degli incarcerati. Sono anche diventato profondamente consapevole del fatto che la maggior parte dei programmi televisivi e dei film hanno descritto queste persone come animali spaventosi, pericolosi e amorali che rappresentavano una grande minaccia per la società. Questo non riflette la maggior parte delle persone che ho incontrato in prigione. Tredici anni fa, ho iniziato a lavorare con la The actor’s gang company la quale sviluppa programmi riabilitativi nelle prigioni statali della California. Abbiamo chiesto quello ogni classe fosse mescolata razzialmente, che le bande rivali si incontrassero nella stessa stanza. Abbiamo scoperto qualcosa di sorprendente e profondamente umano, un’esperienza che ha cambiato tutti noi e ho capito che era una storia che doveva essere raccontata.”

Le riprese di 45 seconds of laughter sono circoscritte in una singola stanza con un equipaggiamento ridotto all’osso. Girato in soli dodici giorni all’interno di un seminario teatrale, 45 seconds of laughter ha un solo unico scopo: quello di sfidare le divisioni razziali che si creano dietro le sbarre. Gli esercizi e i giochi collettivi hanno lo scopo di mettere in contatto i singoli con le loro emozioni e ricreare un legame nella collettività. Viene usato il teatro italiano e i suoi caratteri più popolari provenienti dalla Commedia dell’Arte, ma sono solo un mezzo per arrivare a quello che è il vero cuore del laboratorio.

Come qualsiasi altro esperimento/laboratorio di arte terapia il mezzo è solo una scusante o per meglio dire non è il fine ultimo di tutto: il risultato non è di certo quello di portare in scena l’opera più bella del mondo o di vincere qualche premio; grazie anche a questa modalità d’uso vediamo l’arte al suo stato primordiale: collante della società e mai come ora dove (la società) è sempre più frammentata e divisa c’è bisogno di ritornare a questo significato.

L’Italia, almeno in quest’ambito, non è all’oscuro di queste esperienze ma anzi nel bel paese c’è uno degli esempi più riusciti: la Compagnia della Fortezza di Volterra.

La Compagnia della Fortezza è un’iniziativa che ogni anno ha luogo presso la Casa di Reclusione di Volterra dall’agosto del 1988 ad oggi.

Anche qui l’interesse e la partecipazione dei detenuti è fortissima, al contrario di quello che succede nel documentario in visione (anche se non è una nota negativa per l’iniziativa americana) la compagnia della fortezza da grande importanza anche alla realizzazione artistica, rimanendo però come punto essenziale le caratteristiche di riabilitative e rieducative.

I risultati ottenuti da quest’operazione hanno portato ad effettuare le prime esperienze di rappresentazione degli spettacoli fuori dalle mure del carcere.

Piccole o grandi che siano la realizzazione di progetti simili non possono che essere un traguardo non solo per la nazione coinvolta in primis ma di tutti noi, si tratta di rivalutare quello che viene considerato come giusto nel far scontare a delle persone che hanno commesso dei reati: bisogna fare un passo in avanti verso un pensiero che non si soffermi solo sul punire la persona andando verso la riabilitazione ed avere un occhio a quello che sarà la loro vita passata dietro ed oltre le sbarre.

45 seconds of laughter è un documentario che fa riflettere e commuovere. Il film anche se realizzato in uno stile essenziale, quasi basilare per questo genere riesce ad essere delicato: la telecamera non è invadente, assistiamo ai loro incontri senza interromperli e le interviste inserite come voice-over danno maggiore fluidità alla visione.

 Siamo, giustamente, abituati alla visione degli aspetti più critici delle carceri americane che devono affrontare il problema di una privatizzazione senza senso: anche in contesti non opportuni si pensa solo al profitto (e Orange is the new black ne ha affrontato tutte le sfaccettature parlando anche di programmi di educazione per le detenute e come fossero solo di una facciata).

45 seconds of laughter è una di quelle piccole pietre preziose che puoi scoprire nei festival di cinema e per cui speri fortemente ci possa essere una distribuzione in Italia.

45 Seconds of Laughter

Genere:

Attori:

Il nostro voto

In conclusione su

Pur essendo di semplice fattura, il documentario riesce ad essere molto toccando: viene messe alla luce la possibilità, poco approfondita negli U.S.A., di una detenzione diversa volta alla riabilitazione grazie anche all’uso dell’arte come forma espressiva e di unione tra i carcerati.

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Pur essendo di semplice fattura, il documentario riesce ad essere molto toccando: viene messe alla luce la possibilità, poco approfondita negli U.S.A., di una detenzione diversa volta alla riabilitazione grazie anche all’uso dell’arte come forma espressiva e di unione tra i carcerati.

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