Zerocalcare Due Spicci è diventato un caso anche fuori dal catalogo Netflix. Dopo le accuse anonime sulle presunte retribuzioni basse di alcuni professionisti coinvolti nella serie animata, l’autore romano è intervenuto in video per chiarire il proprio ruolo e aprire a un confronto sulle condizioni del settore.
Zerocalcare Due Spicci: cosa ha detto l’autore

Zerocalcare ha spiegato di aver appreso le accuse dai canali pubblici e di non aver ricevuto segnalazioni dirette durante la produzione. L’autore ha distinto il proprio ruolo creativo dalla gestione dei contratti individuali, dicendosi disponibile a un confronto se emergessero criticità verificabili.
Il punto più delicato riguarda la distanza tra autore, produzione e collaboratori. Una serie animata coinvolge reparti diversi, società, contratti e passaggi tecnici che non sempre dipendono da chi firma scrittura e regia. Per questo Zerocalcare ha rivendicato di non avere accesso alle condizioni economiche dei singoli lavoratori.
La vicenda pesa perché Due Spicci su Netflix parla anche di precarietà, lavoro e difficoltà economiche. Il cortocircuito tra contenuto della serie e accuse esterne ha alimentato il dibattito, già raccontato nel nostro approfondimento su Due Spicci finito in Parlamento.
Paghe animatori Due Spicci: accuse anonime e smentite
Le contestazioni circolate online parlano di presunti compensi vicini a 6 euro lordi l’ora e carichi di lavoro ritenuti eccessivi. Sono accuse da trattare con cautela, perché diffuse in forma anonima e contestate dalle società coinvolte, che hanno respinto la ricostruzione e rivendicato il rispetto delle norme.
Il caso ha assunto anche una dimensione politica dopo l’intervento del senatore Maurizio Gasparri, che ha sollevato la questione con riferimento alla produzione Netflix. La serie, disponibile dal 27 maggio 2026, conta 8 episodi e viene presentata nella scheda Netflix di Due Spicci come commedia animata creata da Zerocalcare.
La prudenza resta necessaria. Senza contratti, documenti o verifiche indipendenti, il rischio è trasformare testimonianze non attribuite in verità processuali. Allo stesso tempo, liquidare il tema come rumore social sarebbe un errore, perché il lavoro nell’animazione italiana vive da anni tensioni su compensi, tempi e tutele.
Perché il caso Due Spicci riguarda tutta l’animazione italiana

Il nodo supera la singola serie. L’animazione richiede disegnatori, storyboard artist, coloristi, compositori, montatori, doppiatori e coordinatori di produzione. Quando una piattaforma globale distribuisce un titolo italiano, l’attenzione sulle filiere creative aumenta e il pubblico inizia a chiedere trasparenza anche dietro le quinte.
Il quadro normativo resta competenza dei contratti e degli enti preposti al lavoro, con riferimenti istituzionali come il Ministero del Lavoro. Per il settore culturale, però, il problema è anche reputazionale: una serie che racconta fragilità economiche viene giudicata con maggiore severità se la sua produzione viene associata a precarietà.
La risposta di Zerocalcare sposta il caso su un terreno meno urlato: ascolto, verifica e responsabilità dei diversi livelli produttivi. Ora la domanda riguarda produttori, committenti e lavoratori: arriveranno elementi concreti per trasformare la polemica su Due Spicci in un confronto utile sulle regole dell’animazione italiana?