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Lettura: Walter Chiari, ecco il mattatore della commedia all’italiana
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Walter Chiari, ecco il mattatore della commedia all’italiana

Ascesa e caduta del più simpatico di tutti

William Camanzo 52 secondi fa Commenta! 7
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#walter chiari #raimondovianello #luchinovisconti #dinorisi

102 anni fa tondi tondi, pare fosse un sabato, nasceva a Verona Walter Chiari, perché le luci della ribalta si rubano al primo vagito, e amen se l’8 marzo 1924 era Festa della Donna, la scena il mattatore se la prende soprattutto se inatteso. Brave, brave, piagnucolate coi vostri fiocchetti rosa, anni dopo sarete in platea ad applaudirmi per le barzellette sui balbuzienti, ombre della sezione commenti in bianco e nero in cui si rimpiange Corso Garibaldi e il mai celebrato abbastanza si stava meglio quando si stava peggio.

Walter chiari, ecco il mattatore della commedia all'italiana

Eppure all’anagrafe fa Annicchiarico, che sa di Puglia e burocrazia, figlio di Carmelo il brigadiere e Vincenza la maestra, esuli dal mare al freddo nord, manco fossimo gli apatici del polo, dapprima in circoscrizione Romeo e Giulietta e poi, dai 9 anni di Walter, nella Milano dei re all’Idroscalo.

Magazziniere, giovane sportivo, certo, però non esattamente tagliato per fare l’impiegato, anche prima del licenziamento dalla banca causa imitazione di Adolf Hitler eretto in scrivania, stile Robin Williams declamante Walt Whitman per intenderci. Datti al teatro, gli avranno detto, che sagoma che sei, però che non succeda mai più, non si mettono le scarpe nel regname di timbri e scartoffie, non è il benvenuto qui chi insudicia l’affarismo.

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Uno stasimo nel giornalismo, ma l’era minga bun, un tentativo da caricaturista, ma Vauro era Andy Warhol a confronto, quindi il ritorno sui banchi di scuola per conseguire la maturità scientifica, prima dei bombardamenti sulla città che sconsigliano lui l’iscrizione all’università.

La Xª Mas, la Repubblica Sociale, il soggiorno al campo alleato di Coltano assieme ai futuri volti dello showbiz Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Dario Fo, Enrico Maria Salerno, fino al rientro a casa nel 1946, a WW2 terminata, perché la guerra è brutta e cattiva ma la camicia nera snellisce, e poi che italici destini marciare al ritmo di Giovinezza o della più indie Io ti saluto vado in Abissinia.

Walter chiari, ecco il mattatore della commedia all'italiana

Lo stesso anno il debutto sul palco, con Se ti bacia Lola, prima di darsi alla macchia direzione Roma, dove inizia una carriera nel cosiddetto teatro di rivista, settore in cui si afferma grazie a doti da improvvisatore decisamente fuori dal comune.

Ohibò, e il cinema? Stai dal calmo al molto calmo, insegna il magister amoris, perché il 1947 è il momento del grande schermo, con il Nastro d’argento per Vanità che WC si aggiudica come miglior attore esordiente, per la regia di Giorgio Pastina.

E poi le commedie dirette da Mario Mattoli, un ciak col Principe della Risata, Totò al Giro d’Italia (1948), tanti, tantissimi film, impossibile elencarli tutti. D’uopo citare Bellissima (1951), in cui il carisma e la presenza scenica di Walter Chiari sono il contrappunto perfetto al magnetismo di Anna Magnani, un affresco che oltrepassa il neorealismo dipinto dalla viscerale cinepresa di Luchino Visconti, semplicemente una delle pellicole italiane più studiate di sempre. Ancora con Mario Mattoli arriva Il padrone del vapore (1951), dove Walter Chiari è nei panni di sé stesso.

Walter chiari, ecco il mattatore della commedia all'italiana

Il teatro procede alla grande, la commedia musicale è il suo habitat naturale, la chimica con Delia Scala e Sandra Mondaini non ammette repliche, con incursioni nel teatro di prosa in grado di lasciare il segno in maniera indelebile. Nel cinema, gli anni ’50 sono altresì il periodo del filone comico giudiziario, con Un giorno in pretura (1953), Accadde al commissariato (1954) e Accadde al penitenziario (1955) a comporre il trittico. In TV dà il suo meglio: lo sketch del Sarchiapone resta ancora uno dei più celebri del piccolo schermo. È ospite fisso a Studio Uno, varietà che va per la maggiore negli anni ’60. Conduce la fortunata edizione di Canzonissima 1968.

Altre performance interessanti sono La rimpatriata (1962), per la regia di Damiano Damiani, e Il giovedì (1964), diretto da Dino Risi, due commedie amare, perché no, foriere di riflessioni tipiche di chi s’atteggia. Idem Io, io, io… e gli altri (1968), in cui è messo alla berlina l’egoismo umano per la regia di Alessandro Blasetti. Il 1966, invece, è l’anno di Sono strana gente, film di Michael Powell rilevante giusto perché durante le riprese conosce la futura moglie Alida Chelli, sposata nel 1969. Il matrimonio dura fino al 1972. Effetti procreativi: il figlio Simone.

Walter chiari, ecco il mattatore della commedia all'italiana

Il magic moment di Walter Chiari è esaurito. Nel 1970 viene arrestato per consumo e spaccio di cocaina, assieme a Lelio Luttazzi. L’accusa di spaccio cade, quella di detenzione di sostanze stupefacenti gli vale una condanna con la condizionale. La RAI non lo fa più lavorare. I produttori teatrali neppure. Pubblica Quando spunta la luna a Walterchiari, semiromanzo quasibiografico (tuttoattaccato). Gli anni ’70 sono quelli della commedia erotica all’italiana: Amore mio non farmi male (1974), Son tornate a fiorire le rose (1975), La banca di Monate (1976). Da lì a breve la relazione con Patrizia Caselli.

1985, fresche accuse di droga nell’ambito del processo alla Nuova Camorra Organizzata dal pentito Giovanni Melluso, lo stesso che calunnia Enzo Tortora, che nell’occasione procura guai anche a Franco Califano. Prosciolto in istruttoria. Nel 1986 vanta la partecipazione a Romance, pellicola firmata Massimo Mazzucco, oggi attivissimo online in funzione anti CICAP e contro Mentana. Walter Chiari, poi, spira il 20 dicembre 1991. Resta la miniserie RAI del 2012 Walter Chiari – Fino all’ultima risata, con Alessio Boni nelle vesti del protagonista.

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