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The Odyssey: Matt Damon racconta l’impresa di Nolan

Il kolossal con Damon nei panni di Odisseo punta su set reali, IMAX e una produzione fuori scala.

Massimo 2 minuti fa 4
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Contenuti
The Odyssey Matt Damon: perché il set di Nolan era così difficileChristopher Nolan tra IMAX, location reali e poema omericoCosa può cambiare per il cinema blockbuster

The Odyssey Matt Damon: il nuovo film di Christopher Nolan si prepara all’uscita del 17 luglio 2026 con una produzione che l’attore ha descritto come una delle più dure della sua carriera.

Damon interpreta Odisseo nell’adattamento del poema attribuito a Omero, con un cast che include Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Lupita Nyong’o e Charlize Theron. Il progetto è indicato dal sito ufficiale di The Odyssey come girato interamente con cineprese IMAX.

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The Odyssey Matt Damon: perché il set di Nolan era così difficile

«Chi mai girerebbe un film così?» Matt Damon senza parole di fronte alla folle impresa di The Odyssey

The Odyssey ha portato Matt Damon e il cast in location reali, spesso complesse da raggiungere, invece di affidarsi a set digitali più controllabili. Per Nolan, l’impresa fisica della produzione diventa parte del racconto: il viaggio di Odisseo deve sentirsi anche nel modo in cui il film è stato costruito.

Le riprese si sono svolte per 91 giorni e hanno toccato 6 paesi, tra Marocco, Grecia, Italia, Islanda, Scozia e Stati Uniti. Il budget riportato è di circa 250 milioni di dollari, cifra che colloca il film tra le produzioni più ambiziose mai affrontate dal regista.

Uno dei luoghi più citati è il Castello di Santa Caterina a Favignana, usato come riferimento per Itaca. La logistica del set ha richiesto soluzioni estreme, tra percorsi a piedi, trasporto di materiali e una gestione del personale lontana dalla comodità degli studios.

Christopher Nolan tra IMAX, location reali e poema omerico

Il film nasce da L’Odissea attribuita a Omero, uno dei testi fondativi della tradizione occidentale. Nolan lo trasforma in un kolossal d’avventura, ma senza abbandonare la sua idea di cinema: immagini fisiche, ambienti tangibili e una scala visiva pensata per la sala.

La scelta dell’IMAX non è solo tecnica. Dopo Oppenheimer, Nolan continua a difendere un modello produttivo in cui la sala cinematografica resta il centro dell’esperienza. Per questo The Odyssey viene presentato come un film da vedere su grande schermo, non come un semplice titolo di catalogo.

Il discorso si lega anche alla centralità delle star nei grandi franchise contemporanei, tema che abbiamo affrontato parlando dei ruoli chiave di Zoe Saldana tra Avatar e Marvel. Nel caso di Nolan, però, il richiamo del cast serve soprattutto a sostenere un progetto d’autore su scala industriale.

Cosa può cambiare per il cinema blockbuster

Le parole di Damon colpiscono perché descrivono The Odyssey come un film quasi fuori tempo: enorme, faticoso, costoso e costruito attorno alla presenza fisica degli attori nei luoghi. È l’opposto della produzione più rapida e modulare che domina una parte del cinema spettacolare.

Il confronto con altri ritorni al cinema fantastico è inevitabile, anche se su scala diversa: dal recupero dei cult anni 80 raccontato nel caso del sequel di Giochi stellari fino ai grandi rilanci hollywoodiani, l’industria cerca storie riconoscibili ma con identità forte.

La sfida di Christopher Nolan è più netta: trasformare un poema antico in un evento cinematografico moderno senza perdere il senso del viaggio, della fatica e del ritorno. Se il pubblico risponderà, The Odyssey potrebbe diventare il nuovo riferimento per il kolossal adulto in sala.

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