Strawberries di Laïla Marrakchi arriva al Festival di Cannes 2026 con un racconto che unisce migrazione, sfruttamento lavorativo e identità femminile. Presentato nella sezione Un Certain Regard, il film segue un gruppo di donne marocchine trasferite stagionalmente in Andalusia per lavorare nella raccolta delle fragole.
Strawberries racconta il lato nascosto della raccolta agricola in Spagna

La regista franco-marocchina Laïla Marrakchi costruisce la storia partendo da casi reali di lavoratrici migranti impiegate nelle serre del sud della Spagna. Le protagoniste lasciano il Marocco per periodi di 3 o 4 mesi, attratte dalla possibilità di guadagnare denaro da inviare alle famiglie rimaste a casa.
Nel film, il sogno economico si scontra però con condizioni di vita precarie, salari inferiori alle promesse iniziali e casi di molestie. Marrakchi affronta anche il tema della prostituzione forzata e del silenzio imposto alle lavoratrici, spesso prive degli strumenti linguistici e legali necessari per denunciare.
Il progetto nasce dopo un viaggio di ricerca della regista in Andalusia insieme a una giornalista specializzata in migrazione. L’autrice vuole mostrare donne spesso invisibili nel dibattito occidentale, evitando però di trasformarle in semplici vittime prive di personalità o autonomia.
Il Festival di Cannes continua così a ospitare opere politiche e sociali accanto al grande cinema mainstream, come dimostra anche l’attenzione mediatica generata da Vin Diesel a Cannes ricordando Paul Walker.
Laïla Marrakchi tra cinema sociale e identità femminile
Conosciuta per film come Marock e Rock the Casbah, Marrakchi torna a lavorare sui rapporti tra cultura, identità e pressione sociale. Per Strawberries ha collaborato alla sceneggiatura con Delphine Agut, coinvolgendo anche vere raccoglitrici marocchine come comparse durante le riprese.
Nel cast compaiono Nisrin Erradi, già vista in Everybody Loves Touda e Adam, insieme a Hajar Graigaa, Hind Braik e Fatima Attif. La produzione coinvolge società di Marocco, Spagna e Belgio, mentre le vendite internazionali sono gestite da Lucky Number.
La pellicola affronta inoltre il tema del cosiddetto neocolonialismo economico, mostrando come parte del lavoro agricolo europeo dipenda da manodopera straniera vulnerabile. Un tema discusso anche in diversi rapporti pubblicati dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui diritti dei lavoratori migranti.
Cannes 2026 continua a puntare sul cinema politico
Negli ultimi anni la sezione Un Certain Regard è diventata uno spazio sempre più importante per film che uniscono linguaggio autoriale e temi sociali. Strawberries si inserisce in questa linea, scegliendo di raccontare lo sfruttamento attraverso il punto di vista delle donne coinvolte e non attraverso osservatori esterni.
Anche il mercato dello streaming sembra interessato a storie costruite su identità e marginalità culturale, come dimostra il recente progetto Nick Cannon racconta la sua famiglia nella docuserie Netflix. Resta da capire quale sarà la distribuzione internazionale di Strawberries dopo il passaggio a Cannes e se il film riuscirà a entrare nel dibattito europeo sul lavoro migrante.