Ryuichi Sakamoto Opus arriverà nelle sale italiane il 19 maggio come evento speciale dedicato all’ultima performance del compositore giapponese scomparso nel 2023. Diretto dal figlio Neo Sora, il film trasforma un concerto minimalista in un racconto sulla memoria, sul tempo e sul rapporto tra musica e corpo.
Ryuichi Sakamoto Opus racconta l’ultima esibizione del compositore

Girato alla fine del 2022, Opus nasce in un momento delicato della vita di Ryuichi Sakamoto. Le condizioni di salute del musicista non gli permettevano più tournée o concerti tradizionali, ma il compositore decise comunque di registrare una performance definitiva costruita attorno al pianoforte.
Il film presenta 20 composizioni selezionate personalmente da Sakamoto e ordinate come un percorso che accompagna simbolicamente il passaggio dalla mattina alla sera. L’opera attraversa tutta la carriera dell’artista, dagli anni della Yellow Magic Orchestra fino alle colonne sonore composte per Bernardo Bertolucci e Alejandro González Iñárritu.
Tra i brani inclusi ci sono reinterpretazioni più lente e intime di Tong Poo, The Wuthering Heights e Ichimei. Il progetto non utilizza interviste o narrazione tradizionale: la musica diventa l’unico strumento per raccontare il percorso artistico e umano del compositore.
Negli ultimi anni il cinema musicale e documentaristico ha assunto un ruolo sempre più centrale nel mercato culturale globale, come dimostra anche il successo di produzioni biografiche e opere ibride tra performance e archivio.
Neo Sora trasforma Opus in un dialogo tra padre e figlio
Uno degli aspetti più particolari del progetto riguarda la regia di Neo Sora, figlio di Ryuichi Sakamoto. Il film evita qualsiasi tono celebrativo tradizionale e sceglie invece un approccio molto essenziale, quasi contemplativo.
La macchina da presa rimane spesso immobile, concentrandosi sulle mani, sul respiro e sulle pause del compositore. Questo stile accentua la fragilità fisica di Sakamoto senza trasformarla in spettacolo emotivo. Opus diventa così un confronto diretto tra il corpo dell’artista e il tempo che passa.
Il film era stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e successivamente anche a Piano City Milano, confermando l’interesse del circuito festivaliero verso opere costruite sul confine tra concerto, documentario e cinema d’autore.
Il rapporto tra musica, memoria e racconto personale continua a essere centrale anche nelle piattaforme streaming contemporanee, come mostrano documentari recenti tipo Nick Cannon racconta la sua famiglia nella docuserie Netflix e opere biografiche come The Match racconta Maradona oltre la Mano de Dios.
Perché Ryuichi Sakamoto resta una figura centrale nella musica contemporanea
Ryuichi Sakamoto ha attraversato oltre quarant’anni di musica sperimentale, elettronica e cinematografica. Con la Yellow Magic Orchestra contribuì alla nascita del synth-pop e dell’elettronica giapponese moderna, influenzando artisti internazionali tra anni Settanta e Ottanta.
Parallelamente costruì una carriera da compositore cinematografico capace di unire minimalismo, musica classica ed elettronica. Le sue colonne sonore per L’ultimo imperatore, Il tè nel deserto e Revenant hanno modificato il modo in cui il cinema utilizza il suono atmosferico e ambientale.
Opus assume quindi un valore che va oltre il semplice concerto filmato. È anche un archivio artistico pensato da Sakamoto stesso, quasi una composizione finale costruita sapendo che sarebbe potuta essere l’ultima occasione di dialogare con il pubblico.
La vera domanda riguarda ora il futuro di opere simili nel mercato contemporaneo. Film concerto, documentari musicali e performance cinematografiche stanno diventando sempre più importanti per conservare la memoria degli artisti in un’epoca dominata da contenuti frammentati e consumo rapido dello streaming.