Prima che Resident Evil diventasse la saga cinematografica con Milla Jovovich, il primo film avrebbe potuto portare una firma quasi inevitabile: George A. Romero. Il padre del moderno cinema zombie scrisse diverse versioni della sceneggiatura, studiò il videogioco fotogramma per fotogramma e preparò un adattamento con Chris Redfield, Jill Valentine, Wesker e il Tyrant. Poi il progetto venne fermato e Romero uscì di scena.
La storia torna particolarmente interessante adesso. Il nuovo Resident Evil diretto da Zach Cregger ha riportato la saga al cinema nel settembre 2026, mentre il franchise videoludico festeggia i suoi trent’anni. Guardando indietro, però, c’è un bivio che avrebbe potuto cambiare completamente la storia cinematografica di Resident Evil.
Resident Evil doveva passare dalle mani di George Romero
Alla fine degli anni Novanta l’idea aveva una logica quasi perfetta. Resident Evil era diventato uno dei simboli del survival horror e il suo immaginario doveva moltissimo al cinema di Romero. Nel 1998 il regista di La notte dei morti viventi venne coinvolto direttamente nel franchise per realizzare uno spot live action di Resident Evil 2 destinato al mercato giapponese.
Quel lavoro convinse abbastanza da portarlo verso il progetto cinematografico. Romero avrebbe dovuto scrivere e dirigere il film. Non era un incarico puramente simbolico: cominciò realmente a lavorare sull’adattamento e il suo primo draft noto porta la data del 7 ottobre 1998.

Romero non conosceva il gioco, così lo studiò in un modo insolito
Uno dei dettagli più affascinanti riguarda il modo in cui Romero si preparò. Non essendo un giocatore abituale, fece registrare lunghe sessioni del videogioco per poterle studiare. L’obiettivo era capire ambienti, creature, personaggi e progressione narrativa senza limitarsi a ricevere una descrizione dall’esterno.
Il risultato fu una sceneggiatura molto più vicina al primo Resident Evil rispetto al film che sarebbe poi arrivato nel 2002. Al centro c’erano Chris Redfield e Jill Valentine, insieme a personaggi come Barry Burton, Rebecca Chambers, Ada Wong e Albert Wesker. Il laboratorio, la villa e le creature del gioco avevano un peso diretto nella storia.
Non era quindi il Resident Evil di Alice, della Regina Rossa e dell’Alveare che il pubblico avrebbe conosciuto pochi anni dopo. Era un’altra strada, costruita per trasformare il gioco in un horror cinematografico riconoscibile ai fan.
Il film aveva anche il Tyrant
La versione di Romero spingeva molto sulla fedeltà visiva. Per il progetto vennero sviluppati anche concept delle creature e tra i mostri previsti compariva il Tyrant, uno degli avversari simbolo del gioco originale.
Il copione del 1998 mostra quanto il regista volesse mantenere il cuore della prima avventura: la villa, Umbrella, gli esperimenti, i personaggi della squadra e una progressione che conduceva verso il laboratorio e le minacce biologiche più estreme.
È qui che la storia diventa paradossale. Romero era l’autore che aveva contribuito più di chiunque altro a definire l’immaginario moderno degli zombie, mentre Resident Evil aveva costruito parte della propria identità proprio su quel linguaggio. Eppure l’incontro tra i due non arrivò mai sul grande schermo.
Perché il Resident Evil di George Romero fu cancellato?
Non esiste una sola versione semplice della rottura. Romero raccontò in seguito che il progetto aveva sostenitori all’interno della produzione, ma che la sua visione non coincideva con quella di chi controllava il film. Il nodo riguardava soprattutto il tono e la direzione dell’adattamento.
La ricostruzione pubblicata da Film Stories ripercorre il passaggio da Romero a Paul W. S. Anderson: il progetto del primo regista si fermò dopo divergenze sulla sceneggiatura, mentre Anderson arrivò successivamente con una propria idea che venne trasformata nel film uscito nel 2002.
Da parte di Capcom arrivò anche una spiegazione molto più netta. Il produttore Yoshiki Okamoto dichiarò all’epoca che la sceneggiatura di Romero non era stata ritenuta adeguata. Romero, invece, spiegò che percepiva una spinta verso un film più orientato all’azione e meno vicino al tipo di horror che aveva immaginato.
Qualunque sia stato il peso preciso delle diverse decisioni, il risultato fu definitivo: George A. Romero lasciò Resident Evil e il suo film non venne realizzato.
Paul W. S. Anderson trasformò completamente l’idea
Quando il progetto ripartì con Paul W. S. Anderson, la struttura cambiò. Il film del 2002 non ricreò direttamente la storia della villa con Chris e Jill. Introdusse Alice, interpretata da Milla Jovovich, l’Alveare, la Regina Rossa e una nuova linea narrativa pensata per convivere con elementi presi dai giochi senza copiarne una singola trama.
Quella decisione costruì una saga autonoma durata sei film con Jovovich. E proprio questo rende affascinante il progetto perduto di Romero: non rappresenta soltanto una versione alternativa dello stesso film, ma un’intera possibile storia del franchise cinematografico che non è mai esistita.
Quanto sarebbe stato diverso il Resident Evil di Romero?
Molto. Il film avrebbe dato immediatamente al pubblico cinematografico Chris, Jill, Wesker e le creature più riconoscibili del primo gioco. Questo avrebbe probabilmente legato fin dall’inizio la saga cinematografica alla continuità e ai protagonisti videoludici.
Il Resident Evil del 2002 fece invece l’opposto: inventò una protagonista nuova e costruì una mitologia parallela. Quella scelta consentì ai film di muoversi con grande libertà, fino a trasformare Alice in una figura centrale che non esisteva nei videogiochi.
Chi vuole ricostruire tutte le strade percorse dal franchise può leggere anche la nostra guida ai film di Resident Evil in ordine. Vista oggi, la versione di Romero sembra quasi il punto zero di una timeline alternativa.
Perché questa storia conta ancora nel 2026
Il nuovo Resident Evil ha riportato il franchise davanti al pubblico con un’altra reinvenzione. La scheda ufficiale Sony Pictures presenta il film di Zach Cregger come una storia completamente nuova, con Austin Abrams nel ruolo di Bryan e un’altra interpretazione di Raccoon City.
È curioso che, dopo decenni di film, reboot e nuove continuità, Resident Evil continui a tornare alla stessa domanda: quanto deve essere fedele al videogioco un adattamento cinematografico?
Romero aveva provato a rispondere alla fine degli anni Novanta scegliendo la strada della riconoscibilità: personaggi del gioco, villa, creature e atmosfera. Quella versione venne scartata. Anderson costruì invece una saga indipendente. Nel 2026 Cregger ha scelto un’altra volta una storia nuova, ma cercando di recuperare il ritmo e la vulnerabilità del survival horror.
Il film di George A. Romero resta così uno dei più grandi “e se?” della storia degli adattamenti videoludici. Non perché possiamo sapere se sarebbe stato migliore, ma perché avrebbe fatto partire Resident Evil al cinema da un punto completamente diverso. E forse, con Chris e Jill davanti alla macchina da presa già alla fine degli anni Novanta, oggi ricorderemmo una saga cinematografica molto differente.


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