Parola di Tommaso torna d’attualità nei giorni del Perdono di Assisi, la ricorrenza francescana celebrata tra il 1° e il 2 agosto. Il film diretto da Matteo Vanni sceglie un punto di vista poco frequentato dal cinema: quello di Tommaso da Celano, frate e primo biografo di San Francesco.
Parola di Tommaso, perché il film si lega al Perdono di Assisi

Il legame nasce dal contesto storico. Il Perdono di Assisi viene tradizionalmente collegato al 1216, quando Francesco ottenne da papa Onorio III l’indulgenza associata alla Porziuncola. Tommaso da Celano visse negli stessi decenni e contribuì in modo decisivo a tramandare la figura del fondatore dell’ordine francescano attraverso le sue biografie.
La ricorrenza continua a essere celebrata ogni anno tra il 1° e il 2 agosto e resta strettamente associata alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola. In questo quadro, il film offre un’occasione per tornare sulla figura di Francesco attraverso chi contribuì direttamente alla costruzione della sua memoria storica.
L’interesse del progetto sta proprio nella scelta di spostare lo sguardo dal santo al suo testimone. La vicenda di Tommaso permette di interrogarsi su come le esperienze di Francesco siano state raccolte, ordinate e trasformate in racconto nei primi decenni successivi alla nascita del movimento francescano.
Di cosa parla Parola di Tommaso e chi è Tommaso da Celano
Parola di Tommaso è costruito attorno alla figura di Tommaso da Celano, religioso vissuto tra il XII e il XIII secolo e considerato il primo biografo di Francesco d’Assisi. Il film mette in relazione il lavoro del frate con l’eredità spirituale e culturale lasciata dal santo, cercando di mostrare il processo attraverso il quale quella storia è arrivata fino al presente.
Tommaso da Celano occupa una posizione particolare nella tradizione francescana perché visse molto vicino agli eventi che raccontò. Le sue opere rappresentano una delle testimonianze più antiche sulla vita di Francesco e hanno influenzato profondamente la maniera in cui il santo è stato percepito nei secoli successivi.
Il progetto diretto da Matteo Vanni si inserisce quindi nel filone dei film storici e religiosi che utilizzano una figura secondaria per rileggere un personaggio molto più conosciuto. Il centro narrativo non riguarda soltanto Francesco, ma anche il problema della testimonianza: chi racconta una vita e quanto quel racconto finisce per modellarne l’immagine pubblica.
San Francesco al cinema, perché il punto di vista cambia tutto
Francesco d’Assisi è stato raccontato numerose volte dal cinema e dalla televisione, con approcci molto diversi tra loro. Alcune opere hanno insistito sulla conversione, altre sul rapporto con la povertà, altre ancora sul conflitto tra spiritualità personale e istituzione ecclesiastica. Parola di Tommaso prova invece a entrare nella fase in cui quell’esperienza comincia a diventare memoria scritta.
Questo spostamento permette di osservare anche la distanza tra la persona storica e l’immagine costruita nei secoli. La figura di Francesco viene così filtrata attraverso chi lo conobbe, lo ascoltò o raccolse testimonianze dirette, mostrando quanto il lavoro dei primi biografi sia stato determinante.
Il richiamo al Perdono di Assisi rende il film particolarmente attuale nei primi giorni di agosto. A oltre otto secoli dagli eventi legati alla Porziuncola, il punto resta lo stesso: capire quanto dell’immagine di Francesco arrivata fino al pubblico contemporaneo dipenda dalle persone che decisero di metterne per iscritto la vita, le scelte e la visione religiosa.