In Lo squalo (1975), Steven Spielberg mostrò il predatore meno del previsto perché lo squalo meccanico, soprannominato Bruce, si guastava continuamente durante le riprese in mare. Quel limite tecnico costrinse il regista a raccontare la minaccia attraverso l’acqua, i movimenti delle vittime e alcuni segnali indiretti. Il risultato fu una suspense che ancora oggi rende celebre il film.
Perché lo squalo si vede così poco nel film?
Il progetto prevedeva un grande modello meccanico, ma filmare nelle acque di Martha’s Vineyard era molto più complicato che provarlo in condizioni controllate. Le attrezzature subivano le conseguenze dell’acqua salata, delle correnti e dei movimenti del mare. Spielberg dovette così girare numerose sequenze senza poter contare sulla presenza fisica del predatore.
Come racconta un approfondimento di Turner Classic Movies, furono realizzate tre versioni meccaniche dello squalo, pensate per inquadrature diverse. Problemi a tubi, meccanismi e piattaforme resero la lavorazione lunga e imprevedibile.
Chi era Bruce, lo squalo meccanico?
Bruce era il soprannome dato dagli addetti ai lavori allo squalo artificiale del film. Il sito ufficiale dello scrittore Peter Benchley, autore del romanzo da cui nasce la storia, conserva fotografie del set con la creatura meccanica e il personale impegnato a gestirla. Il nome, secondo questa documentazione, richiamava l’avvocato hollywoodiano di Spielberg.
Non si trattava di un animale ripreso dal vero: Bruce era un complesso effetto pratico, la cui credibilità dipendeva da movimenti, posizionamento e condizioni tecniche difficili da controllare in mare aperto. Le fotografie dal set conservate da Peter Benchley permettono di vedere la macchina fuori dalla finzione cinematografica.
Quali scene trasformarono il problema in suspense?
Quando il mostro non poteva essere mostrato, il pericolo continuava a esistere attraverso l’acqua apparentemente vuota, le reazioni dei personaggi e i barili gialli usati per seguirne la posizione nella caccia finale. Il pubblico capisce che lo squalo è vicino pur senza vederne il corpo.
Non è però corretto attribuire ogni inquadratura soggettiva o ogni scelta di regia esclusivamente ai guasti. Spielberg aveva già un interesse per la tensione creata da ciò che resta invisibile. I problemi del modello resero quella scelta ancora più decisiva nell’intero film.
Il guasto rese Lo squalo un film migliore?
Non si può dimostrare che il film avrebbe funzionato peggio con un modello perfetto, ma c’è un legame diretto fra le difficoltà di produzione e la grammatica del suspense scelta sul set. Un’intervista a Spielberg pubblicata da Vanity Fair ricostruisce i guasti ricorrenti, le riscritture e la pressione della lavorazione nell’oceano.
L’aspetto più interessante del retroscena non è soltanto che una macchina si rompeva: un limite materiale ha spinto un regista a trasformare l’assenza dell’immagine in parte della paura. La musica di John Williams e la prospettiva delle vittime amplificano quel vuoto, senza sostituire il ruolo delle scelte visive.
Dove approfondire il film su iCrewPlay Cinema?
Il nostro archivio segue anche la fortuna successiva del titolo, dal ritorno de Lo squalo nelle sale al documentario Jaws @ 50. Questo approfondimento si concentra invece sul rapporto fra guasti del set e linguaggio cinematografico.
In breve
Lo squalo si vede poco anche perché Bruce, il modello meccanico, funzionava male in mare. Spielberg dovette suggerire la presenza del predatore con acqua, reazioni e indizi visivi: un problema produttivo diventato una delle grandi lezioni di suspense del cinema.
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