Con l’arrivo nelle sale italiane di L’albero di molto lontano, fissato per l’8 ottobre 2026 grazie a Notorious Pictures, Hollywood tenta di rispolverare quella specifica meraviglia vecchio stile: durante l’infanzia il confine tra realtà e immaginazione si assottigliava fino a scomparire, un territorio che il cinema fantasy ha spesso cercato di mappare e ora sarà tradotto sul grande schermo con uno dei classici della letteratura per ragazzi più amati del Novecento britannico: la saga di Enid Blyton.

Il trailer ufficiale italiano, rilasciato di recente, non si limita a mostrare sequenze spettacolari, ma mette subito in chiaro il cuore tematico dell’opera, orchestrata dal regista Ben Gregor e scritta da Simon Farnaby, già autore del successo di perle come Paddington 2. La sinossi delinea una premessa narrativa che risuona in modo quasi provocatorio con la nostra quotidianità. Al centro della storia di L’albero di molto lontano troviamo la famiglia Thompson, una tipica cellula urbana moderna, iper-connessa, distratta dagli schermi e vittima di quella frenesia digitale che divora il tempo libero.
Tim e Polly, interpretati rispettivamente da Andrew Garfield e Claire Foy, decidono di dare un taglio netto a questa deriva esistenziale. Il loro piano, che i figli inizialmente accolgono come una vera e propria punizione medievale, consiste nel trasferirsi in un vecchio fienile sperduto nella campagna inglese. Un luogo idilliaco ma radicalmente privo di Wi-Fi o elettricità. Per i tre fratelli Beth, Joe e la piccola Fran, il trauma da disconnessione è immediato, ma è proprio quando i dispositivi elettronici si spengono che il mondo circostante ricomincia a parlare.
Vediamo insieme le prime immagini del magico adattamento cinematografico nel trailer ufficiale italiano di L’albero di molto lontano:
Il ritorno della magia analogica con L’albero di molto lontano
Il trailer si accende proprio in questo frangente, catturando lo smarrimento iniziale dei ragazzi che si trasforma rapidamente in curiosità. Nonostante i cartelli di divieto e gli avvertimenti degli adulti, la piccola Fran si imbatte in una maestosa quercia secolare mentre esplora i boschi. Non si tratta però di un albero comune, bensì dell’Albero di Molto Lontano, una struttura vivente che ospita tra le sue fronde un intero microcosmo segreto.

Il film introduce così una galleria di creature bizzarre ed eccentriche che i lettori della Blyton ben conoscono: la fatina Silky, il gigante Moonface (interpretato da Nonso Anozie) e il bizzarro Saucepan Man. La vera intuizione visiva svelata dalle immagini del trailer risiede nella natura stessa dell’albero. La cima della pianta non si limita a svettare verso il cielo, ma funge da vero e proprio portale mobile.
Ogni giorno, lassù, si ferma una terra fluttuante diversa, un regno magico sospeso che rimane accessibile solo per un tempo limitato prima di andarsene e lasciare il posto a un altro scenario. I ragazzi si trovano così a viaggiare tra il Paese degli Unicorni e bizzarre terre dove i desideri prendono vita in modo letterale e spesso pasticciato, costringendoli a fare squadra per non rimanere bloccati in dimensioni sconosciute.

Dal punto di vista puramente cinematografico, le immagini promozionali di L’albero di molto lontano suggeriscono un’operazione nostalgica ma visivamente contemporanea. Gli effetti visivi non cercano il fotorealismo sterile della moderna computer grafica fantascientifica, ma abbracciano una palette cromatica calda, materica, quasi tangibile, che ricorda le grandi produzioni per famiglie degli anni Novanta. C’è una precisa volontà di far respirare la foresta, di rendere lo spettatore partecipe di quel senso di scoperta che si prova arrampicandosi sui rami.
L’albero di molto lontano sembra configurarsi come un’importante scommessa per il botteghino autunnale. Non è soltanto un film d’avventura per bambini, ma un invito esplicito rivolto anche ai genitori. Attraverso la metafora del viaggio fantastico e della quercia incantata, la pellicola mette in scena la riscoperta dei legami familiari più autentici, ricordandoci che a volte, per trovare qualcosa di davvero straordinario, basta smettere di guardare lo schermo del telefono e alzare gli occhi verso la cima di un albero.

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