Il mito del mostro continua…se ancora non ne avete abbastanza arriva Maggie Gyllenhaal con La Sposa, riportando nuovamente alla luce l’orrida creatura di Frankenstein che già Guillermo Del Toro aveva sensibilizzando e snaturato dall’etichetta di mostro con la sua rivisitazione in chiave filosofica e umana interpretata da Jacob Elordi.
Il 2025 si era aperto con Nosferatu di Eggers, e poi il flop di Besson con Dracula sino al nuovo e promettente dramma cinematografico shellyniano con un cast d’eccezione. Infatti in La sposa troviamo la nuova promessa del cinema Jessie Buckley candidata agli Oscar 26 per l’interpretazione superlativa in Hamnet e Christian Bale nei panni del mostro.

Non poteva mancare il fratello della regista nonché Jake Gyllenhaal nel ruolo di Ronnie Reed, un noto attore degli anni ’40. Insomma il cast promette bene, la trama un pò meno poiché anticipa nuovamente un riadattamento visto e rivisto ma comunque la promettente messa in scena è dietro l’angolo, soprattuto dalla visione del trailer.
La sposa: ottima premessa ma il film non funziona
Ottime intenzioni che però si perdono tra una regia lenta e assuefatta da troppi sillogismi morali, compromettendo poi la reale azione e dinamiche che la sceneggiatura offre.
Per farlo funzionare la regista é dovuta ricorrere a un cast di eccellenze eppure questo non é bastato. L’ennesimo mito del mostro, questa volta di nuovo il dramma shellyniano torna con una nuova trasposizione questa volta Frankenstein cerca moglie! Una storia maledetta un po’ alla Bonny e Clyde con una sfumatura punk e jokeriniana. Infatti le reference sono troppe e confondono con il messaggio effettivo del film, che l’amore non é ordinabile o modellabile ma nasce dall’imperfezione e dall’ irrazionalità come succede alla protagonista, che viene riportata alla luce dalla folle richiesta della creatura perché divorato dal tempo e dall’eterna solitudine. Insomma una retorica che abbiamo sentito e risentito ma nel film trattata molto grossolanamente.

Una storia che poi nel finale diventa a uso commerciale, la regista ha voluto performare un personaggio che potesse rimanere con una forte identità anche fuori dallo schermo. Plasmando un costume, l’ironico e sadico carattere e l’immensa bravura della Buckley che lo fa emergere. Ma il tempo dei miti è finito, e con l’industria cinematografica attuale è difficile far rimanere un personaggio in maniera così forte e caotica tra le masse.

Non ha funzionato per il Joker, che seppur il primo capitolo aveva avuto un enorme successo, poi la conseguente consacrazione con la coppia di Harley Quinn interpretata da Lady Gaga ha floppato. In questo caso, dobbiamo riconoscerlo, performare personaggi e il rispettivo costume simbolico appartiene alla DC e alla Marvel che non sbagliano mai un colpo. Infatti l’unica Harley Quinn che regge fuori dal fumetto, è quella interpreta da Margot Robbie.
E proprio questo personaggio ha forti somiglianze con La Sposa, poiché il personaggio si sbarazza dell’etichetta della moglie di Frankenstein e prende una strada a sè, portando alla ribalta una forte personalità femminile e di emancipazione che diventa simbologia di maschera tra il branco. Con una spudorata follia e leggerezza diventa protagonista più del mito in sè, eclissando completamente Christina Bale.

Un amore punk un pò troppo fiabesco e clichè
Una storia d’amore punk e fiabesca a tratti, con la pesante e insopportabile retorica del lieto fine. Tutto si snatura dalle intenzioni audaci e originali, finendo nel girone infernale del convenzionale. L’ennesima storiella, questa volta più folle ma a tratti simile a quella tra il Joker e Harley Quinn tra una scenografia quasi impercettibile, inesistente e che si confonde quasi con Gotham City. Forse Maggie Gyllenhaal è rimasta un pò troppo nel personaggio! (Rachel Dawes in Batman)
La regia un po più sottotono della fotografia, non magistrale ma comunque intrigante e enigmatica. Alcune scelte certo non sono originalissimi parliamo ormai della stessa pappa che ci viene riproposta ogni tot e che purtroppo non ci stanca mai.

Ad occhio sembrerebbe un film fatto tanto per fare…e a tratti segue una narrazione lenta e poco travolgente nonostante alla fine la sceneggiatura regalasse davvero una bella storia e bel svolgimento. Annientato purtroppo dalla lentezza e dalla sfumatura musicale. Gli attori protagonisti, Buckley e Bale bravi, ma l’intesa e la chimica non riesce ad emergere.

Probabilmente per via della troppa cozzaglia di generi e intrighi che prendono forse più attenzione e tempo narrativo della storia d’amore in sè. Dal fantascientifico, passiamo al poliziesco con la detective Myrna Mallow interpretata da Penelope Cruz. (Serviva lei per un ruolo così fiacco? Sicuramente no. Ma come abbiamo già detto il film si regge sul cast.) E poi il crime, con la tipica criminalità mafiosa “tradizionale” italiana (e che nessuno ce la tocchi), un pò di musical che non guasta mai e infine la favoletta moderna, il vissero per sempre felici e contenti.
Sinceramente questa ennesima storiella convenzionale e con la solita morale trita e ritrita non serviva!
