La mia anima ha fretta porta sullo schermo la storia di Nicolas Gentile, il pasticcere abruzzese diventato noto per aver costruito una vera Contea ispirata all’universo di Tolkien. Presentato durante il Comicon Napoli 2026, il documentario diretto da Giuseppe Contarino racconta una comunità nata attorno all’idea di rallentare e vivere in modo diverso.
La mia anima ha fretta racconta la vita da Hobbit di Nicolas Gentile

Nicolas Gentile vive a Bucchianico, in Abruzzo, dove ogni giorno si divide tra il lavoro in pasticceria e il progetto della sua personale Contea. Il documentario mostra come questa idea sia cresciuta negli anni fino a trasformarsi in un luogo reale frequentato da appassionati provenienti da tutta Italia.
Nel 2021 Gentile aveva già attirato l’attenzione internazionale organizzando un cammino di 220 chilometri ispirato al viaggio di Frodo ne Il Signore degli Anelli. I partecipanti percorsero il tragitto a piedi, vestiti come i personaggi creati da J. R. R. Tolkien, fino a raggiungere il Vesuvio.
Il documentario evita però la celebrazione epica del personaggio. Contarino e lo sceneggiatore Guido Fiandra scelgono di raccontare Nicolas attraverso le persone che lo circondano: familiari, amici e visitatori che ogni anno partecipano alle feste organizzate nella Contea Gentile.
L’interesse verso mondi fantasy e comunità immersive continua a crescere anche fuori dal cinema tradizionale, come dimostra il successo di prodotti legati all’universo fantasy come Minas Tirith nel nuovo set LEGO Icons.
Il documentario tra Tolkien, comunità e ricerca di semplicità
La mia anima ha fretta prende il titolo da una poesia attribuita a Mario de Andrade e segue Nicolas in un percorso simbolico che attraversa anche i paesaggi dell’Etna. La fotografia di Vincenzo Faro punta molto sui contrasti naturali, alternando boschi, vulcani e momenti di vita collettiva.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è il tentativo di rappresentare la comunità Hobbit non come evasione dalla realtà, ma come risposta contemporanea alla frenesia quotidiana. Nel film compaiono professionisti, psicologi e tecnici informatici che durante gli eventi della Contea interpretano personaggi fantasy e condividono attività collettive.
Il documentario ha già ottenuto il premio come Miglior Documentario Internazionale all’El Ojo Maya International Film Festival in Chiapas. Un riconoscimento che conferma il crescente interesse per opere ibride tra reportage sociale e cultura pop.
La cultura Tolkien continua a influenzare cinema e comunità
Negli ultimi anni l’universo creato da Tolkien è tornato centrale nell’intrattenimento globale tra serie TV, eventi cosplay e turismo tematico. Anche produzioni documentaristiche e autobiografiche stanno sfruttando questo immaginario per raccontare esperienze personali e comunitarie.
Il fenomeno ricorda altri racconti contemporanei costruiti sull’identità collettiva e sul bisogno di appartenenza, come il documentario sportivo The Match dedicato a Maradona. Resta ora da capire quale distribuzione avrà La mia anima ha fretta dopo il passaggio festivaliero e se il progetto riuscirà a raggiungere anche il pubblico internazionale interessato alla cultura Tolkien.