Nel finale di La coda del diavolo, Sante Moras riesce a dimostrare di essere stato incastrato: non è lui l’assassino del detenuto Virdis. La sua fuga lo porta a scoprire che dietro il delitto e alle sparizioni di giovani ragazze c’è una rete criminale più ampia, che aveva bisogno di un capro espiatorio.
Il film con Luca Argentero arriva stasera, 30 settembre 2026 alle 23:10 su Rai 2, in prima visione in chiaro. Da qui in poi ci sono spoiler completi.
Come finisce La coda del diavolo?
Sante parte come principale sospettato perché Virdis muore proprio durante il suo turno in carcere. Tutti gli indizi sembrano spingerlo verso una sola conclusione, ma l’ex poliziotto capisce presto che qualcuno sta costruendo il caso contro di lui.
Con l’aiuto della giornalista Fabiana Lai, Sante ricostruisce i collegamenti tra l’omicidio in carcere, le ragazze scomparse e un’organizzazione che sfrutta giovani vulnerabili. Il punto del finale non è soltanto scagionare Sante: è mostrare che Virdis era un ingranaggio di qualcosa di molto più grande.
Sante è innocente?
Sì. Sante non ha ucciso Virdis. Viene scelto proprio perché la sua situazione personale, il passato da poliziotto e i problemi economici lo rendono un bersaglio credibile. L’organizzazione costruisce intorno a lui una versione dei fatti abbastanza forte da spingerlo alla fuga.
Il film ribalta così la premessa iniziale: la fuga di Sante non è quella di un colpevole che cerca di evitare la giustizia, ma quella di un uomo che deve restare libero abbastanza a lungo da trovare la prova della propria innocenza.
Chi è davvero Derosas?
Uno dei passaggi decisivi riguarda Derosas, l’uomo che si presenta come legale della famiglia della ragazza uccisa. La sua identità e il suo ruolo non sono ciò che sembrano: la famiglia non aveva incaricato un avvocato di quel tipo e Derosas è collegato alla rete criminale.
Questo dettaglio cambia anche il significato dell’offerta fatta a Sante. L’idea di pagarlo per eliminare Virdis non nasce da una semplice vendetta privata, ma serve a costruire una trappola e a spostare la responsabilità su di lui.
Che cosa c’entrano le ragazze scomparse?
La morte di Virdis si collega a una serie di sparizioni. Le vittime sono soprattutto giovani provenienti da famiglie fragili o immigrate, persone che l’organizzazione considera più facili da far sparire senza attirare subito l’attenzione.
È la scoperta che trasforma il film da semplice caccia all’uomo a thriller su una rete di sfruttamento. Sante non deve più soltanto salvarsi: deve impedire che altre ragazze facciano la stessa fine.
Fabiana aiuta davvero Sante?
Sì. Fabiana diventa l’alleata fondamentale di Sante perché non accetta la versione più semplice del caso. Il suo lavoro da giornalista permette di mettere insieme informazioni che la sola fuga di Sante non avrebbe potuto produrre.
Il rapporto tra i due resta soprattutto funzionale alla ricerca della verità. Fabiana non è un semplice personaggio da salvare: è il contrappeso investigativo di Sante e rende possibile collegare i diversi pezzi della vicenda.
Che cosa significa il finale?
Il finale chiude la vicenda personale di Sante, ma lascia volutamente una sensazione meno rassicurante sul sistema criminale. Il protagonista può dimostrare di essere stato usato come capro espiatorio, ma la rete che ha scoperto è più grande del singolo uomo che gli ha teso la trappola.
È qui che il titolo acquista peso: la “coda del diavolo” non indica soltanto un indizio del caso, ma l’idea che ogni elemento della storia trascini con sé un altro pezzo, fino a far emergere una verità molto più estesa del primo omicidio.
Sky presenta ufficialmente il film come la storia di un ex poliziotto incastrato per un omicidio e costretto a cercare la verità per salvarsi. La prima visione in chiaro del 30 settembre è confermata anche dal palinsesto Rai.
Se ti interessa anche il luogo in cui questa fuga prende forma, abbiamo ricostruito dove è stato girato La coda del diavolo, tra Sardegna, Roma e Sofia.
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