Goodbye Cruel World Cannes 2026 porta alla Semaine de la Critique il debutto alla regia di Félix de Givry. Il film, titolo originale Adieu monde cruel, chiude la 65ª edizione della sezione parallela con un racconto adolescenziale sospeso tra trauma, notte urbana e ritorno alla luce.
Goodbye Cruel World Cannes 2026: trama e cast del film

Goodbye Cruel World Cannes 2026 racconta la scomparsa di Otto Vidal, 14 anni, dopo una lettera d’addio indirizzata ai compagni. Tutti lo credono morto, finché Léna, una ragazza del suo liceo, lo vede una notte per strada. Il film dura 1h33.
La scheda ufficiale della Semaine de la Critique su Adieu monde cruel conferma la première mondiale, la selezione in séance spéciale e il ruolo di film di chiusura. Nel cast figurano Milo Machado-Graner, Jane Beever, Françoise Lebrun, Maïa Sandoz, Emmanuelle Destremau ed Erwan Kepoa Falé.
Machado-Graner arriva al progetto dopo la forte esposizione ottenuta con Anatomia di una caduta. Qui interpreta un adolescente che non viene trattato come semplice vittima, ma come figura romantica e contraddittoria, incapace di far coincidere il proprio ideale con la realtà degli altri.
Félix de Givry affronta il bullismo senza immagini facili
Il cuore del film è il bullismo, ma Félix de Givry evita la rappresentazione più automatica della violenza scolastica. Il regista parte da esperienze personali e sposta l’attenzione sul silenzio collettivo: non solo chi agisce, ma anche chi osserva senza intervenire.
Questa idea dell’omertà attorno al bullismo rende Goodbye Cruel World meno lineare di un dramma scolastico tradizionale. La violenza non è solo fisica, passa dal linguaggio, dall’esclusione e dalla paura di diventare il prossimo bersaglio. È un approccio che può parlare anche al pubblico adulto, perché chiama in causa l’ambiente e non soltanto il singolo aggressore.
Il film si inserisce in una Cannes 2026 che continua a usare le sezioni parallele come spazio per sguardi laterali e autori emergenti. Nello stesso orizzonte festivaliero si muove anche il thriller Gentle Monster con Léa Seydoux a Cannes, altro titolo costruito su tensione psicologica e identità femminile.
Un debutto che guarda al cinema del passato
Goodbye Cruel World non punta solo sul tema sociale. De Givry costruisce il film come un percorso visivo dalla pesantezza iniziale a una progressiva riemersione della luce. Tra le ispirazioni dichiarate c’è Quattro notti di un sognatore di Robert Bresson, riferimento utile per capire il peso della notte e della dimensione sospesa.
La fotografia è firmata da Tara-Jay Bangalter, il montaggio da Sanabel Cherqaoui e la musica da Arnaud Toulon. La voce narrante di Françoise Lebrun aggiunge una distanza da racconto già accaduto, quasi a lasciare il dubbio tra memoria, fiaba e ricostruzione emotiva.
Il lavoro sulla musica conferma l’ambizione cinefila del progetto: non semplice accompagnamento emotivo, ma tema ricorrente capace di tenere insieme l’intero racconto. In questo senso il film dialoga con un’idea più classica di messa in scena, meno dipendente dall’urgenza del realismo contemporaneo.
Perché la chiusura della Semaine de la Critique conta
La scelta di Goodbye Cruel World come film di chiusura dà a Félix de Givry una vetrina strategica. La Semaine de la Critique è spesso il luogo in cui Cannes misura nuovi autori e traiettorie future, prima che il mercato internazionale decida distribuzione, passaggi festivalieri e possibile circolazione d’essai.
La presenza di Milo Machado-Graner aiuta la riconoscibilità del titolo, ma non lo trasforma in un prodotto semplice. È un film di formazione con materia sensibile, tono malinconico e ambizione formale. Per questo può interessare anche chi segue le nuove identità attoriali del cinema europeo, come nel caso del nostro ritratto di Mia Goth.
Il passaggio a Cannes chiarirà se Goodbye Cruel World resterà un titolo per cinefili da festival o se riuscirà a trovare una distribuzione più ampia. La sua forza, almeno sulla carta, sta nel trattare l’adolescenza non come età fragile da proteggere con retorica, ma come territorio dove silenzio, vergogna e desiderio di sparire possono diventare cinema.