Fortapàsc racconta una storia vera: quella di Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino ucciso dalla camorra a Napoli il 23 settembre 1985, pochi giorni dopo avere compiuto 26 anni. Il film di Marco Risi segue soprattutto l’ultimo periodo della sua vita e ricostruisce le inchieste sui clan di Torre Annunziata, il lavoro precario, la passione per il giornalismo e il percorso che lo portò a diventare un bersaglio.
Fortapàsc torna in TV domenica 13 settembre 2026 alle 21:20 circa su Rai 5. A pochi giorni dal 41° anniversario dell’omicidio di Siani, il passaggio televisivo riporta al centro alcune domande: perché fu ucciso? Quanto è fedele il film? La Méhari che guida Libero De Rienzo è davvero quella di Giancarlo?
Chi era Giancarlo Siani?
Giancarlo Siani era un giovane giornalista napoletano nato il 19 settembre 1959. Collaborava con Il Mattino e seguiva in particolare la cronaca di Torre Annunziata. Non aveva ancora ottenuto il contratto da professionista e definiva ironicamente la propria condizione quella di un «praticante abusivo».
Il suo lavoro si concentrava sugli equilibri della camorra nell’area vesuviana, sugli omicidi, sui rapporti tra clan e sulle conseguenze che la criminalità organizzata aveva sulla vita quotidiana e sulle istituzioni locali. La Fondazione Giancarlo Siani raccoglie oggi centinaia di suoi articoli e inchieste.
Perché Giancarlo Siani fu ucciso?
Secondo la ricostruzione giudiziaria e quella riportata da Rai Cultura, Siani fu assassinato perché le sue inchieste avevano rivelato informazioni troppo sensibili sugli equilibri tra i clan. In particolare viene indicato come decisivo un articolo pubblicato su Il Mattino il 10 giugno 1985, nel quale il cronista raccontava i rapporti tra il clan Nuvoletta e quello di Valentino Gionta e gli interessi che avevano portato all’arresto di quest’ultimo.
Siani aveva quindi trasformato informazioni criminali difficili da leggere dall’esterno in notizie comprensibili al pubblico. Era questo il punto più pericoloso del suo lavoro: rendere visibili legami e strategie che i clan avevano interesse a mantenere nell’ombra.

Come morì Giancarlo Siani?
La sera del 23 settembre 1985 Siani tornò a casa nel quartiere Vomero di Napoli. Era a bordo della sua Citroën Méhari verde quando venne raggiunto dai sicari e ucciso. Aveva appena 26 anni.
Le indagini sull’omicidio furono lunghe e complesse. La Fondazione Siani ricorda che furono necessari anni di investigazioni e processi per arrivare all’individuazione di mandanti ed esecutori e alle condanne definitive. La sua morte è diventata uno dei simboli italiani della libertà di stampa minacciata dalla criminalità organizzata.
Fortapàsc è una storia vera?
Sì. Il film del 2009, diretto da Marco Risi e scritto con Andrea Purgatori e James Carrington, ricostruisce l’ultimo anno di vita di Siani. Libero De Rienzo interpreta il giornalista, mentre nel cast figurano anche Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo ed Ennio Fantastichini.
Come ogni film biografico, Fortapàsc comprime avvenimenti, ricostruisce dialoghi e organizza personaggi ed episodi in funzione narrativa. Il nucleo storico, però, è reale: il lavoro di Siani a Torre Annunziata, le sue inchieste, il clima di intimidazione e l’omicidio del 23 settembre 1985.
La stessa Fondazione Giancarlo Siani descrive il film come un’opera capace di trasformare la storia personale del cronista in una memoria collettiva.
La Méhari di Fortapàsc è quella vera di Siani?
Sì: nel film compare la vera Citroën Méhari verde appartenuta a Giancarlo Siani. Prima delle riprese l’auto fu ritrovata in Sicilia, dopo essere stata acquistata a un’asta giudiziaria e abbandonata per anni. Venne restaurata e rimessa in moto per il film.
Oggi la Méhari non è solo un cimelio cinematografico. È diventata un simbolo della memoria delle vittime innocenti della criminalità e, dopo un lungo viaggio in Italia e in Europa, è custodita nella Sala della Mehari a Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano.

Perché il film si chiama Fortapàsc?
Il titolo trasforma in chiave napoletana l’espressione Fort Apache. Nel film e nelle dichiarazioni di Marco Risi diventa l’immagine di un territorio percepito come un fortino della criminalità, dove il potere dei clan sembra difficile da scalfire. Non indica quindi un luogo reale chiamato Fortapàsc: è una metafora del contesto in cui Siani si muoveva e lavorava.
Quanto è fedele Libero De Rienzo a Giancarlo Siani?
L’interpretazione di Libero De Rienzo evita di trasformare Siani in un eroe astratto: lo mostra curioso, ironico, testardo e ancora molto giovane. Paolo Siani, fratello di Giancarlo, spiegò all’uscita del film di avere riconosciuto nella sceneggiatura molti tratti autentici della personalità del fratello.
È una scelta centrale anche nel cinema civile di Marco Risi. Se vuoi approfondire il regista, su iCrewPlay Cinema trovi anche la nostra recensione de Il punto di rugiada, film molto diverso ma utile per seguire l’evoluzione del suo cinema.
Fortapàsc in TV il 13 settembre 2026
La programmazione Rai indica Fortapàsc su Rai 5 domenica 13 settembre 2026 in prima serata, intorno alle 21:20. La scheda ufficiale RaiPlay presenta il film come la ricostruzione della vicenda di Siani e indica Marco Risi alla regia e Libero De Rienzo nel ruolo del giornalista.
Gli orari televisivi possono subire variazioni: prima della visione conviene quindi verificare la diretta e la guida aggiornata di Rai 5.
Domande frequenti
Giancarlo Siani era davvero un giornalista de Il Mattino?
Sì. Collaborava con Il Mattino e seguiva soprattutto la cronaca di Torre Annunziata.
Perché fu ucciso?
Le ricostruzioni giudiziarie collegano l’omicidio alle sue inchieste sugli equilibri e sulle alleanze dei clan camorristici dell’area vesuviana.
Quando morì Giancarlo Siani?
Fu ucciso a Napoli la sera del 23 settembre 1985, a 26 anni.
La Méhari del film è quella vera?
Sì. La vera Citroën Méhari verde di Siani venne recuperata e utilizzata durante le riprese di Fortapàsc.
Dove vedere Fortapàsc il 13 settembre 2026?
È programmato in prima serata su Rai 5, intorno alle 21:20.


Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.