Festival di Cannes 2026 entra nella fase finale con cinque film in corsa per la Palma d’Oro e una competizione più aperta del previsto. Tra cinema politico, drammi storici e opere autoriali, la 79ª edizione sembra premiare racconti segnati da guerra, identità e crisi sociale.
Chi sono i favoriti del Festival di Cannes 2026 per la Palma d’Oro

Il nome che circola con maggiore insistenza è Minotaur di Andrey Zvyagintsev, regista russo già noto per Leviathan. Il film affronta il trauma della Russia contemporanea attraverso un intreccio criminale che coinvolge oligarchi, violenza e corruzione. La protagonista Iris Lebedeva è considerata una delle possibili sorprese nei premi per l’interpretazione.
Molto forte anche Fatherland di Paweł Pawlikowski, autore di Ida e Cold War. Ambientato nel 1949, segue lo scrittore Thomas Mann e la figlia Erika durante il ritorno in una Germania devastata e divisa. L’interpretazione di Sandra Hüller viene già accostata alle migliori performance viste sulla Croisette negli ultimi anni.
Tra i film più discussi c’è pure Coward di Lukas Dhont, ambientato durante la Prima guerra mondiale e incentrato su una relazione omosessuale tra due giovani soldati. Il regista belga continua così il percorso emotivo iniziato con Close, premiato proprio al Festival di Cannes nel 2022.
Da Hamaguchi ad Almodóvar, il Cannes 2026 guarda al cinema d’autore
Ryūsuke Hamaguchi torna invece con All of a Sudden, film che intreccia declino demografico, fine vita e capitalismo contemporaneo. Il regista giapponese, già premiato con Drive My Car, costruisce un racconto filosofico ambientato tra Parigi e il Giappone, con Virginie Efira e Tao Okamoto al centro della storia.
Molta attenzione anche per Pedro Almodóvar e il suo Amarga Navidad. Pur dividendo la critica, il film potrebbe ottenere un riconoscimento speciale grazie al forte carattere autobiografico e al tema del tramonto artistico. Negli ultimi anni Cannes ha spesso premiato opere dal forte valore simbolico e personale.
Il concorso ha inoltre rilanciato titoli molto diversi tra loro, dal melodramma queer The Black Ball fino a Hope del sudcoreano Na Hong-jin, film di 2 ore e 40 minuti che mescola fantascienza, mostri e thriller. Una scelta che ha spaccato la stampa europea e americana.
Cinema politico e grandi autori dominano Cannes 2026
Questa edizione del Festival di Cannes sembra confermare il ritorno del cinema politico e storico al centro del dibattito internazionale. Guerra, identità europea, memoria queer e crisi culturale sono temi ricorrenti in quasi tutti i film favoriti.
Anche il mercato internazionale osserva con attenzione la Croisette, soprattutto dopo il crescente peso delle produzioni indipendenti europee. Non è un caso che diversi progetti presentati quest’anno siano già al centro di accordi distributivi e campagne Oscar. Un percorso che coinvolge pure opere legate al cinema d’autore europeo, come raccontato nel nostro approfondimento su Sylvie Pialat e il cinema politico a Cannes e sull’espansione delle produzioni indipendenti di Bombay Berlin Film Productions.
La vera domanda ora riguarda la scelta finale della giuria guidata da Park Chan-wook: premiare un film politico europeo oppure aprire a opere più radicali e divisive come Hope? Cannes, negli ultimi anni, ha spesso scelto la strada meno prevedibile.