Cure, il capolavoro del 1997 scritto e diretto dal regista giapponese Kurosawa Kiyoshi, con lo straordinario attore protagonista Yakusho Kōji (pluripremiato in Perfect Days di Wim Wenders), è disponibile da oggi, giovedì 3 aprile, nei cinema italiani. Vediamo insieme il trailer:
Dopo 28 anni dalla sua creazione, il film trova finalmente in Double Line la distribuzione in grado di porre rimedio alla clamorosa svista distributiva di uno degli horror psicologici più influenti degli ultimi trent’anni, precursore del genere J-Horror: uscirà nelle sale in versione restaurata 4K e per la prima volta anche doppiato in una lingua diversa dal giapponese, con Vittorio Guerrieri a prestare la propria voce allo straordinario attore nipponico.
Cure è l’opera cinematografica più nota di Kurosawa Kiyoshi, uno dei grandi nomi del cinema giapponese contemporaneo. È il film che l’ha fatto conoscere ai cinefili e ha posto l’attenzione al plauso della critica; lo ha imposto come maestro del cinema horror con un film più misterioso e affascinante.

Thriller soprannaturale, che tocca i temi del senso di colpa e dell’alienazione nella società moderna, Cure si inserisce idealmente nel filone dei “serial killer” di quel periodo, sulla scia degli statunitensi Seven e Il silenzio degli innocenti, ad essi accostabile per un’ambientazione post-industriale e un protagonista tormentato, nonché per l’importanza riservata ai dialoghi-confessione tra poliziotto e criminale.
La storia e l’autore di Cure
Tokyo, febbraio 1997. La città è colpita da una serie di efferati omicidi, le cui vittime riportano profonde ferite a forma di X all’altezza del collo. I delitti sono compiuti da persone comuni che non riescono a dare una spiegazione alle proprie azioni. Sul caso indaga Takabe, un detective integerrimo, ma tormentato dalla malattia mentale di cui soffre la moglie.
Con l’aiuto dello psichiatra Sakuma, Takabe riesce a risalire ad un giovane di nome Mamiya che da qualche tempo si aggira nella capitale, apparentemente senza memoria. Ildetective sospetta che sia stato proprio lui a muovere la mano degli assassini, ricorrendo a oscuri poteri di ipnosi e magnetismo.
Kurosawa Kiyoshi, forte di una carriera ormai quarantennale, è stato una presenza costante nei maggiori festival internazionali. Ha affiancato la sua prolifica attività di regista e sceneggiatore con quella di critico cinematografico e docente di cinema. Uno dei tratti distintivi della sua filmografia, che emerge con tutta evidenza in Cure, è la sua capacità di esplorare temi complessi come la solitudine, la follia e la fragilità delle relazioni umane, il tutto filtrato attraverso uno stile assolutamente personale e poco conciliante con il gusto mainstream, come da lui stesso dichiarato:
“Quando giro un film, per me il genere rappresenta «la distanza che posso prendere da un film di Hollywood». I film che faccio io sono sempre, e non potrebbe essere altrimenti, film giapponesi. Quindi li giro come film giapponesi”.