Il bianco e nero di C’è ancora domani non serve solo a ricreare l’Italia del 1946. La fotografia di Davide Leone dà alla storia di Delia la forma di una memoria familiare e collettiva, richiama il cinema italiano del dopoguerra e rende ancora più netto il contrasto tra un mondo che sembra appartenere al passato e temi che restano riconoscibili nel presente.
Il film di Paola Cortellesi torna su Rai 1 martedì 22 settembre 2026 alle 21:30. La scelta visiva è una delle prime cose che colpiscono chi lo vede per la prima volta, ma non va interpretata come il tentativo di far sembrare la vicenda un documento storico: Delia è un personaggio di finzione, mentre il contesto sociale e politico è reale.

Perché C’è ancora domani è in bianco e nero
La risposta più utile è che il bianco e nero lavora su tre livelli contemporaneamente: epoca, memoria e linguaggio cinematografico. Il film è ambientato nella Roma del secondo dopoguerra e la fotografia monocromatica ci porta immediatamente dentro un immaginario che associamo alle fotografie di famiglia, ai cinegiornali e a una parte fondamentale del cinema italiano del Novecento.
Non significa però che Cortellesi stia imitando un film neorealista in senso stretto. La nostra recensione di C’è ancora domani sottolineava già come il paragone con il neorealismo sia solo parziale: scenografia, quartieri popolari e fotografia possono evocarlo, ma la regia usa anche musica contemporanea, coreografie e soluzioni molto lontane da quel modello.
Il film sembra un ricordo di famiglia
Il legame con la memoria è particolarmente importante. Paola Cortellesi ha raccontato che Delia nasce dalle donne presenti nei racconti di sua nonna, figure del dopoguerra per le quali prevaricazioni e disuguaglianze potevano essere percepite come parte della normalità. Il riferimento è riportato anche da Rai Cultura nella presentazione del film alla Festa del Cinema di Roma.
È qui che il bianco e nero acquista un significato ulteriore. La vicenda non è la biografia di una persona precisa, ma ha la consistenza di qualcosa che potrebbe essere stato raccontato in famiglia per decenni. Se vuoi separare gli elementi inventati da quelli storici, abbiamo approfondito anche se C’è ancora domani sia una storia vera e da chi nasce Delia.
Il richiamo al cinema italiano del dopoguerra
Roma, i cortili, le strade popolari, gli interni poveri e la presenza delle truppe alleate costruiscono un ambiente che lo spettatore riconosce immediatamente come dopoguerra. Il bianco e nero rafforza questa percezione senza trasformare il film in una ricostruzione museale.
La fotografia è firmata da Davide Leone e lavora insieme alla scenografia per rendere credibile un mondo che, pur essendo ricostruito, deve sembrare vissuto. La casa di Delia, il quartiere e gli spazi pubblici hanno così un aspetto coerente con la memoria visiva che abbiamo dell’Italia del 1946.
Perché non è semplicemente una scelta “vintage”
Definire il bianco e nero come un semplice effetto vintage sarebbe riduttivo. La regia lo usa mentre racconta violenza domestica, dipendenza economica, rapporti tra genitori e figli e accesso delle donne alla vita politica. Lo spettatore vede un mondo graficamente lontano, ma riconosce questioni che il film vuole far percepire come tutt’altro che archiviate.
Questo contrasto è uno dei meccanismi più efficaci dell’opera: l’immagine suggerisce il passato, mentre il racconto continua a dialogare con il presente. Anche per questo l’uso di brani musicali moderni non è una contraddizione. Al contrario, rompe deliberatamente l’illusione di assistere a un vecchio film e ricorda che la storia viene raccontata da uno sguardo contemporaneo.
Il bianco e nero cambia il significato del finale?
Sì, soprattutto sul piano emotivo. Senza anticipare i dettagli a chi deve ancora vedere il film, il finale collega la vicenda privata di Delia a un passaggio storico collettivo. Il monocromo mantiene fino all’ultimo l’impressione di osservare immagini appartenenti a una memoria comune, proprio quando la storia individuale della protagonista smette di essere soltanto domestica.
Per chi conosce già il finale, questo aiuta anche a capire perché C’è ancora domani non sia costruito come un semplice dramma familiare. La storia parte da una casa e da un matrimonio, ma progressivamente allarga il campo verso la possibilità di scegliere e di partecipare alla vita pubblica.
C’è ancora domani in TV il 22 settembre 2026
Rai 1 trasmette C’è ancora domani martedì 22 settembre 2026 alle 21:30. Il passaggio televisivo rende particolarmente attuale la domanda sul bianco e nero: è una scelta che si nota immediatamente, ma acquista senso quando la si collega alla Roma del 1946, alla memoria familiare da cui nasce Delia e al dialogo che il film costruisce tra passato e presente.

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