Il set di Polpette iniziò con un problema piuttosto insolito: Ivan Reitman non aveva la certezza che Bill Murray si sarebbe davvero presentato. A raccontarlo di nuovo nel 2026 è stata Kristine DeBell, che nel film interpreta A.L. e che ha ricordato come troupe e cast avessero cominciato a lavorare mentre l’arrivo dell’attore restava ancora un’incognita.
La cosa sorprendente è che non si trattava di una star già abituata a dominare Hollywood. Murray era diventato popolare grazie al Saturday Night Live, ma Polpette, girato in Canada e uscito nel 1979, sarebbe stato il film che avrebbe trasformato quella popolarità televisiva in una vera carriera cinematografica.

Il set partì senza sapere se Bill Murray sarebbe arrivato
DeBell ha raccontato al podcast Pop Culture Retro, in un’intervista ripresa da Entertainment Weekly, che sul set nessuno fosse completamente certo dell’arrivo di Murray. La produzione, però, non poteva aspettare all’infinito: al campo estivo c’erano già i ragazzi coinvolti nelle riprese e il lavoro doveva cominciare.
Così Reitman iniziò a girare. Durante una delle prime scene, mentre i giovani interpreti erano già impegnati davanti alla macchina da presa, Murray comparve finalmente sul campo. Nessuna entrata preparata, nessuna lunga presentazione: semplicemente arrivò e si inserì in una produzione che aveva già iniziato a muoversi senza di lui.
Tre giorni prima delle riprese la produzione era ancora nel dubbio
Il ricordo di DeBell coincide con quanto era già emerso anni fa da una lunga storia orale pubblicata da Vanity Fair. Il produttore e co-sceneggiatore Dan Goldberg spiegò che, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, il coinvolgimento di Murray non era ancora qualcosa su cui la produzione potesse fare pieno affidamento.
Per un film costruito attorno al suo personaggio era un rischio enorme. Eppure quella precarietà finì per diventare parte dello spirito stesso di Polpette: una commedia realizzata con un’atmosfera molto libera, capace di assorbire l’imprevedibilità del suo protagonista invece di combatterla.
Murray arrivò e il copione smise di essere una gabbia
Una volta sul set, Murray non si limitò a eseguire il materiale così com’era scritto. I racconti di chi lavorò al film descrivono una produzione diventata rapidamente molto più aperta all’improvvisazione. Reitman capì che il punto di forza dell’attore era proprio la capacità di cambiare ritmo, battute e reazioni mentre la scena prendeva forma.
È uno dei motivi per cui Polpette appare ancora oggi meno rigido di molte commedie dello stesso periodo. Il personaggio di Tripper Harrison sembra muoversi con una naturalezza quasi disordinata, ma dietro quella sensazione c’era un regista disposto a cambiare il film attorno all’energia del protagonista.
Da quel rischio nacque il sodalizio che portò a Ghostbusters
Il dettaglio più bello della storia si vede solo guardandola a posteriori. Reitman stava rischiando di iniziare il film senza il suo protagonista; pochi anni dopo, proprio Murray sarebbe diventato uno degli attori simbolo del suo cinema.
Polpette fu il primo vero passo della loro collaborazione, proseguita con Stripes – Un plotone di svitati e poi esplosa con Ghostbusters. Nel nostro ritratto di Bill Murray abbiamo ricostruito come quel periodo abbia trasformato un comico televisivo in una delle presenze più riconoscibili del cinema americano.
Anche la storia di Ivan Reitman passa direttamente da quel set: prima di Ghostbusters, il regista aveva già capito che il modo migliore per lavorare con Murray non era costringerlo dentro una forma precisa, ma creare abbastanza spazio perché potesse sorprendere il film.
Perché questo retroscena torna fuori proprio adesso
La nuova testimonianza di Kristine DeBell rende di nuovo attuale un episodio che racconta molto più di una semplice stranezza dal set. Mostra quanto il primo grande film di Bill Murray sia nato in condizioni tutt’altro che sicure: il protagonista poteva non arrivare, le riprese erano già partite e il regista dovette trasformare l’incertezza in un metodo di lavoro.
Con il senno di poi sembra quasi impossibile. Senza quel film, però, il percorso che avrebbe portato Murray e Reitman fino a Ghostbusters avrebbe potuto essere molto diverso. E tutto iniziò con una troupe che girava una scena in un campo estivo chiedendosi se il suo protagonista si sarebbe fatto vedere.
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