Amori & Incantesimi nasconde un retroscena molto più personale di quanto il pubblico potesse immaginare. Griffin Dunne ha raccontato che una delle scene più dure del film del 1998 toccava direttamente una ferita della sua famiglia: la morte della sorella Dominique Dunne, uccisa dal suo ex compagno nel 1982.
Per anni il regista non aveva spiegato pubblicamente quanto quella tragedia avesse influenzato il suo rapporto con il film. Lo ha fatto nel 2026, mentre Amori & Incantesimi 2 riportava le sorelle Owens al centro dell’attenzione. Il risultato cambia il modo in cui si può leggere una parte dell’originale: dietro la magia, la commedia e il romanticismo c’era anche una riflessione molto concreta sulla violenza, sul trauma familiare e sul modo in cui una generazione può provare a non consegnare il proprio dolore a quella successiva.

Griffin Dunne non amava neppure le storie di magia
Il dettaglio sorprendente è che Dunne non arrivò al progetto perché fosse particolarmente attratto da streghe, incantesimi o maledizioni. In un lungo racconto in prima persona pubblicato da Vanity Fair l’11 settembre 2026, il regista ha spiegato che inizialmente faticava a trovare un ingresso emotivo nella storia tratta dal romanzo di Alice Hoffman.
Quel punto d’ingresso arrivò quando iniziò a guardare alla famiglia Owens non come a una famiglia di streghe, ma come a una famiglia attraversata da un trauma che si ripete. La maledizione che colpisce le donne Owens gli ricordò l’idea di un dolore capace di passare da una generazione all’altra.
Non era un concetto astratto. Dunne pensava alle donne della propria famiglia, alla forza con cui avevano affrontato malattia, perdita e violenza. E soprattutto pensava alla sorella Dominique.
La storia di Dominique Dunne e il legame con il film
Dominique Dunne era un’attrice e aveva interpretato Dana Freeling in Poltergeist. Nel 1982 venne uccisa dal suo ex compagno dopo la fine della loro relazione. Sul nostro sito avevamo già ricordato la sua storia parlando della cosiddetta maledizione di Poltergeist, ma il legame con Amori & Incantesimi è diventato molto più chiaro soltanto con il racconto recente di Griffin Dunne.
Nel film, Gillian Owens, interpretata da Nicole Kidman, vive una relazione violenta con Jimmy Angelov. Quando Dunne dovette mettere in scena l’aggressione di Jimmy a Gillian, il ricordo della sorella rese quella sequenza particolarmente difficile da dirigere.
Il regista ha spiegato che proprio quel momento lo convinse definitivamente che doveva fare il film. Non perché volesse trasformare una tragedia privata in spettacolo, ma perché riconobbe nella storia delle Owens un tema che conosceva fin troppo bene: la violenza che entra in una famiglia e il tentativo di impedirle di definire per sempre chi viene dopo.
La scena con Jimmy Angelov diventò la più difficile da girare
Dunne ha raccontato che osservare Nicole Kidman mettere in scena la paura e la lotta di Gillian fu una delle esperienze emotivamente più pesanti della sua carriera dietro la macchina da presa. Il pubblico vede una scena necessaria alla trama; per il regista, invece, quella sequenza aveva anche un significato personale che cast e troupe non conoscevano.
Questo retroscena dà un peso diverso anche alla parte successiva della storia. Sally e Gillian non devono soltanto liberarsi di Jimmy. Devono impedire che la sua violenza continui a dominare le loro vite. È uno dei motivi per cui il film alterna toni molto diversi: commedia, romance, soprannaturale e improvvisi momenti molto più oscuri.
Proprio quella miscela fu uno degli elementi più criticati nel 1998. Sandra Bullock ha ricordato di recente quanto fosse rimasta sorpresa dal fallimento iniziale del film, poi diventato un cult. Ne abbiamo parlato nell’approfondimento su come Amori & Incantesimi passò da flop a film generazionale.
Perché questo retroscena rende il film diverso oggi
Quasi trent’anni dopo, il ritorno delle Owens con Amori & Incantesimi 2 ha riportato il primo film sotto una nuova luce. Variety ha ricordato a settembre 2026 quanto il giudizio sull’originale sia cambiato nel tempo: da insuccesso critico e commerciale a cult abbastanza forte da giustificare un sequel decenni dopo.
Il racconto di Dunne aggiunge un altro livello a quella rivalutazione. La maledizione della famiglia Owens non è soltanto un dispositivo fantasy. Nel modo in cui il regista scelse di interpretarla, diventa anche una metafora di ciò che una famiglia eredita e di ciò che può decidere di interrompere.
È un elemento che dialoga bene anche con il finale di Amori & Incantesimi, dove la salvezza di Gillian passa dalla comunità delle donne e dall’accettazione di una storia familiare che non può più essere nascosta.
Un film sul trauma che nessuno sapeva fosse anche autobiografico
La cosa più forte del racconto di Griffin Dunne è che per il pubblico del 1998 tutto questo era invisibile. Il regista non aveva condiviso con il cast il motivo personale che lo legava a quella scena e non aveva trasformato la promozione del film in un racconto autobiografico.
Solo molti anni dopo ha spiegato quanto la vicenda di Dominique fosse presente nel suo modo di guardare alle sorelle Owens. E proprio per questo il retroscena non sembra una curiosità aggiunta a posteriori: aiuta a capire perché il film insiste così tanto sul rapporto tra sorelle, sulla paura di ripetere il dolore e sulla possibilità di trasformare una storia familiare invece di subirla.
Oggi Amori & Incantesimi viene ricordato soprattutto per Sandra Bullock, Nicole Kidman, la casa delle Owens e il suo tono inconfondibile. Ma dietro una delle sue scene più difficili c’era anche una storia vera che Griffin Dunne aveva tenuto per sé per quasi trent’anni.

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