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Cinema · Recensioni

Ad Vitam, l’action che inspiegabilmente spopola su Netflix

Sarebbe stato più opportuno farci una serie...

3 min di lettura
Ad vitam copertina
4,5/10
La recensione

Ad Vitam

Ad Vitam come film3,0
3/10
Potenziale da serie sul GIGN6,5
6.5/10
Cattivoni con la bava alla bocca3,0
3/10
Immagini suggestive di Parigi7,5
7.5/10
Spiegone al minuto 593,0
3/10
Inseguimenti action nel finale4,0
4/10

Cosa funziona

  • Ci si può ricamare sopra per uno sceneggiato in futuro
  • Belle le panoramiche della città

Cosa convince meno

  • Scadente come film
  • Spiegone senza senso
  • Antagonisti improbabili
  • Inseguimenti infiniti
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Al momento in cui comincio questa recensione, Ad Vitam è al 1⁰ posto dei film più visti su Netflix, ma, la cosa potrebbe sorprendere i più sprovveduti, è davvero una pessima pellicola.

Ciò che affermo, attenzione, non è che la produzione francese diretta da Rodolphe Lauga sia terribile come user experience in sé (su Netflix si possono passare ore peggiori…), tuttavia dell’ora e 38 minuti su schermo i primi 59 potevano tranquillamente essere l’episodio pilota di una serie a tema GIGN, il corpo d’élite della gendarmeria galletta la cui sede operativa, ho scoperto, è nientepopodimeno che a Versailles.

Ad vitam netflix 3

Sì, suvvia, si poteva realizzare il classico sceneggiato senza troppe pretese, il Chicago Fire delle operazioni speciali parigine, per intenderci. E invece no, ne hanno fatto un film, quando di buone idee per un prodotto compatto, ahimè, non ne avevano alcuna.

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Ad Vitam, un contesto che funziona

Ad vitam, l'action che inspiegabilmente spopola su netflix

E il lettore o la lettrice con la polemica facile potrebbe obiettare: se non avevano buone idee per un film, figuriamoci per una serie.

Obiezione possibile, certo, ma in ogni caso il flashback di addestramento e di vita quotidiana nel corpo militare, senza essere trascendentale, era però in grado di suscitare un vago interesse.

I personaggi, a partire da Franck, il protagonista interpretato da Guillaume Canet (Patrick Dempsey quando lo ordini su Wish…) (allora non è Chigago Fire ma Grey’s Anatomy…), fino a Léo, nei cui panni si è calata Stéphane Caillard, avevano attorno un microcosmo di figure che creavano un contesto funzionale e piacevole da seguire, sebbene decisamente cliché.

E, senza fare spoiler, di per sé nemmeno i fatti dell’hotel facevano venire meno tutto ciò: il problema è tutto quello che, temporalmente, avviene dopo.

Una menzione speciale, però, la meritano le parecchie inquadrature ben riuscite di Parigi, comprese le immagini dall’alto della Cattedrale di Notre-Dame e della già citata Versailles.

Ad Vitam, tra cattivoni kitsch, inseguimenti noiosissimi e spiegoni anticipati

Ad vitam, l'action che inspiegabilmente spopola su netflix

Sul motivo per cui il film s’intitola Ad Vitam glisserò, parlare di quell’omerale rovinerebbe il mistero del complotto.

Perché di complotto si tratta, dato che, e siamo nelle prime scene dell’opera, una banda di ignoti mette a soqquadro il nido d’amore di Franck e Léo, la quale dal marito aspetta un figlio, prima di tentare di uccidere lui e di prendere in ostaggio lei.

Ma, a dispetto del supposto professionismo di questi tizi, nei modi risultano soltanto degli esaltati da strapazzo, cattivoni kitsch con la bava alla bocca.

Sorvolando poi sull’insopportabile mezz’ora finale di inseguimenti, ma a chi è venuto in mente, al fatidico minuto 59, di svelare con uno spiegone di due minuti l’intera soluzione dell’enigma?

(Sì, insomma, è una Amerikanata in salsa franco-belga piuttosto non riuscita…).

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