Lanterns, l’ultima serie tv arrivata su HBO Max per i DC Studios guidati da James Gunn e Peter Safran, ha profondamente rivoluzionato le basi di una delle mitologie più amate della DC Comics. Creata da Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King, lo show si discosta dalle classiche epopee spaziali delle pagine dei fumetti per restare “con i piedi ben piantati sulla Terra”. Sebbene la serie presenta gli elementi che definiscono il Corpo delle Lanterne Verdi, le differenze strutturali, narrative e psicologiche rispetto alle opere originali segnano una netta linea di demarcazione.
Lanterns: “nella notte più profonda” in una cittadina terrestre
Già dai primi trailer avevamo notato come la serie tv avrebbe ripreso maggiormente questo aspetto del giuramento delle Lanterne Verdi nelle sue atmosfere. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto ai fumetti, in cui le storie si sviluppano attraverso spettacolari battaglie intergalattiche intrise di fantascienza pura. In Lanterns si perde il verde sgargiante delle storie cartacee di autori come Geoff Johns, che colorava guerre cosmiche, minacce multiversali e viaggi fulminei verso il pianeta Oa, quartier generale dei Guardiani dell’Universo.
Lo show del piccolo schermo capovolge completamente questo approccio, trasformando il franchise in una detective story cruda e realistica, apertamente ispirata a serie antologiche come True Detective. La trama di Lanterns non si snoda tra i quadranti dello spazio profondo, ma si concentra su un mistero criminale radicato nel cuore dell’America profonda, precisamente nella sperduta cittadina di Rushville, in Nebraska. Gli anelli del potere e i costumi verde smeraldo passano spesso in secondo piano per lasciare spazio a indagini sul territorio, segreti di provincia e una fitta cospirazione governativa.
Hal Jordan e John Stewart, eroi non infallibili
Nei fumetti, Hal Jordan è storicamente l’archetipo dell’eroe spavaldo, il pilota collaudatore senza paura, capace di piegare qualsiasi minaccia cosmica grazie a una forza di volontà incrollabile. Anche nei suoi momenti più oscuri (come la celebre saga Emerald Twilight), la sua figura mantiene un’aura di maestosità mitologica, ma la versione interpretata da Kyle Chandler è presentata sotto una luce drammaticamente umana e imperfetta in Lanterns.
L’eroe leggendario cede il passo a un veterano invecchiato, roso dalla depressione e dal terrore costante di perdere la propria rilevanza all’interno del Corpo delle Lanterne Verdi. La versione di Hal Jordan vista in Lanterns arriva a compiere scelte moralmente discutibili e compromessi pur di non vedersi sottrarre l’anello, affrontando un vero e proprio crollo psicologico che lo allontana drasticamente dall’integrità del personaggio cartaceo. Inoltre, la timeline dello show sceglie una strada radicale: l’indagine principale si sposta nel 2026 proprio per fare luce sul drammatico omicidio di Hal, un evento che ribalta la sua classica traiettoria editoriale.
L’altro protagonista di Lanterns è John Stewart, personaggio noto nei fumetti DC per il suo passato da cecchino dei Marines e da architetto: la sua mente analitica si traduce in costrutti dell’anello matematicamente perfetti e solidi. Nella continuity classica, John viene scelto dai Guardiani come “sostituto” ufficiale di Hal Jordan in caso di necessità. L’adattamento della HBO ne riscrive le origini per legarle a doppio filo al contesto investigativo dello show. La serie introduce un rapporto di forte contrasto e mentorship con Hal, strutturato su due linee temporali differenti.
Il personaggio di Aaron Pierre affronta un percorso personale in cui l’architettura diventa un rifugio dopo aver temporaneamente rifiutato l’anello, costruendo una dinamica di successione e di tensioni razziali e sociali molto più marcata e terrena rispetto all’arruolamento cosmico dei fumetti. Lanterns introduce un elemento narrativo del tutto inedito legato al padre di John, John Stewart Senior.
Nei flashback dello show scopriamo che l’anello aveva originariamente preso in considerazione il padre di John, scartandolo subito dopo aver percepito la sua paura; la scelta ricadde poi su Hal Jordan. Questo rifiuto ha segnato profondamente la crescita di John, lasciandogli un’eredità di risentimento verso Jordan e un disperato bisogno di dimostrare di essere all’altezza. Nei fumetti questa rivalità intergenerazionale non esiste: John viene scelto dai Guardiani esclusivamente sulla base di una logica statistica e di pura forza di volontà.
Al debutto editoriale del 1971, John Stewart fu concepito da Dennis O’Neil come un personaggio fortemente politicizzato: si rifiutò di indossare la maschera per non nascondere la sua identità di uomo nero e sfidò apertamente la polizia bianca e i politici corrotti. Lanterns preferisce diminuire questo aspetto da attivista civile per far emergere un profilo più strategico, controllato e riflessivo, parzialmente ispirato alla sua celebre versione animata dei primi anni 2000. La sua evoluzione esplora il divario tra la sua presunzione iniziale e la reale maturità emotiva richiesta per essere un vero eroe.
Nei fumetti la paura è legata allo spettro emozionale, rappresentata dal colore giallo e dall’antagonista storico Sinestro. Si tratta di una forza cosmica tangibile e di una debolezza intrinseca che i Cavalieri Smeraldo devono imparare a superare attraverso la pura forza di volontà. In Lanterns questa forza ostile perde gran parte del suo folklore alieno per trasformarsi in una metafora psicologica e in un elemento di terrore cospiratorio.
Il focus della trama si concentra sulla minaccia silente dei Manhunter (i Cacciatori), i robot senzienti creati dai Guardiani prima del Corpo delle Lanterne e poi dismessi. Se nei fumetti i Manhunter sono una minaccia militare che attacca lo spazio aperto, nella serie TV operano nell’ombra sulla Terra, infiltrandosi nelle istituzioni locali e trasformando la narrazione in un thriller politico e paranoico, come gli Skrull per l’Universo Marvel.
In conclusione, la serie tv Lanterns non cerca la fedeltà letterale alle tavole della DC Comics. Al contrario, utilizza i nomi e i concetti fondamentali creati da autori come Dennis O’Neil e Neal Adams per plasmare un’opera autoriale autonoma, riscrivendo il mito dei supereroi attraverso la lente del realismo drammatico.
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