Un film con Jessica Lange, Ed Harris, Ben Foster e Colin Morgan riuscì a girare appena un giorno prima di fermarsi per un problema che nessuna star può risolvere davanti alla macchina da presa: i soldi erano finiti. È successo a Long Day’s Journey Into Night, adattamento del dramma di Eugene O’Neill diretto da Jonathan Kent. La produzione partì in Irlanda nel 2022, si bloccò quasi subito e per un momento sembrò destinata a non arrivare mai al pubblico.
Oggi quella storia torna attuale perché il film è finalmente arrivato nelle sale statunitensi il 25 settembre 2026 e Jessica Lange ne sta parlando di nuovo mentre è tornata anche nell’universo di American Horror Story. Il retroscena, però, è quasi più cinematografico del film stesso: un set pronto, attori già immersi nei personaggi, una troupe al lavoro e una produzione costretta a spegnere tutto dopo appena un giorno di riprese.
Il primo giorno di riprese andò bene, il secondo il film si fermò
Le riprese erano state organizzate in Irlanda, tra gli Ardmore Studios e una casa costruita appositamente per ricreare l’abitazione della famiglia Tyrone. Jessica Lange tornava nel ruolo di Mary Tyrone dopo averlo interpretato a teatro, mentre Ed Harris era stato scelto per James Tyrone. Ben Foster e Colin Morgan completavano il nucleo familiare.
Il cast aveva già affrontato settimane di prove. Poi arrivò il momento di girare. La macchina produttiva partì, il primo giorno venne completato e tutto sembrava procedere. Ma al secondo giorno la situazione cambiò completamente: una parte decisiva del finanziamento era saltata.
L’Irish Times ricostruì all’epoca una situazione molto complicata, con lavoratori e fornitori in attesa dei pagamenti e la produzione costretta a interrompere le attività. Per un film già entrato in lavorazione, fermarsi significava anche vedere aumentare i costi giorno dopo giorno.
Jessica Lange e gli altri decisero di non andarsene
Il passaggio più interessante della storia non riguarda solo il problema finanziario, ma la reazione del cast. Invece di considerare il progetto finito, gli attori rimasero in Irlanda in attesa che i produttori trovassero una soluzione.
Lange ha raccontato che quel periodo di sospensione finì per creare un legame particolare tra gli interpreti. Camminate, tempo passato insieme e conversazioni lontano dal set trasformarono l’attesa in una sorta di prova supplementare. Ed Harris ha spiegato che lo stop gli permise anche di smettere di pensare al peso di un testo così importante e di entrare più naturalmente nel personaggio.
È uno di quei casi in cui un problema che avrebbe potuto distruggere il film finì per modificare il modo in cui gli attori lo affrontarono. Nessuno sapeva con certezza quando le riprese sarebbero ripartite, ma nessuno dei protagonisti principali abbandonò il progetto.
Il film venne salvato e le riprese ripartirono
Dopo settimane di incertezza arrivarono nuovi finanziamenti e la produzione riuscì a ripartire. Il film venne completato, ma il suo percorso restò accidentato anche dopo la fine delle riprese.
Long Day’s Journey Into Night rimase a lungo senza una distribuzione ampia. Nel 2024 Lange ammise pubblicamente di non sapere quando, o persino se, il film sarebbe arrivato al pubblico. Il progetto sembrava essersi salvato sul set per poi restare bloccato in una nuova forma di limbo.
La situazione si è sbloccata definitivamente nel 2026. Il film ha ottenuto una nuova distribuzione e il 25 settembre è arrivato in sale selezionate negli Stati Uniti. Una storia iniziata quattro anni prima con un set fermato dopo un solo giorno ha così trovato finalmente un’uscita commerciale.
Per Jessica Lange il ritorno arriva in un momento particolare
Il tempismo rende il retroscena ancora più interessante. In questi giorni Jessica Lange è tornata al centro della conversazione anche grazie ad American Horror Story 13. Su iCrewPlay Cinema abbiamo già raccolto i personaggi interpretati da Jessica Lange nella nuova stagione, mentre chi vuole riscoprire uno dei suoi film più celebri può recuperare anche il nostro approfondimento sul finale di Cape Fear.
In una nuova intervista pubblicata da Vogue, Lange è tornata a parlare sia di Long Day’s Journey Into Night sia del suo ritorno televisivo. Il ruolo di Mary Tyrone resta uno dei più importanti della sua carriera: lo aveva già interpretato a Broadway, vincendo il Tony Award, e ha scelto di affrontarlo di nuovo davanti alla macchina da presa nonostante il percorso produttivo fosse tutt’altro che semplice.
Un film quasi fermato prima ancora di cominciare
È questo il dettaglio che rende la storia così forte. Non parliamo di un progetto cancellato durante lo sviluppo o di una sceneggiatura rimasta in un cassetto. Le prove erano finite, gli attori erano sul set, la troupe aveva iniziato a lavorare e il primo giorno di riprese era stato completato. Poi tutto si è fermato.
Il film è sopravvissuto perché produttori, attori e troupe hanno aspettato che il denaro necessario tornasse disponibile. Quattro anni dopo, quello che sembrava un progetto destinato a sparire è arrivato finalmente davanti al pubblico.
Per Long Day’s Journey Into Night, il viaggio più lungo non è stato quello raccontato da Eugene O’Neill, ma quello necessario per riuscire semplicemente a finire il film.
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