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Jim Henson, il trucco dei set: burattinai nascosti sottoterra

La nuova mostra sulla Jim Henson Company porta il pubblico dietro i set e svela come i performer sparivano dall'inquadratura.

5 min di lettura
Jim henson idea man ron howard disney+

Per far sembrare vivi i pupazzi, la Jim Henson Company ha spesso costruito l’inquadratura intorno a chi li muoveva: set rialzati, operatori nascosti sotto il pavimento e, nei casi più estremi, burattinai sistemati letteralmente sottoterra. È uno dei retroscena tornati alla luce con Make, Believe, Magic: The Worlds of The Jim Henson Company, la grande mostra inaugurata alla Gallery of Modern Art di Brisbane e dedicata ai mondi creati dallo studio.

Il dettaglio arriva da Variety Australia, che ha intervistato Lisa Henson, CEO della compagnia e figlia di Jim Henson. L’esposizione permette di vedere da vicino ciò che normalmente il cinema nasconde: non soltanto i personaggi, ma anche lo spazio necessario a farli esistere davanti alla macchina da presa.

Il trucco più difficile era far sparire il burattinaio

Quando un pupazzo deve sembrare appoggiato a terra, camminare in un bosco o muoversi senza che si veda chi lo controlla, il problema non è soltanto costruire bene la creatura. Bisogna trovare un posto fisico per il performer. Oggi viene spontaneo pensare alla rimozione digitale, ma la tradizione Henson nasce molto prima che questa soluzione diventasse comune.

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Lisa Henson ha ricordato un caso particolarmente estremo avvenuto durante la lavorazione dello speciale del 2015 Jim Henson’s Turkey Hollow: per ottenere alcune inquadrature nel bosco, i burattinai vennero sistemati in piccoli vani sotto il terreno. Non era un espediente narrativo, ma una soluzione pratica per mantenere l’illusione davanti alla camera.

La stessa logica, in forme meno drastiche, attraversa gran parte del lavoro dello studio. I set possono essere rialzati per lasciare spazio agli operatori, mentre i monitor permettono ai performer di controllare in tempo reale ciò che la macchina da presa sta vedendo. Il pubblico guarda un personaggio; pochi centimetri più in basso può esserci una persona piegata in una posizione tutt’altro che comoda.

Kermit sul tronco: quando Jim Henson finì sott’acqua

Un altro esempio raccontato da Lisa Henson riguarda l’apertura di The Muppet Movie del 1979, con Kermit seduto su un tronco mentre canta. L’inquadratura sembra semplicissima, ed è proprio questo il punto: per renderla credibile, Jim Henson doveva muovere il personaggio senza comparire nell’immagine.

La soluzione fu molto meno comoda di qualsiasi trucco ottico: Henson operò il pupazzo dall’acqua, all’interno di una struttura sommersa. È un esempio perfetto del principio che ha reso riconoscibile il suo cinema: quando il pubblico non deve pensare al meccanismo, spesso il meccanismo è più complesso di quanto sembri.

Chi vuole approfondire la figura del creatore può recuperare anche il nostro articolo su Jim Henson Idea Man, il documentario di Ron Howard, costruito proprio con archivi, schizzi e materiali che mostrano quanto lavoro ci fosse dietro l’apparente spontaneità dei suoi personaggi.

Labyrinth e Dark Crystal: mondi costruiti per creature reali

David bowie e jennifer connelly in labyrinth

La filosofia diventa ancora più evidente quando si passa dai Muppet ai mondi fantasy. Dark Crystal e Labyrinth – Dove tutto è possibile non si limitano ad avere pupazzi inseriti in un ambiente: sono ambienti pensati perché quelle creature possano abitarli fisicamente. Scenografie, passaggi, altezze e punti di ripresa devono quindi funzionare sia per il personaggio visibile sia per il performer che resta fuori campo.

Nel caso di Labyrinth, il risultato è diventato parte dell’identità stessa del film. Il titolo con David Bowie e Jennifer Connelly non fu un grande successo al botteghino al momento dell’uscita, ma si trasformò negli anni in un cult. Ne abbiamo parlato anche nel nostro approfondimento su David Bowie e la sua carriera cinematografica.

Le creature di dark crystal, universo creato da jim henson

La stessa eredità è riemersa anni dopo con Dark Crystal: La Resistenza, serie che ha riportato in primo piano la lavorazione con pupazzi fisici affiancati da effetti contemporanei. Sul sito trovi anche il nostro approfondimento dedicato a Dark Crystal: La Resistenza.

La mostra ricostruisce un vero set di Fraggle Rock

La parte più interessante della nuova esposizione non è quindi la nostalgia. Secondo la Jim Henson Company e la Queensland Art Gallery | Gallery of Modern Art, il percorso raccoglie pupazzi, creature animatroniche, disegni, materiali di produzione e installazioni che spiegano l’evoluzione tecnica dello studio.

Tra gli elementi più significativi c’è la ricostruzione del Great Hall di Fraggle Rock: Back to the Rock. Il visitatore non vede soltanto il set dal lato “giusto”, quello destinato alla camera: può osservare anche come viene usato dai performer e quanto spazio sia nascosto sotto e dietro ciò che arriva sullo schermo.

È un dettaglio che cambia la prospettiva. Un ambiente che in TV sembra una grotta, una stanza o una foresta è in realtà anche una macchina scenica: deve consentire a più persone di muoversi, coordinarsi, guardare un monitor e dare al pupazzo un movimento abbastanza preciso da far dimenticare allo spettatore tutto il resto.

Perché quei trucchi funzionano ancora nell’era digitale

La Jim Henson Company non è rimasta ferma alla tecnica degli anni Settanta e Ottanta. L’esposizione racconta anche animatronica, sistemi digitali e puppetry applicata alla computer grafica. Il punto, però, resta sorprendentemente simile: la tecnologia deve conservare l’immediatezza della performance.

È anche il motivo per cui questi retroscena continuano a essere interessanti. Sapere che dietro una creatura poteva esserci un performer nascosto sotto un pavimento, immerso nell’acqua o costretto in uno spazio minuscolo non distrugge la magia. Al contrario, fa capire quanto lavoro servisse per ottenere un’inquadratura che sullo schermo sembra naturale.

Make, Believe, Magic: The Worlds of The Jim Henson Company è visitabile a Brisbane dal 12 settembre 2026 al 18 aprile 2027. E forse il retroscena più bello è proprio questo: dopo decenni passati a nascondere chi dava vita ai personaggi, oggi una mostra costruisce il percorso esattamente al contrario e porta finalmente il pubblico dietro il set.

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