Il film su Giovannino Guareschi finisce con lo scrittore che entra nel carcere di Parma dopo la condanna per diffamazione legata alle lettere attribuite ad Alcide De Gasperi. Non muoio neanche se mi ammazzano sceglie quindi di chiudere il racconto prima della scarcerazione e della morte di Guareschi, fermandosi sul momento in cui la sua idea di libertà gli costa personalmente la prigione.
È una scelta precisa: il film parte dal ritorno a casa dopo la prigionia nei lager tedeschi e termina con una seconda prigionia, questa volta in Italia. In mezzo ci sono la famiglia, il giornalismo, il successo del Mondo Piccolo e la nascita di Don Camillo e Peppone.
Come finisce Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano?
Nel finale Guareschi arriva al punto più duro dello scontro nato dalla pubblicazione sul settimanale Candido di due lettere attribuite ad Alcide De Gasperi. Il processo porta alla condanna per diffamazione e lo scrittore sceglie di affrontarne le conseguenze senza chiedere scorciatoie.
La storia televisiva si chiude mentre Guareschi varca la soglia del carcere di Parma. È il punto d’arrivo dell’arco narrativo scelto dal regista Andrea Porporati: da uomo appena tornato dalla prigionia di guerra a intellettuale che finisce nuovamente privato della libertà.
Come ricostruito da Sky TG24, Guareschi rimase in carcere per 409 giorni. Il film non racconta in dettaglio tutto ciò che avvenne dopo, perché concentra la propria storia sul periodo compreso tra il 1945 e l’ingresso in prigione.

Perché Guareschi finisce in carcere?
La vicenda nasce dalle due lettere pubblicate su Candido e attribuite a De Gasperi. Guareschi fu processato e condannato per diffamazione. Il caso è uno degli episodi più discussi della sua biografia e il film lo utilizza come punto culminante del rapporto conflittuale dello scrittore con il potere e con le conseguenze delle proprie scelte.
Chi vuole ricostruire il contesto storico può leggere il nostro approfondimento su quanto c’è di reale nel film su Giovannino Guareschi, dove ripercorriamo anche la prigionia durante la guerra e il processo.
Cosa significa il finale del film?
Il finale costruisce una simmetria molto netta. All’inizio Guareschi torna dalla detenzione nei campi tedeschi dopo avere rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Alla fine entra in un carcere italiano dopo una condanna per diffamazione.
Tra questi due estremi il film racconta un uomo che prova a mantenere la propria autonomia, anche quando questa scelta comporta conseguenze personali. È qui che il titolo Non muoio neanche se mi ammazzano acquista il suo significato più completo: non indica un evento letterale del finale, ma la resistenza morale che il racconto attribuisce a Guareschi davanti alla prigionia, alle polemiche e agli scontri della sua vita.
La stessa RaiNews presenta la libertà come uno dei nuclei centrali del film e collega la prima prigionia nei lager alla successiva detenzione.

Guareschi esce di prigione nel film?
No, il film non sviluppa una lunga parte dedicata alla scarcerazione. La narrazione è costruita per arrivare all’ingresso nel carcere di Parma. Nella realtà Guareschi scontò 409 giorni di detenzione e successivamente trascorse un periodo di libertà vigilata.
Questo significa che il finale non coincide con la fine della vita dello scrittore. Giovannino Guareschi morì nel 1968, mentre gli eventi raccontati nel finale del film appartengono agli anni Cinquanta.
Don Camillo e Peppone che ruolo hanno nel finale?
Don Camillo e Peppone sono soprattutto il risultato più celebre della fase creativa raccontata dal film. Rappresentano due Italie politicamente opposte, ma costrette a vivere nello stesso paese e capaci di riconoscersi oltre lo scontro ideologico.
Per capire meglio da dove arrivano i due personaggi e chi fosse il loro autore, abbiamo ricostruito la vita di Giovannino Guareschi e la nascita di Don Camillo e Peppone.
Dove sono state girate le scene del film?
Il racconto è strettamente legato alla Bassa emiliana. Le riprese hanno coinvolto Brescello, Colorno, Guastalla, Luzzara, Novellara, Reggio Emilia e altri comuni dell’Emilia-Romagna. Abbiamo raccolto tutte le località nella guida alle location del film su Giovannino Guareschi.
Il finale è fedele alla storia reale?
Il punto storico su cui si chiude il film è reale: Guareschi fu condannato e scontò la pena nel carcere di Parma. La fiction, però, seleziona e comprime gli eventi per costruire un arco narrativo di circa cento minuti.
Per questo il finale va letto come una conclusione del periodo scelto dalla sceneggiatura, non come una biografia completa. Il film racconta il tratto di vita che va dal ritorno dalla guerra alla nuova perdita della libertà, lasciando fuori gli anni successivi.

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