The Echo Chamber nasce dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci, ma non è un film diretto postumo dal regista. A portare quel testo sullo schermo è Andrea Pallaoro, che lo ha trasformato in un’opera personale senza nascondere l’origine del progetto. Dopo la presentazione in concorso a Venezia 83 del 6 settembre, il film arriva nei cinema italiani il 10 settembre 2026 con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.
La domanda più utile, a questo punto, non è soltanto chi abbia firmato la sceneggiatura. È capire quanto Bertolucci resti riconoscibile nel film finito e dove inizi invece lo sguardo di Pallaoro. Le dichiarazioni rilasciate a Venezia aiutano a separare i due livelli.
| Uscita italiana | 10 settembre 2026 |
| Regia | Andrea Pallaoro |
| Sceneggiatura | Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi |
| Cast | Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon |
| Durata | 123 minuti |
| Lingue | Inglese e italiano |
| Distribuzione italiana | 01 Distribution |

The Echo Chamber è l’ultimo film di Bertolucci?
No, se per ultimo film si intende un’opera diretta da Bernardo Bertolucci. L’ultimo lungometraggio da lui diretto resta Io e te, uscito nel 2012. The Echo Chamber è invece il film costruito a partire dall’ultima sceneggiatura alla quale Bertolucci lavorò prima della morte nel 2018.
La Biennale di Venezia accredita la sceneggiatura a Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi, mentre la regia è di Andrea Pallaoro. La stessa scheda conferma i 123 minuti di durata e la natura di coproduzione tra Italia e Belgio.
Questa distinzione evita l’equivoco più facile: Pallaoro non ha completato un film già girato da Bertolucci e non ha cercato di firmare la regia al suo posto. Ha ricevuto un testo rimasto senza realizzazione e lo ha reinterpretato con il proprio linguaggio.
Cosa resta della sceneggiatura di Bertolucci nel film
Il nucleo resta molto preciso: un uomo e una donna condividono lo stesso spazio mentre presenza, assenza, desiderio, dipendenza e memoria finiscono per sovrapporsi. Pallaoro ha spiegato a Venezia di considerare il film un omaggio a Bertolucci, ma non una sua imitazione.
Secondo quanto raccontato dal regista durante la presentazione, il progetto originario partiva dall’idea di due persone che abitano la stessa casa e sembrano quasi esistere su piani diversi. Nel film finito quella struttura diventa una relazione più concreta e dolorosa tra Leo, interpretato da Luca Marinelli, e Anne, interpretata da Alicia Vikander.
Pallaoro ha definito The Echo Chamber un omaggio a Bertolucci nell’intervista pubblicata da ANSA il 6 settembre. È un elemento importante perché arriva dopo la première, non dalla campagna promozionale precedente al festival.
Chi sono Leo, Anne e Ava
Leo è un produttore musicale inquieto e dipendente dalla cocaina. Anne è una fisioterapista che entra nella sua vita attraverso la cura del dolore fisico e finisce per confrontarsi anche con la sua instabilità emotiva. Ava, interpretata da Susan Sarandon, è una cantante veterana che attraversa il loro spazio con la propria voce e con un ultimo progetto musicale.
La trama non usa questi tre personaggi per costruire un triangolo convenzionale. Il film lavora soprattutto su cura e dipendenza, presenza e fantasma, amore e controllo. È proprio in questa ambiguità che il testo originario di Bertolucci e la regia di Pallaoro sembrano incontrarsi maggiormente.

Perché il titolo The Echo Chamber è importante
Il titolo può far pensare subito all’espressione usata per descrivere ambienti nei quali si ascoltano soltanto opinioni simili alle proprie. Nel film il significato è più intimo. La camera dell’eco è prima di tutto uno spazio in cui voci, ricordi e assenze continuano a tornare.
L’appartamento non funziona soltanto come ambientazione. Diventa il luogo nel quale Leo e Anne si inseguono, si curano, si feriscono e provano a trattenere qualcosa che continua a sfuggire. La voce di Ava amplia questa dimensione e rende il film vicino a quella definizione di storia di fantasmi che accompagnava già il progetto di Bertolucci.
Cosa ha aggiunto Andrea Pallaoro
Pallaoro non ha cercato di ricostruire una presunta regia che Bertolucci avrebbe potuto realizzare. Ha mantenuto la sceneggiatura come origine e ha costruito il film attraverso il proprio interesse per corpi, spazi domestici e relazioni difficili da nominare.
La differenza conta soprattutto per chi entra in sala aspettandosi un nuovo film di Bertolucci. The Echo Chamber va affrontato piuttosto come un film di Pallaoro nato da materiale creativo di Bertolucci. Il valore del progetto sta proprio nella tensione tra queste due identità, non nella possibilità di far finta che il regista scomparso abbia firmato un’opera del 2026.
Cosa è cambiato dopo la première di Venezia 83
Prima del 6 settembre era possibile parlare soprattutto di sceneggiatura, cast e promessa del progetto. Dopo la première abbiamo elementi più concreti: il film è stato mostrato al pubblico e alla stampa, Pallaoro ha spiegato direttamente il rapporto con Bertolucci e la struttura dei personaggi è diventata più chiara.
Questo rende superata l’idea di aspettare le prime reazioni. The Echo Chamber è ormai entrato nella fase post-festival e pre-uscita italiana. Chi sta decidendo se vederlo il 10 settembre può quindi sapere già una cosa essenziale: non si tratta di un’operazione nostalgica costruita soltanto sul nome di Bertolucci, ma di una rielaborazione autoriale di un suo ultimo progetto incompiuto.
Quando esce e cosa sapere prima di vederlo
The Echo Chamber esce nei cinema italiani giovedì 10 settembre 2026 con 01 Distribution. Dura 123 minuti e alterna inglese e italiano. Non serve recuperare un film precedente e non appartiene a una saga: è una storia autonoma.
Per orientarti tra gli altri titoli passati dal Lido puoi consultare il nostro programma della Mostra del Cinema di Venezia 2026. Il film rientra anche nel gruppo delle opere italiane che abbiamo seguito nello speciale dedicato ai film italiani in concorso a Venezia 83.
La risposta alla domanda centrale resta quindi netta: The Echo Chamber non è l’ultimo film diretto da Bertolucci. È il film con cui Andrea Pallaoro porta al cinema la sua ultima sceneggiatura, conservandone il nucleo e assumendosi la responsabilità di trasformarlo in un’opera propria.