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Lettura: Cent’anni di solitudine: perché Macondo scompare nel finale? Le pergamene di Melquíades spiegate
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Cent’anni di solitudine: perché Macondo scompare nel finale? Le pergamene di Melquíades spiegate

Aureliano decifra finalmente le pergamene e si accorge che il manoscritto ha raggiunto il presente: è lì che il destino dei Buendía e di Macondo diventa inevitabile.

Massimo 1 ora fa Commenta! 10
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Macondo scompare nel finale di Cent’anni di solitudine quando Aureliano Babilonia riesce finalmente a decifrare le pergamene di Melquíades e comprende che contengono l’intera storia della famiglia Buendía, fino al momento stesso in cui lui le sta leggendo. Quando il manoscritto raggiunge il presente, il destino della stirpe è ormai compiuto: Aureliano non può cambiarlo e Macondo viene cancellata, chiudendo definitivamente il ciclo dei cento anni di solitudine.

Contenuti
Perché Macondo scompare alla fine di Cent’anni di solitudine?Cosa contengono le pergamene di Melquíades?Melquíades aveva previsto tutto?Perché Aureliano riesce a leggere le pergamene proprio alla fine?La tempesta distrugge realmente Macondo?Cosa c’entra il bambino con la coda di maiale?Aureliano Babilonia muore nel finale?Le pergamene sono il libro Cent’anni di solitudine?Cosa significa che i Buendía non avranno una seconda opportunità sulla terra?

Perché Macondo scompare alla fine di Cent’anni di solitudine?

Cent’anni di solitudine

La distruzione di Macondo non è semplicemente l’effetto di una tempesta.

Il punto decisivo è la lettura delle pergamene di Melquíades.

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Aureliano Babilonia riesce finalmente a comprenderle quando la storia dei Buendía è ormai arrivata alla sua ultima generazione. Procedendo nella lettura, scopre qualcosa di molto più grande di una profezia: quelle pagine raccontano ciò che è accaduto alla famiglia fin dalla fondazione di Macondo.

E continuano a farlo fino al presente.

Aureliano finisce quindi per leggere la descrizione di se stesso mentre sta leggendo il manoscritto.

È qui che la struttura circolare di Cent’anni di solitudine raggiunge il suo compimento. La storia raccontata da Melquíades raggiunge il momento in cui sta materialmente accadendo e non rimane più alcun futuro da raccontare.

Macondo può finire.

DomandaRisposta
Chi legge le pergamene alla fine?Aureliano Babilonia
Chi le ha scritte?Melquíades
Cosa raccontano?La storia della famiglia Buendía
Raccontano anche il futuro?Sì, arrivano fino al momento della loro stessa lettura
Perché Macondo scompare?Il ciclo previsto per i Buendía arriva alla conclusione
Aureliano può modificare il destino?No, lo comprende mentre si sta già realizzando
La tempesta è soltanto un evento naturale?No, chiude materialmente e simbolicamente la storia di Macondo

Cosa contengono le pergamene di Melquíades?

Le pergamene contengono la storia dei Buendía attraverso le generazioni.

Melquíades non ha quindi lasciato soltanto formule, appunti o conoscenze misteriose. Il manoscritto custodisce il destino della famiglia che ha fondato e abitato Macondo.

Il personaggio e le pergamene erano stati introdotti molto prima del finale. Anche nel nostro approfondimento sul [trailer di Cent’anni di solitudine] Aureliano Babilonia compariva già intento a leggere il manoscritto di Melquíades.

Quella scena acquista il suo significato completo soltanto alla fine.

Aureliano deve infatti arrivare al momento giusto per poter decifrare il testo. Prima di allora, il manoscritto rimane qualcosa che appartiene al futuro della famiglia tanto quanto al suo passato.

Quando finalmente riesce a leggerlo, scopre che la vita dei Buendía era già contenuta in quelle pagine.

Melquíades aveva previsto tutto?

Nella logica di Cent’anni di solitudine, sì.

Melquíades conosce nel manoscritto gli eventi che porteranno alla fine della famiglia e di Macondo. Ma interpretare le pergamene come una semplice previsione del futuro sarebbe riduttivo.

Il loro significato riguarda soprattutto il rapporto particolare che il romanzo e la serie costruiscono con il tempo.

In Cent’anni di solitudine il tempo non procede sempre come una linea retta. Nomi, comportamenti, passioni ed errori ritornano continuamente nelle diverse generazioni dei Buendía.

Aureliano, José Arcadio, Amaranta e gli altri nomi non sono soltanto ripetizioni genealogiche: contribuiscono alla sensazione che la famiglia continui a vivere variazioni dello stesso destino.

La nostra precedente [recensione di Cent’anni di solitudine] parlava proprio di questa dimensione ciclica e mostrava già Aureliano Babilonia legato alla futura decifrazione della pergamena.

Il finale porta quel meccanismo alle estreme conseguenze.

Non è più soltanto la storia a ripetersi: la storia è già stata scritta.

Perché Aureliano riesce a leggere le pergamene proprio alla fine?

Perché soltanto allora il contenuto del manoscritto può coincidere completamente con la realtà che descrive.

Aureliano Babilonia comprende progressivamente le pergamene e arriva alle ultime parti mentre fuori il destino di Macondo si sta compiendo.

La lettura e gli eventi smettono così di essere due dimensioni separate.

Più Aureliano avanza nel testo, più il manoscritto si avvicina al suo presente.

Fino al cortocircuito conclusivo: Aureliano legge ciò che sta accadendo mentre sta accadendo.

Il manoscritto non gli concede quindi un vantaggio. Non è un avvertimento ricevuto abbastanza presto da permettergli di cambiare le cose.

Quando comprende il proprio destino, quel destino è già in corso.

La tempesta distrugge realmente Macondo?

Sì, ma la tempesta non va letta soltanto come un fenomeno meteorologico.

La città viene cancellata nel momento in cui termina la vicenda dei Buendía. È quindi allo stesso tempo un evento concreto all’interno della storia e la rappresentazione visiva della conclusione del ciclo.

Netflix presenta la seconda e ultima parte della serie proprio come il percorso che porta Macondo dalla crescita alla decadenza e al compimento della maledizione della famiglia, come spiegato nella presentazione ufficiale della parte finale di Cent’anni di solitudine.

La città e i Buendía sono infatti inseparabili.

Macondo nasce con José Arcadio Buendía e Úrsula Iguarán. Cresce insieme alla famiglia, cambia con le generazioni successive, viene attraversata dalla guerra, dal progresso, dalla compagnia bananiera, dalla violenza e infine dal declino.

Quando termina la stirpe, termina anche il mondo che quella stirpe aveva costruito.

Cosa c’entra il bambino con la coda di maiale?

Cent’anni di solitudine

La nascita del bambino con la coda di maiale chiude un’altra delle grandi linee circolari della storia.

Fin dall’origine della famiglia, Úrsula teme le conseguenze dell’incesto e la possibilità che dall’unione tra parenti possa nascere un bambino con quella caratteristica.

Per generazioni la paura sembra rimanere una superstizione.

Alla fine, però, ciò che era stato annunciato all’inizio si realizza.

Non è un dettaglio casuale. Serve a mostrare che anche uno dei timori più antichi della famiglia torna esattamente nel momento della sua conclusione.

Il finale riporta quindi la storia al suo principio.

La nascita del bambino, la decifrazione delle pergamene e la distruzione di Macondo convergono tutti nello stesso significato: i Buendía non sono riusciti a interrompere il ciclo che attraversa la loro storia.

Aureliano Babilonia muore nel finale?

Il destino di Aureliano è legato direttamente a quello di Macondo.

Una volta arrivato alle ultime righe delle pergamene, comprende che il manoscritto sta descrivendo anche il momento presente e che la città è destinata a essere cancellata.

Non esiste quindi una vera possibilità di mettersi in salvo dopo aver compreso il testo.

Il punto non è tanto mostrare Aureliano mentre tenta una fuga, quanto sottolineare l’impossibilità di sottrarsi a qualcosa che lui riesce a conoscere soltanto quando si sta già verificando.

È una delle idee più crudeli del finale: conoscere il proprio destino non significa necessariamente poterlo cambiare.

Le pergamene sono il libro Cent’anni di solitudine?

È una delle letture più affascinanti del finale.

Il manoscritto di Melquíades contiene la storia dei Buendía, così come Cent’anni di solitudine racconta la storia dei Buendía. Arrivato alle ultime pagine, Aureliano legge inoltre il proprio atto di lettura.

Il manoscritto diventa quindi una sorta di libro dentro il libro.

Non è necessario immaginare materialmente che sulle pergamene sia stampato lo stesso romanzo che conosciamo. Il gioco metanarrativo funziona perché le due storie finiscono per coincidere: quella che Aureliano sta decifrando è anche quella che lo spettatore ha appena terminato di seguire.

Per questo il finale può dare la sensazione che Cent’anni di solitudine si richiuda su se stesso.

Il principio contiene già la fine e la fine permette finalmente di comprendere il principio.

Cosa significa che i Buendía non avranno una seconda opportunità sulla terra?

Cent’anni di solitudine

È la conclusione definitiva della maledizione.

Per generazioni i Buendía ripetono nomi, passioni, solitudini ed errori senza riuscire veramente a spezzare il modello ereditato da chi è venuto prima.

Netflix descrive ufficialmente la storia come quella di sette generazioni costrette a confrontarsi con il proprio passato e con un destino apparentemente inevitabile.

Quando Aureliano arriva alla fine delle pergamene non nasce una nuova generazione capace di ripartire da zero.

Non rimane nemmeno Macondo.

I cento anni sono terminati e il ciclo non ricomincia.

È questa la ragione per cui la scomparsa della città è molto più importante della semplice distruzione di un luogo: Macondo era lo spazio nel quale quella storia poteva continuare a ripetersi.

Cancellarlo significa chiuderla per sempre.

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