Nel mondo della narrativa seriale, soprattutto i cinecomic del Marvel Cinematic Universe, la figura del semplice autore è ormai superata. Oggi si parla di “architetti narrativi”, creatori capaci di gestire ragnatele di trame che si estendono per anni, incastrando tasselli complessi senza perdere il senso del quadro generale.

I fratelli Joe e Anthony Russo, i registi che hanno retto il timone del durante l’ascesa e l’apice emotivo dell’universo Marvel sul grande schermo, si stanno ora ispirando al lavoro di Jonathan Hickman, la mente geometrica e visionaria dei fumetti Marvel degli anni 2010: i cineasti hanno svelato che Avengers: Doomsday prenderà spunto dalla saga Avengers: Time Runs Out, per poi arrivare all’omonima trasposizione al cinema di Secret Wars l’anno prossimo.
Dalle pagine di Jonathan Hickman alle prossime scene del Marvel Cinematic Universe
Pur muovendosi in media differenti, entrambi hanno affrontato la stessa sfida titanica: far collassare intere realtà per dare un senso a un intero pantheon di eroi. Leggere un fumetto scritto da Jonathan Hickman significa sedersi a un tavolo con un grandissimo giocatore di scacchi: non scrive storie autoconclusive; progetta cicli narrativi monumentali che somigliano a trattati di geopolitica galattica e metafisica.

Il suo metodo si basa su una pianificazione maniacale. Ogni battuta, ogni diagramma tecnico inserito nelle pagine, ogni piccolo dettaglio visivo a un anno di distanza trova una giustificazione logica. La sua gestione di Avengers e New Avengers ha ridefinito il concetto di minaccia cosmica, dividendo gli eroi Marvel in fazioni etiche, costringendoli a compiere scelte estreme di fronte a un destino ineluttabile.
Il capolavoro di questa architettura si vede chiaramente in Time Runs Out, il preludio diretto a Secret Wars. In questo arco narrativo, il tempo stringe letteralmente: le Terre di universi paralleli stanno collidendo l’una contro l’altra in un fenomeno noto come “Incursione”. Hickman spoglia gli eroi di ogni barlume di retorica salvifica. Gli Illuminati della Marvel devono decidere se distruggere altri mondi per salvare il proprio, sprofondando in un dilemma morale senza ritorno.

Quando si arriva a Secret Wars (2015), l’universo Marvel tradizionale e l’Universo Ultimate cessano di esistere. Resta solo Battleworld, un mosaico di frammenti di realtà governato da un Dottor Destino trasformatosi in divinità. Hickman usa la fine di tutto per dimostrare che la distruzione è solo il prezzo da pagare per una nuova e radicale ripartenza.
Se Hickman usa la geometria e la carta millimetrata, i fratelli Russo usano il diapason e la macchina da presa. Provenienti dalla televisione di commedia (Arrested Development), Joe e Anthony sono entrati nel Marvel Cinematic Universe con un approccio sorprendentemente radicato nel thriller politico (Captain America: The Winter Soldier), per poi ereditare le chiavi della casa con Avengers: Infinity War ed Endgame.

Il loro genio non risiede in una creazione dal nulla, ma nella capacità di coordinare le trame delle prime fasi del Marvel Cinematic Universe, con il lavoro già imbastito da Joss Whedon, Jon Favreau e James Gunn, per esempio. Proprio per questo ora hanno preso il difficile compito di dirigere gli importanti crossover della Saga del Multiverso. Nei loro film riescono a gestire decine di personaggi con identità forti senza che nessuno risulti superfluo e a bilanciare i toni, passando dal dramma cosmico alla battuta ironica.
A questo punto ti lasciamo con alcune parole che i registi hanno voluto scrivere alla prefazione della nuova edizione Marvel del fumetto Time Runs Out:

“Siamo cresciuti a Cleveland, in un vecchio quartiere multietnico che sembrava uscito da una fiaba. Il nostro mondo era piuttosto piccolo, ma i fumetti che trovavamo non lo davano per scontato. Li compravamo in farmacia e nei negozi di quartiere, a volte in ordine sparso, a volte a distanza di anni, e li leggevamo finché non si sgretolavano. Erano sorprendenti e ricchi di idee che acquistavano più significato con il passare degli anni, e ci aprivano mondi che sembravano più grandi, più strani e più autentici di qualsiasi cosa ci circondasse.”
“Secret Wars ci ha parlato allo stesso modo. Jonathan Hickman ha creato una storia che sembrava enorme ma anche incredibilmente personale. Seguiva un universo spinto al limite e poneva una semplice domanda che aveva un peso reale: cosa rimane quando tutto il resto crolla? Quando siamo entrati a far parte dei Marvel Studios per The Winter Soldier, non avevamo idea di dove ci avrebbe portato questo viaggio, sapevamo solo che volevamo raccontare la migliore storia possibile. Il nostro obiettivo era…
Raccontare una storia radicata nel sentimento e fondata sulla verità, e mentre il nostro lavoro si espandeva attraverso Civil War, Infinity War e Endgame, la tela si allargava, ma il centro emotivo rimaneva vicino. Il lavoro di Hickman ci ha ricordato che il cuore di ogni storia epica risiede nelle persone che cercano di sopravvivere.”
“E poi c’è Doom. Doom non è solo un avversario. È ambizione e paura intrecciate insieme. In Secret Wars, cerca di tenere a bada la realtà con la sola forza di volontà. Crede di poter salvare tutto se ne controlla una parte sufficiente. Hickman rivela la tensione che si cela dietro questo sforzo e la fragilità umana sotto l’armatura. Persino chi può rimodellare l’esistenza non può sfuggire alle emozioni che lo definiscono. Siamo sempre stati attratti da personaggi che camminano su quel filo del rasoio.
Persone che aspirano a qualcosa di nobile e si perdono lungo la strada. A volte, la distruzione non arriva con un singolo colpo. Arriva attraverso decisioni prese nell’incertezza e attraverso fratture tra persone che desiderano la stessa cosa ma non riescono a trovare la strada l’una per l’altra. Questa è una sorta di fine. È silenziosa, dolorosa e incredibilmente umano.”
“In “Time Runs Out”, uno degli elementi più sorprendenti è il modo in cui il mondo inizia a sgretolarsi. Non si tratta di un’esplosione drammatica. È paura. È compromesso. È la lenta erosione della fiducia tra persone che ci tengono profondamente e che, nonostante tutto, non riescono a impedire la caduta. Storie come questa lasciano il segno. Ci chiedono di riflettere su chi diventiamo quando la pressione plasma ogni nostra scelta. Nell’ultimo decennio, abbiamo lavorato a storie che ci hanno trasportato in spazi straordinari. Abbiamo seguito soldati, spie, esseri cosmici e persone comuni che si fanno carico di fardelli impossibili. In tutto questo, una verità ci è rimasta impressa: la portata conta solo quando è ancorata alla sincerità.”