Elizabeth non muore durante il finale di Don’t Say Good Luck, ma il film non suggerisce neppure una guarigione. La madre di Sophie è ancora viva nell’ultima scena, mentre il suo tumore è ormai in fase avanzata: la storia sceglie quindi di fermarsi prima della sua morte e di concentrarsi sull’ultimo momento condiviso tra madre e figlia.
Da qui in poi ci sono spoiler completi sul film Netflix.
Don’t Say Good Luck segue Sophie Birenbaum, interpretata da Sunny Sandler, proprio nel momento in cui ottiene il ruolo principale nel musical della sua scuola. Quello che dovrebbe essere uno dei periodi più importanti della sua adolescenza coincide però con il ritorno del tumore della madre Elizabeth, interpretata da Melanie Lynskey.
La domanda che accompagna praticamente tutto il film diventa quindi inevitabile: Elizabeth riuscirà a vedere Sophie esibirsi oppure morirà prima?
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Elizabeth muore nel film? | No, non prima dei titoli di coda |
| Elizabeth guarisce dal tumore? | No |
| Riesce a vedere Sophie recitare? | Non assiste allo spettacolo a scuola, ma Sophie si esibisce per lei |
| Sophie abbandona il musical? | Ci pensa, ma alla fine torna sul palco |
| Il finale è aperto? | Sì, sul momento preciso della morte di Elizabeth |
| Il film è ispirato a una storia vera? | Sì, all’esperienza della sceneggiatrice Laura Hankin |
Come finisce Don’t Say Good Luck

Nella parte finale Sophie è ormai divisa tra due mondi.
Da una parte c’è il musical scolastico Waitress, nel quale ha ottenuto il ruolo di Jenna. Dall’altra c’è sua madre Elizabeth, le cui condizioni continuano a peggiorare.
Per gran parte del film Sophie cerca di tenere separati questi due aspetti della propria vita. Il teatro dovrebbe essere il luogo in cui può tornare a sentirsi semplicemente una ragazza, ma il pensiero della malattia della madre continua inevitabilmente a entrare anche nelle prove.
Quando Elizabeth cerca di seguire una delle prove, Sophie reagisce male.
La rabbia non nasce realmente dal comportamento della madre. È soprattutto il risultato della paura e del senso di colpa che Sophie non riesce ancora a gestire.
La ragazza arriva così a pensare di rinunciare completamente allo spettacolo.
Elizabeth, però, non vuole che la propria malattia impedisca alla figlia di vivere.
Madre e figlia riescono finalmente a confrontarsi e Sophie torna a scuola per lo spettacolo.
Sophie riesce a recitare in Waitress?

Sì.
Sophie arriva in tempo e sale sul palco grazie anche all’aiuto dei suoi amici, che riescono a ritardare l’inizio dello spettacolo.
Durante la rappresentazione arriva uno dei momenti centrali del film.
Sophie interpreta She Used to Be Mine, canzone proveniente proprio dal musical Waitress.
A quel punto il brano non riguarda più soltanto il personaggio che Sophie sta interpretando.
Diventa un modo per esprimere tutto ciò che la ragazza non riesce a dire apertamente: la paura di perdere la madre, il senso di colpa per continuare a vivere la propria adolescenza e la consapevolezza che presto la sua famiglia cambierà per sempre.
Il teatro smette quindi di essere un rifugio dalla realtà.
Diventa il mezzo attraverso il quale Sophie riesce finalmente ad affrontarla.
Elizabeth riesce a vedere lo spettacolo?

Non nel teatro della scuola.
Le condizioni di Elizabeth sono ormai troppo gravi per permetterle di assistere normalmente alla rappresentazione.
Ed è proprio da questa impossibilità che nasce l’ultima parte del film.
Sophie decide di portare lo spettacolo dalla madre.
Con l’aiuto degli altri viene ricreato nel giardino di casa un piccolo spazio che permette a Elizabeth di vivere almeno una parte dell’esperienza che avrebbe voluto condividere con la figlia.
Sophie indossa anche un vestito premaman appartenuto alla madre e si esibisce direttamente davanti a lei.
È qui che Don’t Say Good Luck trova la sua vera conclusione.
Non sul grande palco della scuola, ma in un’esibizione privata tra madre e figlia.
La madre di Sophie muore nel finale?

No. Elizabeth è ancora viva nell’ultima scena.
Il film non mostra la sua morte.
Questo però non significa che Elizabeth sia guarita o che la situazione si sia improvvisamente risolta.
Le sue condizioni sono chiaramente molto gravi.
Il tumore è tornato e il film ha già stabilito che il tempo rimasto alla donna è limitato.
Nell’ultima scena Elizabeth guarda Sophie esibirsi, applaude e poi madre e figlia si abbracciano.
La storia termina lì.
Non arriva una scena successiva ambientata settimane o mesi dopo.
Non vediamo un funerale.
Non vediamo neppure Elizabeth morire in ospedale.
Il film sceglie deliberatamente di concludersi mentre Elizabeth è ancora presente.
Perché Don’t Say Good Luck non mostra la morte di Elizabeth?

Perché il centro della storia non è la morte in sé.
È ciò che accade prima.
Sophie passa gran parte del film aspettando qualcosa che sa di non poter evitare.
La morte della madre sembra diventare un conto alla rovescia capace di contaminare qualsiasi altra esperienza.
Il rischio è che Sophie finisca per considerare sbagliato divertirsi, innamorarsi, recitare o semplicemente continuare la propria vita mentre Elizabeth sta morendo.
La madre prova invece a insegnarle l’opposto.
Il fatto che una tragedia stia arrivando non significa che tutto ciò che viene prima debba essere cancellato.
Ecco perché mostrare la morte di Elizabeth immediatamente dopo l’esibizione avrebbe probabilmente cambiato il significato della scena.
Il film preferisce fermarsi sull’abbraccio.
La perdita arriverà, ma non è ancora arrivata.
Per qualche minuto madre e figlia possono semplicemente essere insieme.
Elizabeth morirà dopo il finale?

Il film lo lascia fuori campo, ma tutto ciò che abbiamo visto porta a considerare la sua morte inevitabile.
Non viene fornito un miracolo narrativo.
Non appare una nuova terapia.
Non arriva nessuna informazione che indichi una remissione della malattia.
La distinzione importante è quindi questa:
Elizabeth non muore nel film, ma il film lascia intendere che le resti poco tempo.
La conclusione non deve essere interpretata come un finale felice tradizionale.
È invece un finale sospeso, nel quale la famiglia riesce ad accettare il presente senza fingere che il futuro sia cambiato.
Perché Sophie indossa il vestito di sua madre?

Il vestito utilizzato nella parte finale rafforza il legame tra le due donne.
Sophie indossa un vecchio vestito premaman di Elizabeth, trasformando la performance in qualcosa di molto più personale rispetto allo spettacolo scolastico.
La figlia sta letteralmente portando con sé qualcosa appartenuto alla madre durante un momento legato alla sua nascita.
Il gesto crea quindi una sorta di circolo.
Elizabeth aveva indossato quel vestito mentre Sophie stava arrivando nella sua vita.
Ora Sophie lo indossa mentre entrambe sanno che la vita di Elizabeth sta probabilmente arrivando alla conclusione.
Non serve che il film lo spieghi attraverso un dialogo.
L’immagine contiene già il significato della scena.
Cosa significa il titolo Don’t Say Good Luck?

Il titolo parte da una superstizione legata al teatro.
Tradizionalmente agli attori non si augura semplicemente “buona fortuna” prima di entrare in scena.
Ma nel film l’espressione assume progressivamente un significato più ampio.
Sophie può prepararsi per uno spettacolo.
Può imparare battute, canzoni e movimenti.
Può provare fino a quando tutto è perfetto.
Quello che non può preparare o controllare è la malattia di sua madre.
La vita non funziona come un musical.
Non esiste una prova generale per quello che sta succedendo a Elizabeth.
Alla fine Sophie comprende che l’unica cosa che può controllare è come vivere il tempo che rimane.
Don’t Say Good Luck è una storia vera?

Sì, anche se il film non ricostruisce alla lettera la vita di una persona reale.
Netflix ha spiegato che la sceneggiatrice Laura Hankin ha sviluppato la storia partendo da un’esperienza vissuta durante la propria adolescenza.
Hankin ottenne il ruolo principale in un musical scolastico proprio mentre il tumore della madre era tornato.
La regista Julia Hart ha spiegato alla pagina ufficiale Netflix Tudum dedicata a Don’t Say Good Luck che questa base personale è uno dei motivi per cui il film mantiene un tono così intimo.
La storia cinematografica cambia personaggi e diversi elementi.
Anche il musical non è lo stesso interpretato realmente da Hankin.
Rimane però il nucleo fondamentale: una ragazza ottiene una grande opportunità teatrale mentre deve affrontare contemporaneamente la malattia terminale della madre.
È anche ciò che rende il finale ancora più doloroso.
La performance di Sophie non salva Elizabeth.
Non potrebbe farlo.
Le permette però di condividere con lei un ultimo momento importante, e consente a Sophie di capire che continuare a vivere non significa amare meno sua madre.
Chi cerca altri finali Netflix costruiti intorno a ciò che viene mostrato e ciò che resta volutamente ambiguo può leggere anche il nostro approfondimento su The Last House, dove abbiamo analizzato il significato delle domande lasciate aperte dal film.
Don’t Say Good Luck termina così senza mostrarci il momento che per tutto il film temiamo di vedere.
Elizabeth non muore davanti alla macchina da presa.
È ancora viva quando Sophie la abbraccia.
E proprio per questo l’ultima scena non parla ancora della morte.
Parla del tempo che resta prima che arrivi.