Il gigantesco quadro che diventa la chiave della vendetta di Peter non è stato inventato per Netflix: esiste realmente, si trova a Stoccolma e nasconde una storia ancora più controversa di quella raccontata nella serie.
Sì, Midvinterblot esiste davvero. Il dipinto mostrato e citato in Un sacrificio di sangue è un’opera reale del pittore svedese Carl Larsson, completata nel 1915 e oggi conservata al Nationalmuseum di Stoccolma.
E non si tratta di un piccolo quadro scelto casualmente dagli sceneggiatori. Midvinterblot misura circa 6,4 metri di altezza per 13,6 metri di larghezza e rappresenta il sacrificio del leggendario re svedese Domalde, offerto agli dei nel tentativo di porre fine a una lunga carestia.
È proprio questa idea, qualcuno deve essere sacrificato affinché gli altri possano salvarsi, a trasformare il dipinto in una delle chiavi per comprendere Un sacrificio di sangue.
Da qui in avanti sono presenti spoiler sul finale della serie Netflix.
Midvinterblot di Un sacrificio di sangue è un quadro vero?
Sì.
Il titolo svedese Midvinterblot può essere tradotto come “sacrificio di metà inverno” o “sacrificio d’inverno”.
Carl Larsson realizzò la monumentale tela per il Nationalmuseum di Stoccolma. L’opera è dipinta a olio su tela e misura 640 x 1360 centimetri.
Al centro della scena compare un uomo nudo in piedi su una slitta dorata. È il re Domalde, portato verso il luogo nel quale sta per essere sacrificato.
Davanti a lui si trovano sacerdoti, figure rituali e un carnefice vestito di rosso. Quest’ultimo tiene un coltello nascosto alla vista del sovrano.
La scena immaginata da Larsson è ambientata presso il tempio pagano di Gamla Uppsala.
Quello che vediamo nella serie, quindi, non è una leggenda artistica creata dagli autori di Netflix attorno a un dipinto inesistente: Midvinterblot è una delle opere più note e discusse di Carl Larsson.
Cosa rappresenta Midvinterblot?

Il protagonista del dipinto è Domalde, un sovrano appartenente alla tradizione leggendaria degli Ynglingar.
Secondo il racconto utilizzato come fonte da Carl Larsson, durante il regno di Domalde la Svezia sarebbe stata colpita da anni di cattivi raccolti.
La popolazione avrebbe inizialmente tentato di placare gli dei attraverso sacrifici meno estremi, senza però ottenere il ritorno di raccolti abbondanti.
Alla fine la responsabilità della disgrazia sarebbe ricaduta sul re.
Domalde viene quindi sacrificato affinché la sua morte possa ristabilire l’equilibrio e riportare prosperità al popolo.
È importante distinguere la tradizione dalla storia documentata: lo stesso Nationalmuseum precisa che non esistono altre prove che dimostrino che Domalde sia realmente esistito.
Carl Larsson non stava quindi dipingendo la ricostruzione documentata di un avvenimento storico, ma una rappresentazione artistica costruita a partire da un’antica tradizione.
Perché Midvinterblot è importante in Un sacrificio di sangue?

È qui che il quadro smette di essere semplice scenografia.
In Un sacrificio di sangue, Peter Johansson interpreta ciò che gli è accaduto attraverso la stessa logica rappresentata nel dipinto.
Peter ritiene di essere stato sacrificato dal sistema.
La notte della morte di Hugo Brankovic aveva chiesto rinforzi, ma quelle richieste non erano state gestite correttamente. In seguito le registrazioni vengono cancellate e Peter rimane l’uomo sul quale ricade la responsabilità di quanto accaduto.
Nel suo modo ormai distorto di interpretare la giustizia, qualcuno deve quindi pagare.
È la stessa struttura simbolica di Midvinterblot:
| Midvinterblot | Un sacrificio di sangue |
|---|---|
| Il popolo attraversa una crisi | La polizia deve nascondere un grave fallimento |
| Serve un responsabile | Peter viene considerato responsabile |
| Domalde viene sacrificato | Peter sente di essere stato sacrificato dal sistema |
| Il sacrificio dovrebbe ristabilire l’ordine | Peter cerca di ristabilire la propria idea di giustizia attraverso gli omicidi |
| Il re diventa la vittima finale | Alfred dovrebbe diventare il sacrificio conclusivo |
Per questo il quadro non serve semplicemente a dare alla serie una componente rituale.
Spiega il modo in cui Peter ha trasformato un’ingiustizia realmente subita in una giustificazione per la propria vendetta.
Perché Peter vuole sacrificare Alfred come Domalde?
Nel finale Peter identifica Alfred Berg con il re rappresentato da Carl Larsson.
Domalde è il sovrano che deve morire per pagare il prezzo della crisi della propria comunità.
Alfred, agli occhi di Peter, rappresenta invece l’autorità della polizia che deve pagare per ciò che è successo anni prima.
La morte di Alfred non dovrebbe quindi essere un omicidio qualsiasi.
Peter vuole trasformarla in un sacrificio.
Ed è proprio qui che il finale introduce il paradosso più importante.
Peter ha scoperto una parte della verità, ma non tutta la verità.
Alfred non è infatti il vero responsabile della mancata gestione delle sue richieste di aiuto.
La rivelazione finale porta invece a Lucas Lind.
Abbiamo ricostruito nel dettaglio tutta questa parte nel nostro approfondimento sul finale di Un sacrificio di sangue, compreso il ruolo di Lucas e ciò che accade realmente a Peter e Alfred.
Chi era realmente re Domalde?
Qui storia e leggenda devono essere separate.
Domalde compare nella tradizione relativa agli antichi sovrani svedesi e nella storia degli Ynglingar utilizzata come riferimento da Carl Larsson.
Il racconto vuole che dopo diversi anni di carestia il sovrano venga sacrificato per placare gli dei e ottenere raccolti migliori.
Ma non abbiamo la certezza che Domalde sia stato un personaggio storico.
Il Nationalmuseum definisce infatti Domalde un re misterioso e sottolinea che non esistono altre prove della sua esistenza.
È quindi più corretto parlare di re leggendario che di sovrano storico realmente documentato.
Questo dettaglio rende ancora più interessante l’utilizzo del quadro nella serie: Peter costruisce la propria vendetta attorno a una rappresentazione artistica di un sacrificio proveniente dal mito, trasformandola però in qualcosa di terribilmente reale.
Midvinterblot racconta un sacrificio realmente avvenuto?
Non possiamo dirlo.
L’opera prende ispirazione da racconti medievali relativi a un passato molto più antico, ma non costituisce una testimonianza diretta dell’esistenza di Domalde né della sua morte.
Anche l’aspetto della scena non deve essere letto come una ricostruzione archeologica precisa.
Il Nationalmuseum racconta che già quando Carl Larsson presentò il progetto, alcuni esperti criticarono la presenza di elementi provenienti da periodi storici differenti.
Larsson stesso descrisse la propria rappresentazione come una sorta di visione onirica.
Midvinterblot è quindi un’interpretazione artistica della leggenda, non una fotografia affidabile di un rituale svedese realmente documentato.
Perché il quadro di Carl Larsson fu così controverso?

La storia di Midvinterblot ha qualcosa di sorprendentemente cinematografico.
Carl Larsson aveva già realizzato altre decorazioni per la grande scalinata del Nationalmuseum e voleva completare l’ultima parete rimasta libera.
Nel 1911 presentò quindi di propria iniziativa il progetto di Midvinterblot.
L’idea provocò immediatamente molte critiche.
Il soggetto venne giudicato problematico, la ricostruzione storica poco accurata e la pittura storica monumentale cominciava ormai a essere considerata superata rispetto alle nuove tendenze artistiche.
Larsson, però, non abbandonò il progetto.
Anzi, più aumentavano le opposizioni e più il pittore sembrava determinato a completarlo.
Finì l’opera a proprie spese.
Nel 1915 l’enorme tela, circa 80 metri quadrati, venne temporaneamente collocata al Nationalmuseum, ma dopo una lunga discussione che arrivò persino a livello governativo fu rifiutata.
Per Larsson fu un colpo durissimo.
Come è arrivato Midvinterblot al Nationalmuseum?
Il paradosso è che oggi il quadro si trova esattamente nel luogo per il quale Carl Larsson lo aveva immaginato.
Dopo la morte dell’artista nel 1919, l’opera trascorse decenni lontano dalla collocazione originariamente prevista.
Negli anni Ottanta tornò al centro dell’attenzione, ma il Nationalmuseum rifiutò ancora la possibilità di acquisirla.
Nel 1987 venne venduta all’asta e acquistata da un collezionista giapponese.
La svolta arrivò nel 1992, quando il proprietario prestò Midvinterblot al Nationalmuseum per una grande esposizione dedicata a Carl Larsson.
Il quadro poté finalmente essere visto sulla parete per la quale era stato concepito.
Dopo lunghe trattative, nel 1997 il Nationalmuseum acquistò definitivamente Midvinterblot.
Oggi è collocato nella parte superiore della grande scalinata del museo di Stoccolma.
Dove si può vedere il vero Midvinterblot?
Il quadro originale è conservato al Nationalmuseum di Stoccolma, in Svezia.
Non è difficile capire perché l’opera abbia un impatto tanto forte anche sullo schermo: con oltre tredici metri di larghezza, osservarla dal vivo significa trovarsi davanti a una composizione enormemente più grande di quanto possa sembrare durante gli episodi.
Il Nationalmuseum mette inoltre a disposizione nella propria collezione digitale immagini e informazioni sull’opera.
Cosa significa quindi Midvinterblot nel finale della serie?
Midvinterblot permette di capire che il vero tema di Un sacrificio di sangue non è semplicemente trovare un serial killer.
È capire chi viene scelto per pagare quando un sistema deve proteggere se stesso.
Domalde viene sacrificato perché il suo popolo attribuisce al sovrano la responsabilità della propria disgrazia.
Peter pensa di essere stato sacrificato dalla polizia per coprire un errore.
Successivamente è lui stesso a scegliere altre vittime.
Infine decide che Alfred dovrà diventare il suo Domalde.
La differenza fondamentale è che il sacrificio immaginato da Peter non può riportare alcun equilibrio.
La sua rabbia nasce da un’ingiustizia reale, ma la persona sulla quale vuole far ricadere la responsabilità finale è quella sbagliata.
Ed è proprio questo a rendere Midvinterblot qualcosa di più di un semplice quadro appeso a una parete: è la rappresentazione visiva del meccanismo che guida l’intera storia di Un sacrificio di sangue.