La condanna di Fefè nel finale di Divorzio all’italiana può sembrare una delle esagerazioni più nere della satira di Pietro Germi. Dopo aver ucciso Rosalia, Ferdinando Cefalù viene condannato a soli tre anni di carcere e riesce persino a uscire prima grazie a un’amnistia.
Il punto più inquietante è che Germi non inventò la legge su cui costruisce il piano del protagonista.
Quando il film uscì nel 1961, nel Codice penale italiano esisteva ancora l’articolo 587, dedicato all’omicidio e alle lesioni commessi per la cosiddetta causa d’onore. In determinate condizioni la norma prevedeva per l’omicidio una pena compresa tra tre e sette anni di reclusione. I tre anni inflitti a Fefè corrispondono quindi esattamente al minimo previsto dalla legge dell’epoca.
Attenzione però a una distinzione importante: uccidere la moglie non era “legale”. L’articolo 587 non autorizzava l’omicidio. Prevedeva invece un trattamento penale enormemente più favorevole qualora ricorressero le condizioni indicate dalla norma.
Ed è proprio su questa assurdità che Pietro Germi costruisce tutta la ferocia di Divorzio all’italiana.
Cosa prevedeva realmente l’articolo 587

Il vecchio articolo 587 del Codice penale riguardava chi provocava la morte del coniuge, della figlia o della sorella dopo averne scoperto una relazione sessuale considerata illegittima e agendo nello stato d’ira provocato dall’offesa all’onore proprio o familiare.
La pena prevista per l’omicidio era da tre a sette anni. La stessa disciplina poteva riguardare anche l’uccisione della persona coinvolta nella relazione.
È una differenza enorme rispetto all’omicidio volontario ordinario.
Per questo il piano di Fefè non consiste semplicemente nell’eliminare Rosalia. Deve creare una situazione che possa essere presentata come un delitto provocato dall’onore ferito, non come un omicidio organizzato a sangue freddo.
Ed è qui che la commedia diventa molto più intelligente di un semplice racconto grottesco.
Perché Fefè vuole sorprendere Rosalia con Carmelo
Fefè è innamorato della giovane cugina Angela, interpretata da Stefania Sandrelli, ma è sposato con Rosalia e non può semplicemente divorziare da lei.
Il divorzio non è ancora previsto dalla legislazione italiana.
Il protagonista escogita quindi una soluzione mostruosa: favorire una relazione tra Rosalia e il pittore Carmelo Patanè, sorprenderli insieme e uccidere la moglie facendo apparire il delitto come una reazione provocata dall’offesa al proprio onore.
Non è quindi un dettaglio secondario che Fefè voglia cogliere Rosalia con un amante.
Il testo dell’articolo 587 collegava espressamente la pena ridotta alla scoperta della relazione e allo stato d’ira provocato dall’offesa all’onore. Germi trasforma questi requisiti giuridici nella struttura stessa della trama.
Quando Rosalia e Carmelo, invece di essere sorpresi, fuggono insieme, il piano perfetto di Fefè salta.
Perché Fefè si comporta come un marito distrutto dopo la fuga
Da questo momento il film diventa ancora più feroce.
Fefè sa di essere il regista occulto del tradimento. È stato lui a incoraggiare indirettamente Rosalia verso Carmelo e desidera soltanto liberarsi della moglie.
Davanti al paese, però, deve apparire esattamente all’opposto.
Si mostra sconvolto, umiliato, incapace di reagire. Lascia che Agramonte lo consideri un marito disonorato e sopporta deliberatamente il disprezzo della comunità.
La pressione sociale raggiunge il culmine quando Immacolata, moglie di Carmelo, lo umilia pubblicamente.
Germi mette così in scena non soltanto una legge, ma il sistema culturale che permetteva a quella legge di esistere: l’onore maschile diventa una questione pubblica, controllata dallo sguardo del paese e dalla reputazione della famiglia.
Fefè sfrutta cinicamente proprio quel sistema.
Quindi tre anni erano realmente possibili?

Sì.
Ed è probabilmente il dettaglio di Divorzio all’italiana che oggi colpisce maggiormente.
L’articolo 587 stabiliva una pena da tre a sette anni, quindi una condanna al minimo di tre anni era prevista dalla norma.
Questo non significa però che un caso identico a quello costruito da Germi avrebbe prodotto automaticamente quella sentenza in un tribunale reale. Il comportamento di Fefè è fortemente premeditato e la situazione raccontata dal film viene deliberatamente spinta verso il paradosso.
La sentenza va quindi letta anche come parte della satira.
Germi prende una norma autentica e ne porta la logica alle estreme conseguenze: un uomo pianifica un omicidio, manipola la moglie e l’intera comunità, riesce a presentarsi come vittima dell’offesa e ottiene infine esattamente la vita che desiderava.
| Nel film | La realtà giuridica dell’epoca |
|---|---|
| Fefè vuole eliminare Rosalia | L’omicidio rimaneva un reato |
| Cerca di sorprenderla con Carmelo | La scoperta della relazione era centrale nell’art. 587 |
| Vuole apparire accecato dall’onore ferito | La norma richiedeva uno stato d’ira provocato dall’offesa all’onore |
| Viene condannato a 3 anni | Tre anni erano il minimo previsto |
| Non può divorziare da Rosalia | La legge sul divorzio arriverà nel 1970 |
| Sfrutta il delitto per causa d’onore | L’articolo 587 resterà in vigore fino al 1981 |
Perché il titolo Divorzio all’italiana è così importante
Il titolo di Pietro Germi è una battuta molto più crudele di quanto possa sembrare.
Nel mondo di Fefè non esiste un normale “divorzio all’italiana”.
Quando il film viene realizzato nel 1961, il divorzio non è ancora disciplinato in Italia. La legge n. 898 arriverà soltanto nel 1970.
Fefè trova quindi il proprio grottesco equivalente del divorzio: trasformare la moglie in adultera, ucciderla, scontare una pena ridotta e tornare libero per sposare Angela.
Il titolo mette sullo stesso piano due aspetti dell’Italia che Germi vuole colpire: da una parte l’impossibilità di sciogliere legalmente il matrimonio, dall’altra una legislazione penale ancora capace di attribuire un peso enorme al concetto di onore familiare.
Non sorprende che il film sia diventato uno dei simboli della commedia all’italiana. La satira non nasce da una situazione completamente assurda, ma da una realtà portata fino alle sue conseguenze più paradossali.
Quando fu abolito il delitto d’onore in Italia?

Bisognerà aspettare altri vent’anni.
La legge 5 agosto 1981, n. 442, intitolata Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore, cancellò espressamente gli articoli 544, 587 e 592 del Codice penale.
La legge fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 10 agosto 1981.
Poiché non stabiliva un termine speciale per la propria efficacia, si applicò la regola prevista dall’articolo 73 della Costituzione, secondo cui una legge entra normalmente in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione.
La data effettiva fu quindi il 25 agosto 1981.
La piccola timeline racconta bene quanto rapidamente fosse cambiata l’Italia:
1961: esce Divorzio all’italiana
1970: viene introdotta la disciplina del divorzio
1981: viene abrogato l’articolo 587
Nel giro di vent’anni, quella che Germi aveva trasformato in una commedia nerissima era diventata anche la fotografia di un sistema legislativo ormai superato.
Cosa significa la scena finale con Angela e il marinaio

Fefè ottiene apparentemente tutto.
Rosalia non c’è più, il carcere è alle spalle e Angela è finalmente diventata sua moglie.
Poi Germi chiude il film con uno degli ultimi colpi di sarcasmo.
Durante il viaggio di nozze, Angela bacia Fefè mentre con il piede cerca quello del giovane timoniere.
Il meccanismo ricomincia.
La scena non serve soltanto a suggerire che Angela potrebbe tradire Fefè. Demolisce l’intera illusione del protagonista: Fefè ha ucciso una donna convinto di poter controllare il matrimonio, la fedeltà e il proprio “onore”, ma si ritrova immediatamente davanti alla stessa possibilità che aveva cercato di manipolare.
La violenza non ha risolto nulla.
Ha soltanto permesso a Fefè di entrare in un nuovo matrimonio nel quale le persone continuano a desiderare, scegliere e tradire indipendentemente dai suoi piani.
È per questo che il finale di Divorzio all’italiana funziona ancora oggi.
La battuta conclusiva di Germi arriva senza bisogno di parole: Fefè ha trasformato un omicidio nel proprio personale divorzio, ma non ha imparato assolutamente nulla.