Yellowstone entra in una nuova controversia legale. La sceneggiatrice e giornalista Lauren J. Salkin ha citato in giudizio Taylor Sheridan, Paramount, NBCUniversal ed Elevate Entertainment sostenendo che la serie avrebbe utilizzato elementi specifici di Sovereign Nation, progetto televisivo che aveva sviluppato per oltre dieci anni e presentato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Le accuse sono contenute in una causa per violazione del copyright e, al momento, non equivalgono a una decisione di responsabilità.
Cosa sostiene la causa contro Taylor Sheridan e Yellowstone
La contestazione non riguarda l’idea generica di un western moderno o di una disputa per la terra. Salkin sostiene che Yellowstone avrebbe ripreso una combinazione di scelte narrative già presenti nei materiali di Sovereign Nation, tra cui il ruolo di un casinò tribale come centro di potere economico e politico, il conflitto sull’espansione territoriale e alcuni meccanismi legati all’uso dei terreni.
Secondo la ricostruzione presentata in tribunale, Salkin avrebbe inviato un copione pilota, una bible della serie e un pitch deck ai rappresentanti di Sheridan presso Elevate Entertainment. Il 1° febbraio 2017 avrebbe ricevuto una risposta in cui si spiegava che Sheridan non era disponibile per progetti televisivi. Pochi mesi dopo Paramount diede il via libera a Yellowstone, che debuttò il 20 giugno 2018.
La causa sostiene inoltre che alcuni suggerimenti di casting formulati per Sovereign Nation avrebbero avuto corrispondenze nella serie poi prodotta. Viene citato anche il ricordo di un dirigente HBO che aveva esaminato i materiali di Salkin e che, in seguito, avrebbe riconosciuto somiglianze con Yellowstone. Sono tutte allegazioni che dovranno essere valutate nel procedimento.
Sovereign Nation e le somiglianze contestate a Yellowstone
Sovereign Nation viene descritto come un drama centrato sulla governance tribale, sul potere economico legato a un casinò e su una guerra contemporanea per terra e sviluppo. È su questa architettura narrativa, più che sul semplice scenario western, che Salkin fonda la propria richiesta.
Tra gli elementi indicati compaiono una scena di confronto nell’ufficio del presidente tribale, il tema dell’espansione oltre i confini della riserva, l’uso di trust land e di un contratto di locazione di 99 anni, oltre a immagini ricorrenti di master plan per rappresentare il controllo del territorio.
Il punto giuridico sarà stabilire se queste somiglianze riguardino elementi creativi protetti oppure idee e temi generali. Lo stesso atto distingue le due cose: la pretesa non è possedere concetti come un casinò, una famiglia potente o una disputa fondiaria, ma contestare la presunta copia della selezione e dell’organizzazione di dettagli espressivi. È una distinzione coerente con i principi del copyright statunitense, che protegge l’espressione di un’opera e non l’idea astratta.
Perché la causa conta per il franchise di Yellowstone
La vicenda arriva quando Yellowstone ha già trasformato il western televisivo di Sheridan in un marchio molto più ampio della serie madre. Il successo guidato da Kevin Costner ha generato diversi progetti collegati e ha creato per Paramount un universo narrativo capace di continuare oltre la storia originale dei Dutton.
La causa coinvolge anche NBCUniversal, mentre Yellowstone ha avuto una distribuzione streaming su Peacock negli Stati Uniti. Salkin sostiene che il franchise abbia generato miliardi di dollari per i soggetti citati e chiede danni, una quota dei profitti collegati alla presunta violazione e un provvedimento che impedisca ulteriori utilizzi del materiale che considera copiato.
La richiesta economica non significa che quelle somme siano state riconosciute. Il passaggio successivo sarà vedere come risponderanno Sheridan e le società coinvolte, che al momento della pubblicazione della notizia non avevano ancora diffuso una replica pubblica alle accuse.
Per Yellowstone la questione è quindi diversa dalle normali controversie creative che accompagnano una grande produzione: il procedimento dovrà stabilire se esista una somiglianza giuridicamente rilevante tra due opere sviluppate a distanza ravvicinata. La domanda concreta resta aperta e sarà il tribunale, non il successo commerciale della serie, a determinare se le accuse di Salkin abbiano fondamento.