Oceania live action arriva nelle sale italiane il 19 agosto 2026 con Thomas Kail alla regia, Catherine Lagaʻaia nei panni di Vaiana e Dwayne Johnson nuovamente legato a Maui, questa volta anche fisicamente sullo schermo. Il progetto Disney riprende il film animato del 2016, ma Kail ha impostato il passaggio al live action cercando di evitare una replica scena per scena e dando maggiore spazio alla dimensione materiale e culturale del mondo polinesiano.
Oceania live action cambia il film originale senza abbandonarlo

L’obiettivo dichiarato di Thomas Kail è conservare personaggi, percorso di Vaiana e rapporto con l’oceano, modificando però ciò che nel passaggio dall’animazione agli attori reali avrebbe rischiato di sembrare artificiale. Il nuovo Oceania introduce quindi scene e soluzioni differenti, mentre dialoghi e recitazione sono stati adattati ai tempi di una performance dal vivo.
La stessa Disney presenta il film come una nuova interpretazione dell’avventura animata e conferma Kail alla regia, Lagaʻaia come protagonista e Johnson come Maui. La scheda ufficiale Disney di Moana indica inoltre una durata di 1 ora e 55 minuti e accredita tra i produttori Dwayne Johnson, Beau Flynn, Dany Garcia, Hiram Garcia e Lin-Manuel Miranda.
Per Kail, uno dei cambiamenti principali nasce dalla presenza fisica degli attori. Nell’animazione del 2016 Johnson aveva costruito Maui principalmente attraverso voce e canto; nel live action il personaggio richiede postura, movimento e interazione concreta con Vaiana e gli ambienti. Il regista ha raccontato che l’attore voleva affrontarlo con un’energia differente rispetto a dieci anni prima, anche perché nel frattempo era cambiato il suo rapporto personale con il personaggio.
Thomas Kail e la cultura polinesiana al centro di Oceania

La questione più delicata del nuovo Oceania riguarda la rappresentazione del Pacifico. Kail ha spiegato di aver coinvolto linguisti, esperti di navigazione, astronomi, tatuatori, costumisti e coreografi per controllare sceneggiatura, gesti, decorazioni, navigazione e altri elementi culturali. Dwayne Johnson, che ha origini samoane, ha partecipato direttamente a questo processo insieme ai consulenti impiegati dalla produzione.
Una parte delle riprese è stata realizzata alle Hawaii, dove la produzione ha costruito anche il villaggio di Motunui. Kail ha descritto un set esteso quanto sei o sette campi da football, con elementi scenografici pensati per avere una funzione narrativa invece di servire soltanto come decorazione. L’intenzione era permettere agli interpreti di muoversi dentro ambienti concreti e dare maggiore consistenza alla cultura orale raccontata dal film.
Anche navigazione e cielo sono stati trattati come componenti narrative. Il regista ha spiegato che gli effetti visivi dovevano rendere credibili materiali come legno, acqua, polvere e sudore, mentre astronomi ed esperti di navigazione hanno seguito gli elementi legati alle stelle. È un approccio coerente con il ruolo del mare nella storia di Vaiana, dove orientamento, tradizione e conoscenza dell’oceano sono parte dell’identità dei personaggi.
Perché Disney torna su Oceania appena dieci anni dopo
La vicinanza temporale al film animato rende Oceania live action un caso particolare nella strategia Disney. L’originale uscì nel 2016 e incassò circa 643,3 milioni di dollari nel mondo, di cui quasi 249 milioni negli Stati Uniti e Canada. I dati di Box Office Mojo sull’Oceania del 2016 mostrano quindi quanto il titolo avesse già costruito una base commerciale significativa prima di diventare un franchise più ampio.
A differenza di altri remake Disney arrivati decenni dopo l’originale, qui il pubblico conserva un ricordo molto recente dei personaggi e delle canzoni. Per questo Kail deve affrontare un confronto particolarmente diretto. La scelta di Catherine Lagaʻaia permette almeno di separare la nuova Vaiana dalla performance vocale di Auliʻi Cravalho, mentre Johnson rappresenta deliberatamente il punto di continuità più evidente tra le due versioni. Disney conferma inoltre Cravalho tra i produttori esecutivi del nuovo film.
Kail arriva al progetto con un’esperienza soprattutto legata al teatro musicale. È il regista di Hamilton a Broadway e della versione filmata distribuita da Disney, un precedente che spiega il peso attribuito alle canzoni. Nel nuovo Oceania la musica continua infatti a essere uno strumento narrativo per definire i personaggi e far avanzare la storia, con il lavoro legato a Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foaʻi e Mark Mancina.
La domanda aperta riguarda quindi quanto questa ricerca di autenticità e concretezza riesca a dare al remake un’identità distinta. A dieci anni dall’animazione, Oceania non ha bisogno di ricordare al pubblico chi siano Vaiana e Maui: deve dimostrare perché la stessa storia richiedesse una nuova forma cinematografica. Il lavoro sui set, sulla cultura del Pacifico e sulla diversa fisicità dei personaggi indica la risposta scelta da Thomas Kail. Sarà soprattutto il confronto con il film del 2016 a stabilire se le differenze introdotte saranno sufficienti.