Perché il film di Fabrice Du Welz si chiama Maldoror? Il nome non è stato scelto soltanto per indicare l’operazione di polizia al centro della storia: rimanda direttamente a I Canti di Maldoror di Lautréamont e alla loro rappresentazione estrema del male.
Maldoror, il thriller diretto da Fabrice Du Welz e in arrivo nei cinema italiani il 20 agosto 2026, ha un titolo che può sembrare enigmatico anche dopo aver letto la trama del film.
In realtà il riferimento è preciso.
Maldoror prende il nome dal protagonista de I Canti di Maldoror, l’opera pubblicata nell’Ottocento da Isidore Ducasse con lo pseudonimo di conte di Lautréamont. Maldoror è una figura letteraria oscura, nichilista e violenta, posta fuori dalle convenzioni morali.
Nel film il nome assume però anche un significato concreto: “Maldoror” è l’operazione segreta alla quale viene assegnato il giovane gendarme Paul Chartier, impegnato nella sorveglianza di un pericoloso sospettato mentre il Belgio è sconvolto dalla scomparsa di due bambine.
Il titolo funziona quindi su due livelli: identifica l’indagine della storia e allo stesso tempo richiama il male che Paul cerca disperatamente di comprendere e fermare.
Cosa significa Maldoror?

Il nome Maldoror è indissolubilmente legato a Les Chants de Maldoror, in italiano I Canti di Maldoror, opera di Isidore Ducasse, conosciuto soprattutto attraverso lo pseudonimo letterario conte di Lautréamont.
L’opera apparve tra il 1868 e il 1869 e ruota attorno a un personaggio che rifiuta radicalmente la morale, Dio e la società.
Maldoror non è un eroe e non è nemmeno un antagonista tradizionale. È una presenza estrema attraverso la quale Lautréamont esplora violenza, crudeltà, ribellione, odio e pulsioni distruttive.
Per questo il collegamento con il film di Du Welz non va interpretato come una semplice citazione colta.
Il vero punto di contatto è la riflessione sul male.
| Elemento | Nei Canti di Maldoror | Nel film Maldoror |
|---|---|---|
| Maldoror | Figura letteraria nichilista e crudele | Nome dell’operazione investigativa |
| Tema centrale | Male, violenza e rifiuto della morale | Male criminale e incapacità delle istituzioni di affrontarlo |
| Protagonista | Maldoror | Paul Chartier |
| Rapporto con il male | Maldoror lo incarna | Paul cerca di scoprirlo e combatterlo |
| Funzione del nome | Personaggio e simbolo | Nome operativo e riferimento metaforico |
Chi è Maldoror nei Canti di Lautréamont?
Maldoror è il protagonista dell’opera di Lautréamont, ma definirlo semplicemente un “personaggio cattivo” ridurrebbe molto il significato dei Canti.
È una figura volutamente eccessiva.
Maldoror sfida Dio, la morale e le convenzioni umane e viene associato continuamente a immagini di violenza, mostruosità e corruzione. Lautréamont costruisce attorno a lui un mondo grottesco nel quale ciò che normalmente viene considerato inaccettabile viene portato all’estremo.
L’opera avrebbe poi esercitato una forte influenza sulla cultura del Novecento, in particolare sui surrealisti.
A Du Welz interessa soprattutto un aspetto: Maldoror come strumento attraverso il quale interrogarsi sulla natura del male.
Ed è esattamente la domanda che attraversa il film.
Perché Fabrice Du Welz ha scelto il titolo Maldoror?

Il collegamento con Lautréamont è intenzionale e lo ha spiegato direttamente Fabrice Du Welz.
In un’intervista dedicata al film, il regista ha raccontato che I Canti di Maldoror furono un’opera molto importante durante la sua adolescenza e che era affascinato anche dalla figura di Isidore Ducasse.
Du Welz ha sottolineato soprattutto come le riflessioni sul male presenti nell’opera di Lautréamont coincidessero con alcuni dei temi che voleva affrontare attraverso il film.
Puoi leggere l’intervista completa a Fabrice Du Welz pubblicata da Bulles de Culture.
Non siamo quindi davanti a un adattamento de I Canti di Maldoror.
Il film non racconta il libro di Lautréamont e Paul Chartier non è una versione moderna del personaggio letterario.
Du Welz prende invece il nome e soprattutto ciò che evoca per inserirlo all’interno di una storia completamente diversa.
Maldoror è una persona nel film?
No.
Maldoror non è il nome di un personaggio del film.
All’interno della storia è il nome assegnato a una operazione segreta di sorveglianza della polizia, alla quale partecipa Paul Chartier, interpretato da Anthony Bajon.
Il giovane gendarme viene coinvolto nell’indagine dopo la scomparsa di due bambine nel Belgio della metà degli anni Novanta.
Il principale sospettato è seguito dalle forze dell’ordine, ma le difficoltà investigative, gli errori e le divisioni interne al sistema finiscono progressivamente per trasformare la ricerca della verità in una vera ossessione per Paul.
È qui che il nome dell’operazione acquista un peso ulteriore.
Chiamare quella missione “Maldoror” significa associare ciò che gli investigatori stanno cercando a qualcosa che sembra collocarsi oltre i limiti della normale comprensione morale.
Perché il riferimento a Lautréamont è importante per capire il film?
Perché Maldoror non vuole essere soltanto un thriller investigativo.
Il film prende spunto da uno dei casi criminali che hanno maggiormente traumatizzato il Belgio contemporaneo, ma Du Welz utilizza la vicenda anche per interrogarsi sul rapporto tra un individuo e un male che sembra diventare sempre più incomprensibile man mano che viene osservato.
Paul Chartier parte come giovane poliziotto idealista.
Crede nell’indagine e nella possibilità che le istituzioni riescano a proteggere le vittime e arrestare i responsabili.
Quando entra in contatto con i limiti del sistema, però, qualcosa cambia.
La ricerca del criminale diventa progressivamente personale.
Paul non vuole più soltanto risolvere un caso: vuole capire come sia stato possibile che quel male abbia potuto agire.
È proprio questa ossessione a rendere il richiamo a Lautréamont particolarmente efficace.
Maldoror e il caso Dutroux

Il film è liberamente ispirato allo scandalo giudiziario legato a Marc Dutroux, ma non ricostruisce gli avvenimenti come un documentario.
Du Welz utilizza personaggi e nomi di finzione e concentra il racconto su Paul Chartier, un gendarme immaginario che permette di osservare dall’interno i problemi dell’indagine e il progressivo fallimento della fiducia nelle istituzioni.
Anche il nome “Maldoror” contribuisce a questa distanza dalla semplice ricostruzione cronachistica.
Il criminale reale non viene trasformato nel protagonista del film. Il centro della storia diventa invece l’effetto prodotto dal male sulle persone costrette a inseguirlo.
Per questo dedicheremo separatamente un approfondimento alla storia reale che ha ispirato il film, evitando di confondere ciò che accadde in Belgio con gli elementi creati per la sceneggiatura.
Se vuoi intanto scoprire gli altri titoli in programmazione, trovi Maldoror anche nella nostra guida dedicata a tutti i film in uscita questa settimana al cinema.
Il titolo Maldoror ha quindi un doppio significato

Sì. Ed è probabilmente questo il modo più semplice per interpretarlo.
Nel film “Maldoror” è innanzitutto il nome dell’operazione investigativa alla quale viene assegnato Paul Chartier. Ma la scelta di quel nome rimanda direttamente al personaggio creato da Lautréamont e alla sua rappresentazione del male.
Il collegamento può essere riassunto così:
- Maldoror è il protagonista dei Canti di Maldoror;
- è una figura associata alla crudeltà, al nichilismo e alla negazione della morale;
- Fabrice Du Welz conosceva e apprezzava l’opera fin dall’adolescenza;
- il regista ha riconosciuto una connessione tra i temi di Lautréamont e quelli del suo film;
- nel thriller Maldoror diventa il nome dell’operazione di polizia;
- il riferimento letterario amplifica il tema centrale della storia: come reagire davanti a un male che sembra superare gli strumenti normali con cui cerchiamo di comprenderlo.
Il titolo, quindi, non serve soltanto a dare un nome suggestivo all’indagine.
È una chiave di lettura dell’intero film.
Paul Chartier insegue dei criminali, ma durante quella ricerca finisce anche per confrontarsi con qualcosa di molto più difficile da catturare: la presenza del male, gli errori di chi avrebbe dovuto impedirlo e il rischio che l’ossessione di combatterlo finisca per trasformare anche chi gli dà la caccia.