Rispolverare Troy, l’epico kolossal del 2004 diretto da Wolfgang Petersen, è un compito a casa da svolgere prima di vedere Odissea. Nel panorama del cinema d’azione contemporaneo, le grandi pellicole mitologiche sembrano appartenere a un’epoca d’oro ormai tramontata, sostituita da supereroi e universi digitali; ma il debutto prorompente nelle sale del nuovo film di Christopher Nolan ha riacceso nei cuori degli spettatori quella fame di storie immortali, fatte di sabbia, sangue e passioni divine.

Non si tratta solo di una scusa per un’operazione nostalgia basata sui muscoli di Brad Pitt o sul fascino magnetico di Eric Bana. Rivedere oggi Troy, dopo più di vent’anni dalla sua uscita, rappresenta una chiave di lettura fondamentale per godersi pienamente l’opera attualmente nei cinema. Anche io ho rivisto quest’opera prima di recarmi al cinema (ovviamente nella sala IMAX a me più vicina) e ti spiego perché questa maratona casalinga cambierà radicalmente la tua esperienza in sala.
Troy si ispira al prequel letterario del viaggio di Odisseo
L’errore più comune in cui si inciampa pensando al mito di Ulisse è considerarlo una storia a sé stante. Nella mente di Omero, e nella tradizione classica, il viaggio verso Itaca non è che il secondo atto di un dramma immenso iniziato sotto le mura di Ilio, ovvero Troia. Troy si concentra interamente sulla distruzione della città, offrendoci il quadro perfetto del collasso di una civiltà.

Guardare la flotta greca che parte per l’Asia Minore nel film di Petersen permette di stabilire un legame emotivo fortissimo con i personaggi. Quando andrai al cinema a vedere Odissea, ti troverai davanti a uomini stanchi, logorati da dieci anni di trincea e fango. Avendo ancora negli occhi la freschezza e la superbia con cui quegli stessi soldati sono sbarcati sulla spiaggia troiana nel 2004, il peso del loro fallimento spirituale ti colpirà con una forza raddoppiata e si capirà da dove scaturisce quella disperata fame di casa.
Chi era Ulisse prima di mostri e naufragi?
Nel film del 2004, la figura di Ulisse, interpretata da un magistrale Sean Bean, non è quella del protagonista assoluto, ma del saggio consigliere. È l’uomo che si muove nell’ombra dei semidei, colui che cerca di mediare tra l’ira di Achille e l’arroganza di Agamennone. Soprattutto, è la mente dietro l’inganno del cavallo di legno, l’atto finale che decreta la strage dei troiani.

Rivedere Troy permetterà di osservare l’eroe nel pieno delle sue facoltà strategiche, un uomo politico e un militare pragmatico. Questa transizione è fondamentale: la pellicola attualmente al cinema vi mostra invece un Ulisse isolato, privato del suo esercito, costretto a fare i conti non più con la logica della guerra umana, ma con l’irrazionalità delle forze della natura e delle divinità. Il contrasto tra il re lucido sotto le mura di Ilio e il naufrago disperato tra i flutti del Mediterraneo crea un arco narrativo del personaggio semplicemente straordinario.
Un altro motivo affascinante per ritornare al film del 2004 riguarda il puro linguaggio cinematografico. Wolfgang Petersen scelse per Troy una strada fortemente realistica, per l’epoca quasi radicale: eliminò del tutto gli dei dell’Olimpo; la guerra è un affare esclusivamente umano e le divinità sono solo statue di pietra a cui i guerrieri si appellano per giustificare la propria sete di sangue o di gloria.

Odissea, al contrario, per sua stessa natura non può prescindere dall’elemento fantastico, magico e sovrannaturale. Il confronto visivo tra queste due opere è stimolante. Passare dalla polvere, dal sudore e dalla fisicità brutale dei duelli ravvicinati di Troy alle atmosfere oniriche, ai mostri marini e alle maledizioni divine della nuova pellicola ti farà apprezzare quanto lo stesso materiale mitologico possa essere plasmato in modi diversi, arricchendo il proprio bagaglio di appassionati del cinema.
L’Odissea è un’opera popolata da spettri. Anche se molti dei protagonisti della guerra di Troia sono morti, la loro ombra continua a pesare come un macigno sul destino dei sopravvissuti. Avendo bene a mente i volti, i sacrifici e le tragedie consumate nel kolossal di inizio millennio, ogni singola citazione o evocazione presente nel nuovo film acquisterà una profondità straordinaria. Non vedrete solo dei nomi pronunciati da attori, ma ricorderete la lancia di Ettore, la disperazione di Priamo e la fine gloriosa di Achille.