Passaparola torna nei Palinsesti Mediaset 2026/2027 e il primo punto da sciogliere riguarda la conduzione. Il quiz legato alla memoria televisiva di Gerry Scotti è stato indicato tra i titoli destinati a rientrare nell’offerta di Canale 5, dentro una strategia che riporta al centro i marchi storici del preserale.
La scelta non riguarda soltanto il recupero di un programma conosciuto. Per Mediaset significa testare quanto i format nati tra anni Novanta e Duemila possano funzionare in una fascia che resta decisiva per trainare il telegiornale, l’access prime time e la prima serata.
Passaparola, chi può condurre il ritorno su Canale 5

Il nuovo conduttore di Passaparola non è stato annunciato in modo definitivo. Gerry Scotti resta il volto storico del quiz, ma la sua centralità nella nuova fase de La Ruota della Fortuna rende complicata una doppia presenza quotidiana. Il nome più citato, al momento, è quello di Max Giusti.
Giusti è già entrato nella squadra Mediaset e ha un profilo coerente con i game show: ritmo da intrattenitore, esperienza televisiva trasversale e una conduzione meno legata alla memoria del programma originale. La scelta sarebbe delicata, perché Passaparola vive ancora nell’associazione con Scotti e con il meccanismo finale della ruota alfabetica.
Il ritorno è stato inserito nel racconto dei Palinsesti Mediaset 2026, accanto ad altri titoli di forte riconoscibilità. In questa logica, il conduttore dovrà evitare due rischi opposti: imitare il passato o cambiare troppo il tono del format.
Perché Mediaset riporta Passaparola nel preserale
Passaparola è andato in onda su Canale 5 dal 1999 al 2008, diventando uno dei quiz più riconoscibili della tv commerciale italiana. La sua forza stava in una struttura semplice, nella prova finale alfabetica e in un contorno pop che comprendeva le Letterine, da cui sono passati volti poi diventati centrali per Mediaset.
Il ritorno arriva in una fase in cui Canale 5 sta recuperando titoli riconoscibili per rafforzare la fascia preserale. La concorrenza Rai, tra L’Eredità e Reazione a Catena, ha costruito abitudini molto solide. Per questo Mediaset cerca format che il pubblico identifichi subito, ma che possano essere rimessi in scena con un linguaggio televisivo aggiornato.
Il contesto è utile anche per leggere il precedente legale legato al marchio: il nostro approfondimento su Passaparola e il risarcimento oltre 73 milioni ricostruisce una vicenda che ha segnato la storia industriale del format e rende ancora più sensibile ogni nuova operazione sul programma.
Nella televisione italiana, i revival funzionano quando conservano una grammatica riconoscibile e modificano soltanto ciò che serve: scenografia, ritmo, durata delle manche, rapporto con social e clip digitali. Il rischio, al contrario, è costruire un prodotto sospeso tra omaggio e remake senza una vera identità editoriale.
La ruota alfabetica e il problema della nostalgia

Il punto più importante resta il gioco finale. La ruota alfabetica è la parte che il pubblico ricorda meglio e, senza quel meccanismo, Passaparola perderebbe una quota rilevante della propria riconoscibilità. L’eventuale aggiornamento dovrà quindi lavorare sui tempi televisivi, non sulla cancellazione degli elementi fondativi.
La presenza o meno delle Letterine è un altro passaggio delicato. Il segmento appartiene a un’epoca televisiva diversa e andrebbe ripensato con attenzione, evitando un recupero puramente nostalgico. Mediaset potrebbe trasformarlo in un elemento di contorno più moderno, oppure ridurne il ruolo per concentrare il programma sulla gara.
Nel quadro più ampio dei palinsesti, Passaparola dialoga con altri recuperi come Ok! Il prezzo è giusto e con titoli già consolidati come Avanti un altro! e Caduta Libera. Il tratto comune è chiaro: usare brand familiari per stabilizzare il pubblico prima della fascia serale, dove Mediaset gioca gran parte della propria forza commerciale.
La domanda aperta, quindi, non è soltanto chi prenderà il posto di Gerry Scotti. Il vero test sarà capire se Passaparola riuscirà a tornare come quiz competitivo del 2026, e non come semplice memoria televisiva degli anni in cui Canale 5 costruiva il suo preserale attorno a volti e formule immediatamente riconoscibili.