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Il mio giardino persiano debutta su Rai 3, dopo il caso Berlinale

Il film iraniano passa in prima visione dopo Berlino, tra commedia sentimentale e censura politica.

Massimo 2 ore fa 5
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Il mio giardino persiano arriva su Rai 3 venerdì 3 luglio 2026 alle 21:15, portando in prima visione un film che usa una storia sentimentale per raccontare solitudine, desiderio e controllo sociale nell’Iran contemporaneo. Diretto da Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, il titolo originale è My Favourite Cake.

Contenuti
Il mio giardino persiano su Rai 3: tramaCast e registi: chi c’è dietro il film iranianoBerlinale, premi e censura: cosa c’è oltre la storia d’amorePerché la prima visione su Rai 3 può allargare il pubblico

Il mio giardino persiano su Rai 3: trama

Il mio giardino persiano

La notizia conta perché Il mio giardino persiano è un film iraniano passato dalla Berlinale, costruito su un incontro privato che diventa gesto politico. La messa in onda su Rai 3 permette a un pubblico largo di recuperare un’opera uscita in sala in Italia nel 2025.

La protagonista è Mahin, una donna di circa settant’anni che vive sola a Teheran. I figli sono lontani, il marito è morto da tempo e le giornate scorrono in una routine fatta di silenzi e piccoli riti domestici. Una sera incontra Faramarz, un tassista anziano, e lo invita a casa.

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Da quel momento il film si concentra su poche ore: una cena, una conversazione, la possibilità di ballare, bere, togliersi il velo in uno spazio privato. La scheda di RaiPlay dedicata al film riassume il cuore del racconto nell’incontro tra Mahin e Faramarz.

Cast e registi: chi c’è dietro il film iraniano

Nel cast principale ci sono Lily Farhadpour, nel ruolo di Mahin, ed Esmail Mehrabi, interprete di Faramarz. Attorno a loro il film costruisce un impianto quasi da camera, dove la casa diventa rifugio, rischio e luogo in cui la protagonista tenta di riappropriarsi del proprio corpo.

Moghaddam e Sanaeeha avevano già firmato Ballad of a White Cow, presentato in concorso alla Berlinale nel 2021. Anche lì il loro cinema affrontava giustizia, responsabilità individuale e pressione delle istituzioni. Qui il tono cambia, ma resta l’attenzione per personaggi schiacciati da regole più grandi di loro.

Il film dura 97 minuti ed è una coproduzione tra Iran, Francia, Svezia e Germania. La scheda IMDb di My Favourite Cake riporta la doppia regia e il cast principale. Il passaggio su Rai 3 dialoga con altri titoli d’autore arrivati sui canali Rai, come La cospirazione del Cairo stasera su Rai 5.

Berlinale, premi e censura: cosa c’è oltre la storia d’amore

Il mio giardino persiano è stato presentato nel 2024 alla Berlinale, nella competizione principale per l’Orso d’Oro. Il film ha poi ottenuto il premio FIPRESCI della critica internazionale e il Premio della giuria ecumenica.

I due registi non hanno potuto partecipare alla première berlinese: le autorità iraniane avevano imposto restrizioni ai loro spostamenti dopo la lavorazione. La vicenda ha spostato l’attenzione sulla libertà artistica, soprattutto per un’opera che mostra una donna anziana mentre infrange norme sociali e religiose dentro casa.

Questa tensione rende il film più interessante del consueto racconto su un amore tardivo. Mahin non viene trattata come figura fragile o decorativa: desidera, sceglie, rischia. Nel cinema contemporaneo, dove i personaggi anziani sono spesso laterali, il film mette al centro una donna che reclama una seconda possibilità.

Perché la prima visione su Rai 3 può allargare il pubblico

Rai 3 conferma così una linea che alterna attualità, cinema internazionale e titoli capaci di parlare oltre la cinefilia stretta. È un meccanismo diverso dai film di catalogo più popolari, come Il padre della sposa su Rai 2, ma risponde alla stessa esigenza: riportare film già usciti davanti a un pubblico più ampio.

La domanda, ora, è quanto spazio troveranno titoli simili nella programmazione italiana dopo il primo passaggio. Il mio giardino persiano funziona perché non separa sentimento e politica: mette una torta, una cucina e una serata privata al centro di un Paese in cui anche l’intimità può diventare conflitto.

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